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ANCHE LECCE E BRINDISI EFFETTUERANNO LO SCREENING NEONATALE

ANCHE LECCE E BRINDISI EFFETTUERANNO LO SCREENING NEONATALE

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Sono passati ben 24 anni da quando la legge 104 del ’92 obbliga le Regioni a fare dei test preventivi contro tre patologie genetiche gravi: fibrosi cistica, ipotiroidismo congenito e fenilchetonuria, patologie che possono compromettere i vari organi con gravi conseguenze, ma a Lecce e Brindisi la Regione Puglia non ha mai trovato modo e maniera di attuarla. Ora, finalmente, arriva anche nelle Asl di Lecce e Brindisi lo screening neonatale contro la fibrosi cistica. Lo rende noto sanitàsalento.net.

“Per la Bat, così come per il territorio di Foggia e Taranto, lo screening già lo facciamo” spiega il dottor Elio Armenise, primario dell’Anatomia patologica dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari. Ora si aggiungono anche i punti nascita del leccese e del brindisino, che possono spedire il prelievo fatto sul tallone del bimbo appena nato al laboratorio barese, punto di riferimento per la Puglia, abilitato e attrezzato di strumentazione e personale specializzato.

Tutti i neonati, quindi, saranno sottoposti a questo importantissimo screening per individuare la malattia genetica rara che colpisce in Italia un neonato su 2.500. La Puglia è in Italia fanalino di coda sullo screening contro la fibrosi cistica. Con la nuova legge, gli screening allargati alle malattie metaboliche saranno obbligatori, in quanto inseriti nei LEA, (livelli essenziali di assistenza). Questo significa che tutti i nascituri hanno lo stesso diritto e tutte le Regioni dovranno adeguarsi.

“Si tratta di garantire questo servizio a tutti i 40 mila bambini che ogni anno nascono in Puglia, che hanno il diritto di essere protetti come i loro coetanei delle altre regioni italiane. Queste possono contare su un investimento di 25 milioni di euro per attrezzare un centro di coordinamento e i rispettivi servizi correlati, alla Puglia spetteranno circa 1 milione e mezzo – 2 milioni di euro. per essere a regime entro marzo 2017 e “decidere di salvare un bambino o farlo morire, perché di questo si tratta – ha sentenziato il professor Franco Carnevale ex primario del reparto di malattie metaboliche del Giovanni XXIII – noi – ha detto – con questi test molte volte il bambino lo strappiamo alla morte”.

 

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