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UNA SENTENZA DEL CONSIFGLIO DI STATO RENDE PIÙ ALTE LE TASSE SULLA CASA

UNA SENTENZA DEL CONSIFGLIO DI STATO RENDE PIÙ ALTE LE TASSE SULLA CASA

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La sentenza del Consiglio di Stato del 20 s.m. che ha, di fatto, dato ragione al Comune di Lecce e All’Agenzia delle Entrate che operava per conto dell’Ente contro alcuni cittadini che avevano presentato ricorso ricorrendo, però, alla giustizia ordinaria contro la revisione degli estimi catastali degli immobili insistenti a Lecce.

Con questa sentenza il deliberato del Comune e quindi la richiesta di pagamento avanzata dall’ufficio esattore diviene operativo e per molti proprietari di immobili in città a breve arriverà un bel salasso fiscale visto che le tasse Imu, Tasi e Irpef subiranno un sostanzioso incremento.

Non tutti subiranno questa spada di Damocle perché chi si è mosso in tempo presentando ricorso alla Commissione Tributaria non subirà alcun aumento.

Si crea, di conseguenza uno stato di ineguaglianza di trattamento tra cittadini. Ma così sarà.

La revisione del classamento e quindi delle rendite catastali riguarda, com’è noto, le unità immobiliari comprese nelle microzone 1 e 2, che coprono il 75 per cento del territorio del capoluogo e sono già state previste nel 1999 dal Comune di Lecce, che ha attivato il procedimento con delibere di giunta nel luglio e ottobre 2010 con l’Agenzia del Territorio che ha provveduto all’invio degli avvisi di accertamento.

Il Tar, nel 2013, ha annullato gli atti, dando ragione ad un contribuente e alle associazioni dei consumatori Codacons, Adusbef Puglia, Adoc Provinciale, rappresentate dall’avvocato Piero Mongelli. Quella sentenza, però, è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate ed il Comune di Lecce si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto dell’appello.

Nella vicenda è stata interpellata anche la Corte di Cassazione, che ha riconosciuto la giurisdizione del giudice amministrativo, e si è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale su un caso analogo a Roma. Contrariamente a quanto annunciato in autunno, l’Agenzia non ha rinunciato affatto al ricorso.

Per il Consiglio di Stato, la partita si chiude: il ricorso al Tar è stato presentato troppo tardi, tre anni dopo la determinazione del direttore dell’Agenzia del Territorio del novembre 2010. Quello doveva essere l’atto da impugnare, infatti, secondo i giudici di secondo grado. Perché le strade erano tre: i singoli proprietari potevano impugnare gli avvisi di accertamento davanti alla commissione tributaria e chi lo ha fatto si è salvato dalla batosta; in alternativa, potevano impugnare la determina del 2010 al Tar facendo annullare gli atti per tutti. Non lo hanno fatto. Al Tar si sono rivolte le associazioni dei consumatori e avevano la legittimità per farlo, ma hanno presentato ricorso fuori tempo massimo e avrebbero dovuto impugnare non gli avvisi di accertamento ma sempre l’atto generale del 2010.

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