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CREDITO D’IMPOSTA: COS’È A CHI SPETTA E COME FUNZIONA

CREDITO D’IMPOSTA: COS’È A CHI SPETTA E COME FUNZIONA

Da tempo, ormai, nell’ascoltare le varie conferenze stampa o nel leggere qualche decreto emanato dal governo, per fronteggiare i danni economici che sta provocando il coronavirus, ascoltiamo e/o leggiamo il termine “credito d’imposta”. Anche nella cosiddetta Fase 2 nella quale sono previste nuove aperture a scaglioni iniziando da lunedì 18 maggio, è previsto anche il riconoscimento di un credito d’imposta nella misura dell’80%. Vediamo quali sono le categorie alle quali spetterà questa agevolazione e quale sarà il suo funzionamento.

Giusto per non cadere in errore è bene ricordare cos’è il “credito d’imposta” prima di illustrare quest’ultima forma da utilizzare per adeguare le proprie attività commerciali alle esigenze sanitarie imposte dal Covis 19.

Intanto come si sa non è un finanziamento ma un credito maturato da un imprenditore nei confronti dello Stato Centrale ma anche di altri Enti con i quali si entra in rapporto di lavoro.

Se è vero che In entrambi i casi si tratta di agevolazioni da parte dello Stato verso le imprese, è vero anche che i due strumenti (credito d’imposta e finanziamento) funzionano in modo differente. Il credito d’imposta, infatti, ha a che fare con le tasse e viene utilizzato per avere uno sconto sui tributi da pagare a fine anno, il finanziamento, invece, permette all’azienda di ricevere liquidità per affrontare una spesa o un investimento.

In pratica Credito d’imposta è ogni genere di credito di cui sia titolare il contribuente nei confronti dell’erario dello Stato o di un ente pubblico con potestà tributaria-impositiva.

Un credito di imposta può essere destinato a compensare i debiti, a diminuire le imposte dovute oppure, quando ammesso, se ne può richiedere il rimborso, ad esempio in sede di dichiarazione dei redditi. Lo Stato centrale o le amministrazioni territoriali o locali spesso agevolano imprese e privati per investimenti, acquisti o altro non attraverso finanziamento ma tramite credito d’imposta.

Non va confuso il credito d’imposta con un finanziamento perché il primo strumento ha a che fare con le imposte (si acquisisce o si genera un credito che serve per pagare meno tasse o contributi), il secondo, invece, ha come obiettivo quello di ricevere una provvista di capitale (liquidità, titoli, altro) da enti pubblici, banche, investitori, persone fisiche, etc.

Oltre che nei confronti dello stato centrale il credito può sorgere nei confronti di altri enti: regione, comune, istituto governativo (Inail, Inps, ecc.) e altri soggetti di diritto pubblico.

E veniamo al recedente decreto e ai suoi effetti in relazione alla formazione del credito d’imposta e del chi ne potrà usufruire e del come lo potrà farà.

La riapertura totale degli esercizi commerciali porta con sé anche una serie di normative di sicurezza da rispettare che sono state definite dall’Inail ed alle quali si dovranno adeguare tutti i negozi, essendo previste delle responsabilità penali a carico del titolare dell’azienda. Questi interventi comporteranno dei costi a carico dei commercianti. Nel Decreto Rilancio, quindi, è stato previsto un credito d’imposta dell’80% per i lavori di adeguamento alle normative degli ambienti di lavoro e per la riorganizzazione delle attività. Si tratta di un bonus che aiuta ed incentiva gli esercizi commerciali a intraprendere gli interventi stabiliti per evitare il rischio di contagio, in accordo alle norme che sono entrate in vigore proprio all’inizio della fase 2 e che in prima istanza erano stati eseguiti da tutte le attività lavorative che avevano riaperto il 4 maggio scorso.

Il limite massimo di spesa che sarà riconosciuto è di 80mila euro per ogni attività commerciale e riguarda le spese che saranno sostenute fino alla fine del 2020. Il credito può essere utilizzato solamente come compensazione di tasse da pagare nei successivi 10 anni e c’è anche la possibilità di cederlo a terze persone, sia fisiche che giuridiche. Questo bonus si va ad aggiungere a quelli già previsti per le attività di sanificazione e rappresenta sicuramente un incentivo per l’utilizzo negli esercizi commerciali dei mezzi di protezione.

Il credito d’imposta spetta a tutti i cittadini che sono “soggetti esercenti” di una attività d’impresa, professione o arte, che si svolge in luoghi con presenza di pubblico. Questo credito può essere richiesto anche da fondazioni, associazioni, ed enti privati, che svolgono lavori sia di tipo edilizio, come ad esempio il rifacimento degli spogliatoi per esigenze di distanziamento e sicurezza nel caso di società sportive sia amatoriali che professionistiche, oppure della realizzazione di nuove sale mensa e spazi medici.

Tra le tipologie di spese che si possono inserire nel credito d’imposta anche gli arredi di sicurezza, e le tecnologie che incrementano la sicurezza sia delle apparecchiature esistenti che dell’attività stessa. Sono comprese anche le spese per l’acquisto dei termo scanner che vengono utilizzati per la misurazione della temperatura ai propri dipendenti.

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