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CAVE, COR: “UN PROVVEDIMENTO ABNORME CHE CALPESTA DIRITTI LEGITTIMAMENTE ACQUISITI”

CAVE, COR: “UN PROVVEDIMENTO ABNORME CHE CALPESTA DIRITTI LEGITTIMAMENTE ACQUISITI”

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Il parere dei consiglieri regionali dei Conservatori e Riformisti, Francesco Ventola e Renato Perrini, che in Commissione si sono astenuti sul Disegno di Legge sulle Attività estrattive

Un provvedimento abnorme a fronte di casi che si potrebbero contare sulle dita di una mano. Per questo nutriamo, come Conservatori e Riformisti, non poche perplessità sul Disegno di Legge per le attività estrattive – approvato oggi in Commissione – che riguarda una categoria produttiva, quella delle cave, che per anni è stata totalmente dimenticata dai governi regionali di centrosinistra, nonostante i richiami dell’Unione Europea in materia ambientale. L’ultima legge, infatti, tesa a uniformare la materia regionale alla Direttiva Europea risale al 2004 ed è a firma del Governo Fitto, prevedendo, appunto, valutazioni di tipo ambientale per ottenere le autorizzazioni per le aperture delle cave.

Poi, il silenzio per 12 anni e ora il governo Emiliano pensa di recepire ulteriori integrazioni giunte nel frattempo dall’UE retrodatando e ponendo sotto “esame” tutte le cave che regolarmente operano sul territorio perché autorizzate.

Nutriamo dubbi perché a nostro parere devono essere sottoposte a valutazione ambientale solo quelle cave che dopo il 1988 non hanno scontato nessun provvedimento di tutela ambientale e chiaramente tutte coloro che giungono a scadenza per riottenere la proroga. Riteniamo, invece, che per le attività estrattive regolarmente autorizzate non vi debbano essere ulteriori valutazioni, proprio perché in possesso di un titolo legittimo per la loro operatività. Si tratta, secondo noi, di diritti acquisiti dagli operatori estrattivi che verrebbero con questa nuova legge calpestati, con tutto quello che ne consegue sul piano occupazionale.

Per questo ci siamo astenuti in Commissione durante l’approvazione e attendiamo ulteriori dati per poter assumere in Consiglio regionale una posizione che sia a garanzia sia del territorio e dell’ambiente sia delle attività produttive che legittimamente operano da tempo.

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