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CONVENZIONI PER IL POLO UNIVERSITARIO DI BRINDISI

CONVENZIONI PER IL POLO UNIVERSITARIO DI BRINDISI

UNIVERSITA' BRINDISI

Il rettore Vincenzo Zara: «Ampia disponibilità del nostro Ateneo ma solo sulla base di immediati impegni concreti»

«Buon segno la tempestiva convocazione di un incontro da parte del Presidente della Provincia di Brindisi, ora occorre convergere rapidamente verso l’obiettivo di garantire l’offerta formativa presso la Cittadella della Ricerca». È il commento del Rettore dell’Università del Salento Vincenzo Zara all’indomani della convocazione, appunto, da parte del Presidente della Provincia di Brindisi, di un incontro per discutere del futuro del polo didattico di Brindisi.

Nei giorni scorsi, con una lettera al Sindaco di Brindisi, al Presidente della Regione Puglia e al Presidente della Provincia di Brindisi, era stato proprio il Rettore dell’Ateneo salentino a richiamare l’attenzione sugli impegni finanziari assunti dagli Enti locali a sostegno del polo universitario di Brindisi. Tali impegni, che al momento non trovano conferme ufficiali, stanno infatti determinando «una grave esposizione finanziaria per l’Università che, nonostante tutto, sta continuando a erogare prestazioni e servizi di didattica e di ricerca con oneri esclusivamente a proprio carico».

Lo scorso maggio il Comune di Brindisi aveva comunicato la disponibilità a corrispondere una somma di 50mila euro, a fronte di ben più consistenti oneri economici assunti a proprio carico sulla base delle convenzioni sottoscritte nel 2006 e nel 2014 per l’attivazione della sede didattica UniSalento nel territorio di Brindisi. Si tratta di somme che avrebbero dovuto ammontare a 866.444 euro per le annualità 2014 e 2015 e, dal 2016 e fino alla scadenza della convenzione nel 2028, a 785.855 euro per anno. Quelle convenzioni avrebbero così dovuto garantire, assieme a quelle già stipulate con la Provincia di Brindisi per i servizi di portierato/reception e di pulizia (e per le quali la Provincia ha comunicato di non essere più disponibile), il sostegno economico necessario al mantenimento delle attività didattiche dell’Università del Salento presso la Cittadella della Ricerca di Mesagne.

«A tutt’oggi non solo non è previsto alcun contributo per il futuro», sottolineava nella lettera il Rettore, «ma l’Università vanta ancora rimborsi di spese già sostenute nelle annualità 2012-2014 sia per convenzioni in essere che per i relativi atti aggiuntivi, per un importo complessivo di circa 2,7 milioni di euro».

Ben diverso doveva essere lo scenario, almeno sulla base dello “spirito di collaborazione istituzionale” che era stato invocato dal Presidente della Regione Puglia con una specifica nota ufficiale nello scorso maggio, «da considerarsi quale formale impegno dell’ente regionale a risolvere la questione connessa con il proseguimento della missione dell’Università del Salento in terra brindisina, una volta risolto il delicato momento di vuoto politico della stessa città di Brindisi».

Nella lettera il Rettore invitava per questo gli Enti destinatari a «individuare, di concerto con l’Università del Salento, entro e non oltre il 30 novembre 2016, ogni più opportuna iniziativa e soluzione per garantire la continuità dei servizi di didattica e di ricerca presso la sede della Cittadella della Ricerca». In base a quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, infatti, nell’ipotesi in cui non si procedesse con atti concreti, entro il 31 gennaio 2017, a garantire un supporto economico almeno pari un milione di euro, l’Università del Salento sarà costretta a disattivare già a partire dall’anno accademico 2017/2018 l’offerta formativa erogata nel territorio di Brindisi.

«Da parte dell’Università del Salento c’è ampia disponibilità a investire, con le risorse di propria competenza, per mantenere l’offerta didattica nel territorio di Brindisi», conclude il Rettore, «Come da mesi ribadiamo in ogni modo possibile, non si può più ricorrere a soluzioni tampone o a rinvii di decisioni sugli impegni economici delle realtà territoriali. La formazione di capitale umano qualificato, di cui in particolare le regioni del sud hanno necessità, richiede adeguati investimenti e una visione prospettica. Ognuno faccia la propria parte».

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