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IL CORONAVIRUS FA CADERE UN TABÙ NEL MONDO DEL CALCIO

IL CORONAVIRUS FA CADERE UN TABÙ NEL MONDO DEL CALCIO

Il coronavirus irrompendo nelle nostre Società sta costringendoci a modificare abitudini e stili di vita. Probabilmente, niente più, dopo, sarà più com’era prima. E ciò anche nel mondo del calcio dove, proprio a causa dell’emergenza è caduto un tabù che sembrava intoccabile. Anche in questo mondo che nei confronti dei calciatori era considerato immune a qualsiasi crisi e/o catastrofe, stavolta trema. La sospensione, per ora, e l’incertezza di cosa si potrà fare per portare a termine questa stagione agonistica sta procurando grande apprensione sul futuro esistenziale del calcio. Le società sono molto preoccupate perché non finire il campionato provocherà perdite ingenti e quindi i bilanci saranno tutti interessati negativamente con gravi rischi di sopravvivenza per tutti, o per la maggior parte dei club.

Si sta per giocare, in conseguenza di ciò che avverrà, una partita vitale, da vincere a tutti i costi.

Ecco perché, sulla scia di quanto sta avvenendo in altre Nazioni, anche in Italia, si sta prospettando il fatto di chiedere un sacrificio ai giocatori in termini di ingaggi per venire incontro alle esigenze dei club (ecco la caduta del tabù). Questa, in estrema sintesi, la questione che sta facendo discutere e non poco.

Dall’estero, intanto, già arriva qualche buon esempio. Il più virtuoso è senza dubbio quello del Borussia Moenchengladbach (Germania), i cui calciatori hanno deciso autonomamente di tagliare i propri stipendi . Anche in Francia sono diverse le società ( Lione, Montpellier, Nimes e Amiens) che hanno fatto valere il principio della disoccupazione parziale previsto dalla legge, con il club tenuto a pagare fino al 70% del salario. C’è poi il caso Svizzera dove sta facendo discutere la clamorosa la decisione del presidente del Sion, Christian Constantin – non nuovo a  decisioni estreme – che ha deciso di licenziare nove giocatori, alcuni dei quali vecchie conoscenze della Serie A – restii a ridurre il loro stipendio: tra gli altri, Seydou Doumbia (ex Roma), Johan Djourou (Spal ), Pajtim Kasami (Palermo e Lazio) e Alex Song (ex Barcellona).

Anche da noi ovviamente tiene banco il tema del taglio agli stipendi. Quel che in altri campionati è già realtà da noi è ancora un auspicio come testimoniano le parole del presidente della Figc Gravina: “Il taglio degli ingaggi non deve essere un tabù”.

I giocatori al momento prendono tempo, di certo non fanno i salti di gioia. A farsi portavoce della loro posizione il presidente dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi: “Tutti abbiamo interesse che l’equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento. Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori”.

Ovviamente se alla fine la decurtazione – e non è affatto scontato – dovesse arrivare non sarà uguale per tutti: i calciatori sotto una certa cifra potrebbero essere risparmiati dalla sforbiciata, con la percentuale del taglio che dovrebbe aumentare con l’aumento degli emolumenti, in base a fasce di reddito prestabilite, ipotizzando decurtazioni dei contratti tra il 20% e il 30%.

L’ipotesi sul tavolo, per ora, è comunque soltanto quella di un blocco degli stipendi per il mese di marzo.

Tommasi, per l’AIC, si è detto disponibile a discutere, ma non al momento.

Eugenio Luciani

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