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Brexit, Fitto: non sottovaluto rischi, ma Brexit è una opportunità, non un disastro

Brexit, Fitto: non sottovaluto rischi, ma Brexit è una opportunità, non un disastro

RAFFAELE FITTO-2

“E’ evidente che si apre una fase complessa, ma il coro cupo di queste ore (di chi non aveva capito nulla per mesi, e ora ci spiega tutto) è fuori luogo. Gli elettori inglesi hanno deciso, e la democrazia è sacra”. Così Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti. “Da David Cameron e’ venuto ora un discorso onesto, che gli fa onore, come e’ stato suo merito dare la parola ai cittadini. L’Inghilterra ci da’ una lezione di come una democrazia dovrebbe funzionare, anche in termini di ricambio delle leadership. Ovviamente non esulto e non sottovaluto rischi e le incognite. Pero’ la Brexit non è un disastro, ma – al contrario – può essere una opportunità. Cameron aveva seguito la via giusta con la rinegoziazione, chiedendo di cambiare regole e trattati. Ma a Bruxelles hanno fatto orecchie da mercante. Lui, allora, ha mantenuto la promessa e ha dato la parola agli elettori, cosa che burocrati e “Palazzi” non gradiscono mai. Occorre dunque una nuova rinegoziazione complessiva, che riguardi tutti, Italia inclusa. Naturalmente l’Italia deve stare attenta: il peso del nostro debito pubblico è una fragilità che dobbiamo sempre considerare, e che ci offre minori margini di movimento rispetto al Regno Unito. Come Conservatori e Riformisti, il 30 giugno prossimo organizziamo a Roma, con esponenti dei Conservatori inglesi, un appuntamento di analisi e proposta, proponendo un percorso:
1-Basta cessioni di sovranità a istituzioni che sono fuori controllo per i cittadini.

2-Basta all’accordo costante PPE-PSE, che è sempre più insopportabile per i cittadini europei.

3-No al ministro dell’economia unico europeo: sarebbe la “gabbia” finale, con le attuali regole assurde rese ancora più rigide.

4-Basta con un’ingiustizia per cui la Germania (e fa bene, per se stessa!) può respingere le norme europee con la propria Corte Costituzionale, mentre noi (i nostri Parlamenti) ci siamo autoimpediti questa possibilità. Rinegoziare tutto, e rinegoziamo anche noi”.

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