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ANCHE A LECCE GLI ASSISTENTI CIVICI PER DISCIPLINARE LA “MOVIDA”

ANCHE A LECCE GLI ASSISTENTI CIVICI PER DISCIPLINARE LA “MOVIDA”

In città ne saranno ingaggiati 100.

Salvemini interviene sull’argomento ricordando il senso della riapertura: «Il ritorno alla vita nelle città è quel rischio che s’è deciso consapevolmente di voler affrontare pur di non costringere il Paese ad una ancora più gravosa crisi economica e sociale».

Saranno utili nel collaborare col Comune nella gestione degli spazi pubblici ma certo non si potrà, in ogni caso, evitare ovunque i rischi di assembramento. Lo scrive oggi in un post il sindaco di Lecce Carlo Salvemini che critica anche chi tuona – in maniera semplicistica – contro la movida.

«E’ bene precisare – per evitare incomprensioni future – che l’osservanza del divieto di assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico non può essere delegato a questi nostri concittadini volontari, perché trasferiremmo loro una responsabilità che realisticamente non possono assumersi – scrive il sindaco- nel momento in cui si è deciso di correre il rischio della ripresa delle attività economiche, produttive e sociali non è immaginabile controllare i movimenti – tutti autorizzati – di 60 milioni di italiani nelle rispettive città, le nostre forze di polizia non sono nelle condizioni di essere ovunque nello stesso momento.

Stiamo vivendo una fase dell’emergenza – al pari di tanti altri Paesi – che fa leva da una parte sulla informazione, sensibilizzazione, raccomandazione alla cittadinanza; e dall’altra sulla responsabilità individuale che potrà durare fino a quando la curva epidemiologica ce lo consentirà, speriamo a lungo.

Chiamare agenti in divisa o volontari in pettorina a fare rispettare il divieto di assembramenti è come voler svuotare il mare con un cucchiaio – continua Salvemini che sottolinea un possibile corto circuito in questo senso- come istituzioni abbiamo anche la responsabilità di un messaggio chiaro al Paese: se stabiliamo sostegni alle attività economiche e produttive e incentivi al turismo; se programmiamo riapertura mobilità regionale e frontiere nazionali; se promuoviamo il messaggio di venire in vacanza in Italia non possiamo mostrarci impauriti che piazze, strade, spiagge si riempiano di vita. Pensiamo forse che i turisti verrebbero in Italia per rimanere chiusi in albergo?

Siamo attenti a misurare andamento dei contagi e dei ricoveri – conclude Salvemini – e siamo pronti ad assumere iniziative conseguenti, qualora dovessero aumentare, nel frattempo convinciamoci che il ritorno alla vita nelle città è quel rischio che s’è deciso consapevolmente di voler affrontare pur di non costringere il Paese ad una ancora più gravosa crisi economica e sociale».

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