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COTTI E STRACOTTI. LA TESSITURA DI MOTTOLA VA IN LIQUIDAZIONE, COME SI TEMEVA.

COTTI E STRACOTTI. LA TESSITURA DI MOTTOLA VA IN LIQUIDAZIONE, COME SI TEMEVA.

Il piatto è stato servito, così come avevamo anticipato a dicembre. La cottura fuoco lento dei lavoratori della Tessitura di Mottola del gruppo Albini è giunta a termine e oggi l’azienda, dopo un tempo che sembra infinito di silenzio con le organizzazioni sindacali, ha comunicato di aver messo in liquidazione l’impianto industriale mottolese, preferendo spostare tutta la produzione all’estero o a Bergamo. ”Assistiamo all’ennesima storia di un’impresa che si insedia in un territorio solo per riceverne vantaggi e non per contribuire al suo sviluppo, e quando finiscono opportunità fiscali e sgravi vari, alla prima occasione si levano le tende, in questo caso gli impianti, lasciando per strada centoventi lavoratori e le loro famiglie”, commentano amareggiati i segretari di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Taranto, rispettivamente Giordano Fumarola, Emiliano Giannoccaro e Amedeo Guerriero. “Come avevamo subodorato, l’azienda era in procinto di servire un bel piatto al territorio e ai lavoratori, a dimostrazione che non era intenzione partecipare al suo sviluppo, ma solo a sfruttarne le opportunità. Mentre altrove istituzioni e imprese si mettono insieme per tutelare le produzioni di qualità made in Italy, Albini, chiudendo la Tessitura di Mottola, dimostra che nonostante tutto si può ancora fare impresa come nel secolo scorso. Eppure” concludono i sindacalisti “sono sotto gli occhi di tutti i risultati di chi sceglie di spostare le produzioni all’estero. Noi e i lavoratori non accetteremo silenziosamente questa scelta e, come abbiamo dimostrato a Ginosa da dieci anni a questa parte, non molleremo di un centimetro”.

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