Da Bergamo si devono trarre insegnamenti per preparare bene il prossimo match
Quella di domenica a Bergamo è stata una sconfitta pesante da cui, però, trarre delle indicazioni che potranno essere utili, in seguito, per raggiungere i traguardi di fine stagione.
La prima cosa positiva è il buon avvio di gara quando la squadra giallorossa ha tenuto testa a quella orobica che pure era partita di gran carriera perché voleva, ad ogni costo, conquistare la prima vittoria stagionale.
Non che tutto risplendesse ma qualche azione ben impostata qualche scambio in velocità e, soprattutto, verticalizzato come vuole Di Francesco, faceva ben sperare. Preoccupava, è bene dirlo subito, la grande libertà di cui godeva De Ketelaere che spesso si trovava davanti solo Gallo in copertura; sulla fascia sinistra del resto era intervenuto, in sede di scelte, l’allenatore che aveva dato via libera a Sala e Sottil questo, anche per la non ancora perfetta condizione dei due oltre che ad una logica scarsa reciproca conoscenza, ha creato a mio avviso il problema che poi nella ripresa ha dilagato travolgendo tutto e tutti.
Di Francesco ha operato a Bergamo un vero e proprio rimpasto dell’undici base con l’innesto di più elementi, ritenuti evidentemente, più funzionali al modulo da applicare. Ed ecco in campo Kouassi al posto di Danilo Viega; Siebert per Tiago Gabriel; Sala per Beriska, Sottil per Pierotti ed infine l’esordio dal primo minuto di Sulic per Camarda. Cinque innesti in contemporanea forse sono stati un po’ troppo ma se il tecnico ha operato questa scelta era evidente che la riteneva giusta ed azzeccata.
I cinque, in effetti, hanno dato risposte diverse ed alla fine ad essere promossi sono stati in tre: Kouassi, Sala e Sulic.
L’esterno basso ha dimostrato di avere i numeri per migliorare e così rendere più attiva la sua partecipazione al gioco di squadra in particolare in fase di possesso palla; Sala ha confermato di avere un buon tasso tecnico individuale, buona visione di gioco e di sapere fare entrambe le fasi di gioco; Sulic per tutto il primo tempo ha tenuto da solo in ansia la difesa avversaria, non certo l’ultima della classe, lottando su ogni palla aerea, conquistando spesso posizione che permetteva a tutta la squadra di salire, non ha segnato ma cercato la porta impegnando Carnesecchi nell’intervento più difficile.
Siebert e Sottil invece, a mio modesto avviso, hanno mancato l’occasione ma entrambi hanno fatto capire che hanno solo bisogno di giocare con continuità per guadagnare quello stato di forma che consente di fare bene il proprio lavoro.
In poche parole dopo Bergamo il Lecce deve solo pensare a lavorare pensando al prossimo incontro, contro il Cagliari, per affrontare un match che può dare una prima svolta al cammino nella stagione.
Ernesto Luciani