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CONSIGLIO DIDATTICO DEI CORSI DI LAUREA DI AREA POLITOLOGICA

CONSIGLIO DIDATTICO DEI CORSI DI LAUREA DI AREA POLITOLOGICA

Il Consiglio Didattico dei Corsi di Laurea di Area Politologica (“Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali” e “Studi Geopolitici e Internazionali”) del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento esprime stupore e rammarico per la decisione del Consiglio Comunale della Città di Lecce di intitolare una piazzetta alla memoria di Sergio Ramelli. Non deve essere dimenticato che Sergio Ramelli, nel marzo del 1975, e a soli diciotto anni, fu vittima di una brutale, barbara e vile aggressione da parte di appartenenti a gruppi extraparlamentari di sinistra che ne causò la morte poco più di un mese dopo. Purtroppo, però, il suo nome – insieme a quelli dei fratelli Mattei, di Mikis Mantakas, di Francesco Ciavatta e altri – è entrato a far parte di una fuorviante e discutibile mitologia neofascista che considera queste giovani vittime dell’odio politico quali nuovi “martiri” della libertà. Questo ha dato vita a forme di incondivisibile idolatria, utilizzata come pretesto alla base di violenti e deprecabili atti dimostrativi. A pochi giorni dalle celebrazioni per il 75° anniversario della nascita della Repubblica italiana – ispirata a valori democratici, antifascisti e antirazzisti – riteniamo la scelta del Consiglio Comunale di Lecce assolutamente inopportuna. In un periodo in cui alcune forze politiche tentano di sminuire, se non addirittura negare, le brutali politiche criminali del nostro passato fascista, si rende necessario un esame della storia repubblicana e delle violenze politiche che l’hanno attraversata. Se uno degli scopi dell’iniziativa voleva essere quello di rappresentare una quanto mai faticosa ma necessaria riconciliazione, allora la scelta di intitolare una piazzetta al militante neofascista Sergio Ramelli non potrà far altro che acuire il senso di distanza tra le parti se non, probabilmente, riaprire sanguinose ferite a malapena rimarginate. Se, invece, la proposta serviva a riaffermare “paletti ideologici” per una maggiore visibilità e immutato senso di identità, allora la decisione è ancor di più condannabile se non esecrabile. I Corsi di Laurea dell’Area Politologica dell’Università del Salento hanno sempre avuto tra i loro obiettivi strategici e pedagogici quello dell’impegno chiaro, attivo e fattivo nella lotta al fascismo e a tutte le sue esplicite, implicite o latenti manifestazioni. L’antifascismo non riguarda esclusivamente la questione morale, ma anche e soprattutto il rispetto della Costituzione e del divieto di ricostituzione del Partito fascista. L’antifascismo non è una scialba e stucchevole retorica salottiera di proprietà di alcuni gruppi elitari che si professano “progressisti”. L’antifascismo non è rappresentato da belle e ricercate parole nei giorni delle commemorazioni d’obbligo. L’antifascismo è azione! Azione quotidiana di riconoscimento nei principi di libertà, giustizia e uguaglianza, impressi dalla Costituzione. Per questo, negli anni ci siamo impegnati sul campo prendendo posizione contro ogni tipo di discriminazione, abusi, limitazioni della libertà di espressione e facendo convintamente nostra, tra le altre, una iniziativa di straordinaria esemplarità civile come il “Treno della Memoria”. Proprio quest’ultima attività, lungi dal poter essere considerata “di parte”, si pone come meritorio e paradigmatico strumento educativo, volto a far sì che la conoscenza e il ricordo di uno dei peggiori orrori della storia umana, possa costituire il presupposto per costruire e alimentare opposte, impegnate e pacifiche forme di convivenza civile e sociale. In questa prospettiva civile, auspichiamo che il Consiglio Comunale della Città di Lecce riveda la propria deliberazione e, in sostituzione del nome di Sergio Ramelli, riformuli l’intestazione nel modo più corretto e giusto per tutti, optando per: “A tutte le vittime dell’odio politico e degli Anni di Piombo” (senza differenze di ruolo, di età e – soprattutto – colore politico). “L’Espresso” del 15 gennaio 1978 scrisse: «Bande armate, armi da guerra, agguati con lo scopo di uccidere. Ormai la violenza non è più un “incidente”: è un modo di far politica. E i protagonisti sono, purtroppo, tutti giovanissimi». Riteniamo che soprattutto ai giovanissimi sia doveroso, da parte di tutti, ricordare quante vittime e quanta sofferenza quel “modo di far politica” ha causato, distruggendo la capacità di molti di riconoscersi nella tolleranza e nel rispetto come precondizioni intelligenti e decenti dell’agire. Come agenzia educativa, e nell’ottica della leale collaborazione tra Istituzioni, il nostro unico obiettivo resta quello di rafforzare un messaggio di inequivoca e più che mai indispensabile pace civile e sociale, nella comune condanna di ogni forma di intolleranza e di violenza, specialmente «in un tempo come quello che viviamo, nel quale l’orizzonte appare oscurato dall’angoscia, il futuro nascosto dall’incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia» (Sergio Mattarella, Discorso del 25.04.2021)

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