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NUOVO CANALE DI COMMERCIO ILLEGALE: LA MATTANZA DI OLOTURIE DESTINATE AI MERCATI ASIATICI

NUOVO CANALE DI COMMERCIO ILLEGALE: LA MATTANZA DI OLOTURIE DESTINATE AI MERCATI ASIATICI

 

OLOTURIA DI MARE

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sui traffici di oloturie, i cetrioli di mare

Si parla di affari per milioni di dollari ma i fondali marini ne restano compromessi. Domani in Consiglio regionale si vota la legge per tutelare la specie.

Cosa sono le oloturie? Eccone un brevissimo cenno: Gli oloturoidei o oloturie (Holothuroidea, de Blainville 1834), comunemente noti come cetrioli marini o cetrioli di mare, sono una classe di Echinodermi diffusi sui fondali marini di tutto il mondo e caratterizzati da un corpo cilindrico allungato con bocca e ano situati alle estremità opposte. Il nome comune di questi organismi bentonici deriva dalla loro morfologia simile all’ortaggio.

Ebbene, a centinaia di tonnellate le Oloturie sono state depredate dai fondali dell’arco ionico salentino per essere destinate al mercato asiatico. Un giro di affari milionario, su cui indaga ora la Procura di Lecce, che ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti. L’ipotesi di reato è tra le nuove fattispecie introdotte nel codice penale nel 2015 (art. 452 bis), vale a dire la compromissione significativa di un ecosistema e della biodiversità.  Ed è proprio un danno all’ecosistema che la mattanza di cui trattasi ha determinato sui fondali del nostro mare. Dalle indagini, svolte dalla Guardia di Finanza con il coordinamento  della pm Elsa Valeria Mignone, sta evidenziandosi chiaro il ruolo di Gallipoli, considerata “capitale” di questo nuovo commercio. Per capire la portata del fenomeno basta pensare che solo un’azienda di commercializzazione ispezionata ha commercializzato, negli ultimi mesi, ben 140 tonnellate di oloturie.

Tutto inizia dal conrollo cui venne sottoposto a luglio, a Gallipoli, un camion che trasportava oltre cinquemila chili di molluschi. Inizialmente si pensò a semplici irregolarità nella documentazione presentata dall’autista ellenico, ma man mano che si andava a fondo si è capito come si era dinanzi ad un fenomeno molto più ampio e sommerso. Da quel momento, le Fiamme Gialle hanno passato al setaccio molte aziende della zona, ne hanno verificato i registri di vendita, hanno effettuato sopralluoghi per capire se una prima fase di lavorazione venga effettuata qui. Il riscontro di un’anomalia che confermerebbe i sospetti: dopo i sequestri avvenuti in primavera tra Taranto, Cisternino e Brindisi, dove sotto chiave sono finite alcune tonnellate di prodotto, i commercianti hanno iniziato a sostituire sui documenti di vendita la parola “oloturia” con “esca”. Un modo per confondere le acque, anche se i cetrioli di mare davvero sono stati utilizzati finora solo come esca dai pescatori italiani. È per questo stesso motivo che il legislatore non si è mai preoccupato di tutelarli, vietandone la pesca e il commercio, come per i datteri. Ora, però, ci si trova con i fondali depredati, viste le insistenti richieste del mercato cinese e giapponese, per i quali le oloturie sono prelibatezze oltre che elemento fondamentale per la nuova industria cosmetica. Un giro d’affari da milioni di dollari, si diceva: un chilo di oloturie viene pagato al pescatore circa 80 centesimi, 7 euro al commerciante (spesso greco) che lo vende come prodotto finito. Sui mercati asiatici, però, i prezzi esplodono: le oloturie vengono pagate fino a 600 dollari al chilo.

Per fermare questo business illegale e dannoso nelle prossime ore, arriverà in Consiglio regionale la proposta di legge per tutelare la specie.

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