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CARLO SALVEMINI SULLA CHIUSURA DELLE SCUOLE

CARLO SALVEMINI SULLA CHIUSURA DELLE SCUOLE

“Chiudere le scuole in Puglia fino al 24 novembre è una decisione inattesa, estrema, pesante.

Inattesa, perché non c’era stato preavviso in tal senso, lo stesso DPCM firmato il 24 ottobre stabilisce l’obbligo di didattica in presenza per infanzia e primo ciclo d’istruzione.

Estrema, perché obbligare gli studenti di ogni età a casa significa venire meno ad un impegno pubblico che da mesi tutte le istituzioni avevano assunto riguardo l’indispensabilità di garantire la didattica in presenza dopo la dolorosa esperienza di marzo/giugno scorso.

Pesante, perché sospendere le lezioni in classe non è solo un’esperienza estrema per bambini e preadoloscenti, ma una decisione che impatta sulla vita delle famiglie costrette da domani a fare i conti con complicatissime scelte di organizzazione delle proprie giornate: dove e a chi affidare i i propri figli piccoli dovendo andare al lavoro? La scuola non è solo istruzione, apprendimento, formazione, socialità ma un tassello fondamentale del nostro sistema di welfare. Ancor più cruciale quando – come in questo caso – i portoni delle scuole si chiudono mentre la vita economica prosegue: bambini a casa, genitori a lavoro.

Per queste ragioni siamo tutti stupiti, disorientati, spaventati, arrabbiati.

Abbiamo ricevuto una brutta notizia senza avere il tempo di farcene una ragione .

Anche io l’ho appreso come tutti dalle agenzie di stampa.

Anche io come padre di un preadolescente sto vivendo queste ore con preoccupazione.

C’è per questo difficoltà ad accettare una decisione che poteva essere spiegata in modo diverso

Ma ora è nostro compito misurarci con le ragioni di questo provvedimento.

Che come ci ha spiegato

Pier Luigi Lopalco

(https://bit.ly/3oBsmB4) ha ragione scientifiche (i contagi anche in Puglia crescono esponenzialmente con l’apertura delle scuole) e sanitarie (il sistema di tracciamento, isolamento fiduciarie, quarantena, ricoveri è in grave affanno). Medici e Pediatri di Puglia hanno chiesto nei giorni scorsi alla Regione di intervenire in qualche modo per scongiurare il collasso della medicina territoriale e ospedaliera.

Non sono stati i soli. In queste settimane, segnate dalla crescente preoccupazione e da un impetuoso aumento dei positivi, tanti scienziati hanno sollecitato il Governo a chiudere le scuole per diminuire le relazioni sociali innescate da un sistema che muove ogni giorno circa 8 milioni di persone nelle nostre città. Che innesca catene di trasmissione nelle aule, nonostante tutti i protocolli di sicurezza adottati e l’encomiabile comportamento di alunni, docenti, personale tecnico amministrativo. Che non dipende esclusivamente dalla situazione che si registra ogni giorno nei bus, perché purtroppo i casi stanno esplodendo anche nelle scuole primarie e medie dove gli alunni vengono accompagnati da propri genitori o si muovono a piedi o in bicicletta.

Appelli finora rimasti tali, data la ferma volontà del Presidente Conte di non prendere provvedimenti in questa direzione.

Partendo da queste premesse – nazionali e locali – il Presidente Emiliano e l’assessore Lopalco hanno disposto questa chiusura fino al 24 novembre. Una scelta comprensibilmente complicata e impopolare che è stata presa non perché assicuri consensi, ma in ragione di una valutazione di interesse collettivo: proteggere la salute dei pugliesi ed evitare il collasso del sistema di tracciamento dei contagi, perché per ogni singolo caso che si registra nelle scuole sono decine i tamponi da disporre ed effettuare e le quarantene domiciliari da prendere in carico. E quindi la saturazione dei ricoveri negli ospedali.

In questo tempo complicato e drammatico – siamo in un campo di battaglia – ai capi di governo nazionali e locali spettano decisioni delicatissime. Come quei genitori che devono imporre ai propri figli delle restrizioni per proteggerli, sapendo che non riceveranno da loro abbracci e baci ma musi lunghi, rimbrotti, offese. Senza avere a volte il tempo di spiegare bene i motivi.

Decisione delicatissima e difficilissima, dunque, ancor più in una regione – la Puglia – che attualmente ha indici tra i più bassi in Italia per attuali positivi ogni 100.000 abitanti.

Ancora più in una provincia – Lecce – che tra le sei province pugliesi è quella che registra la minor diffusione del contagio.

Ancor più quando in altri territori più colpiti del nostro non si è agito allo stesso modo.

Ma, come sempre diciamo, una pandemia ti obbliga a ragionare in termini sistemici, sapendo che siamo tutti legati da fili invisibili e che nessuno si salva da solo. Quello che accade da Foggia in giù ci riguarda, il sistema sanitario regionale è unico perché i pazienti vengono ricoverati anche fuori provincia.

Le proiezioni nell’andamento dei contagi – ieri il Presidente Emiliano ha parlato di un possibile picco a fine novembre di 2.500 casi giornalieri – hanno determinato questa ordinanza che – come tutte le misure restrittive – produrrà effetti nei prossimi 15 giorni. Si è ritenuto di dover agire oggi per evitare conseguenze peggiori domani. Sacrificare un mese di lezioni in presenza, adottando la Dad, per provare a salvare l’anno scolastico.

L’obiettivo comune è considerare questo provvedimento estremo a termine, in modo che dal 25 novembre si possano riaprire le scuole. E sottoporlo a monitoraggio costante per giungere – se possibile – ad una ripresa delle lezioni in presenza anche prima, soprattutto per primaria e medie.

Il mio impegno da sindaco sarà questo.

Sento mia la voce di tutte le famiglie leccesi, così come la sorpresa, il disagio, la delusione che provano in queste ore.

La mia responsabilità sarà adoperarmi per fare in modo che quella che si aprirà domani sia effettivamente una parentesi.

Andiamo avanti, uniti.

Ora più che mai.”

(Fonte Facebook)

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