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IL BASEBALL SUL GRANDE SCHERMO

IL BASEBALL SUL GRANDE SCHERMO

michele dodde

 

le precedenti puntate sono state pubblicate il primo, 9, 16, 23, 30  giugno – 7, 14, 21 e 28 luglio –  6 e 13,  settembre

Riprendiamo da dove avevamo lasciato

 

Nel 1956 inaspettatamente entra nel circuito delle sale un film giapponese: “I’llbuyYou” (titolo originale AnataKaimasu) prodotto dalla Shochiku Production. In 113 minuti il registaMasakiKobayashi,anticipando la filosofia dei Manga e basandosi su un racconto-verità di MinoruOno, con l’aiuto dello sceneggiatoreZenzo Matsuyama visualizza il tenebroso comportamento di uno scout senza scrupoli che usa ogni mezzo a sua disposizione per far pressione su giovani talenti a firmare disonesti contratti con squadre professionistiche. Tra gli attori KeijiSata, Keiko Kishie YunosukoIto.Nel 1957 la Paramount Pictures, sfruttando il talento di Anthony Perkins già evidenziato accanto a Gary Cooper nel western “La Legge del Signore”, produce quel “FearStrike Out”, in Italia visionato come “Prigioniero della Paura”,destinato a divenire un forte punto di riferimento per tutto il mondo del baseball. Sotto la regia diRobert Mulligan, Anthony Perkinsimpersona il discusso ma grande campione che è stato l’esterno dei Boston RedSoxJimPiersall mentre Karl Malden, fresco del successo ottenuto con “Fronte del Porto”,  va a dare vita alla figura autoritaria del padre. Tratto dal libro autobiografico licenziato dallo stesso Piersall, le sequenze riportano la drammatica e virulenta figura del padre a volere il figlio un forte giocatore sino a spezzarne la tensione psicologica e relativo crollo nervoso. Memorabile infatti lo scontro tra JimPersall, aggrappato alla rete di recinzione del diamante, ed il padre con un Karl Malden cui il bianco e nero della pellicola andava a delineare ancor più il colore della nascente tragedia poi risolta positivamente con l’aiuto di uno psichiatra. Il 1958 destina alla visione un altro musical destinato a fare epoca: “Damn Yankees”. In effetti la Warner Brothers giocò sul sicuro portando sullo schermo questa commedia musicale che già da tre anni furoreggiava in teatro a Broadway e classificata come il più accattivante spettacolo sul baseball. Il film dunque non faceva altro che ampliare la platea ad un più numeroso pubblico.Scritto e diretto da George Abbott su versi e musica di Richard Adler e Jerry Ross, la versione cinematografica si avvalse della già notaGwenVerdon, che si immortalò con la canzone What Lola Wants, Lola gets, e di un già affermato Tab Hunter, nella commedia grande e sofferente tifoso dei Washington Senators’ che vende la sua anima per diventare un giocatore fuoriclasse e portare finalmente la sua amata squadra a vincere contro gli odiati, ancora una volta, Yankees. E la canzone allora cantata da GwenVerdon, divenuta un classico della musica mondiale, può essere udita ancora su you tube. Simpatica nota un sondaggio dell’epoca inerente la designazione del miglior film sul baseball in questo periodo. I responsi degli intervistati furono: certamente “The Winning Team” perché noi siamo Repubblicani, poi “Damn Yankees” perché…Gwen Verdun è sexy come l’inferno!

Periodo anomalo quello tra il 1961 al 1970. Un solo film fu confezionato: “Safeat Home” (1962), maldestramente licenziato in Italia come “Cassaforte a Casa”. Sulla scia emotiva del felice finale del campionato 1961 dove i due famosi bomber degli Yankees Mickey Mantle (54 HR) e Roger Maris (61 HR) cercarono di abbattere il record di Babe Ruth, la Columbia Picture con la regia di Walter Donigerscritturò gli stessi per dare vita a questo banale film commedia che traccia le millanterie di un giovane (Bryan Russell) e le sue acrobazie fisiche nel dimostrare ai propri compagni di squadra della littleleague di conoscere i due fuoriclasse. Film innocuo ed abbastanza melenso ma con forte morale finale nell’evidenziare quanto sia importante nella vita essere onesti.

Nel prosieguo del decennio molte scenografie rimasero chiuse nei cassetti poiché il mondo della celluloide stava cercando di scrollarsi di dosso il banale a fronte di storie più incisive ed interessanti.

Michele Dodde

 

 

 

 

 

 

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