Donazione dell’opera “Il Minotauro e le fanciulle” (1997) di Pietro Guida (1921-2024) al Museo Castromediano
24 luglio 2025, ore 19, Auditorium e Pinacoteca del Museo con Interventi di
Giuseppe Guida, figlio dell’artista; Luigi De Luca, direttore del Museo Castromediano di Lecce e coordinatore dei Poli biblio-museali di Puglia; Lorenzo Madaro, docente di Storia dell’arte contemporanea, Accademia di Brera, Milano; Brizia Minerva, storica dell’arte, Museo Castromediano, Lecce.
Il Maestro Pietro Guida torna al Museo Castromediano dopo la grande mostra del 2018, a cura di Lorenzo Madaro e Brizia Minerva, dedicata alle sue opere astratte degli anni Sessanta e Settanta, con una donazione – nata su sua iniziativa, prima della sua scomparsa nel dicembre 2024, e della sua famiglia – molto preziosa, la grande opera in cemento Il Minotauro e le fanciulle (1997). La scultura in cemento tra le più importanti e intense della fase figurativa della ricerca dell’artista, è stata scelta perché si relaziona idealmente con alcuni temi cardine della collezione archeologica del Museo Castromediano e dal 24 luglio 2025 sarà allestita in permanenza nella Pinacoteca del Museo accanto alle opere dei maestri che hanno operato in Terra d’ Otranto tra Otto e Novecento.
Il Minotauro e le fanciulle è una delle opere più suggestive di Pietro Guida, artista contemporaneo che ha saputo fondere mito e materia in una scultura di forte impatto visivo ed emotivo. L’opera, imponente nella sua presenza, trascende la semplice rappresentazione per divenire un’esperienza che invita alla riflessione e alla contemplazione.
Il Minotauro, figura mitologica simbolo della dualità dell’essere umano — fusione di uomo e bestia — è reso da Guida con un linguaggio formale che ne evidenzia il conflitto interiore. La tensione tra istinto e razionalità si esprime attraverso una fisicità ruvida, scolpita nel cemento: materiale scelto non solo per la sua resistenza, ma anche per il valore simbolico che evoca la durezza e la complessità della condizione umana.
Pur nella voluta mancanza di dettagli fini, la scultura trasmette con forza la tensione muscolare della creatura, suggerendo una potenza primordiale. Il volto, sospeso tra ferocia e vulnerabilità, interroga silenziosamente lo spettatore, invitandolo a confrontarsi con la propria natura interiore. La posa del Minotauro, colta in un momento dinamico, suggerisce un’imminente azione, come se fosse sull’orlo di un cambiamento decisivo.
Quest’opera si inserisce nel più ampio percorso dell’artista di rilettura e attualizzazione dei miti antichi. Attraverso il Minotauro, Guida ci propone una metafora dei nostri labirinti interiori — quei percorsi intricati e spesso dolorosi che ognuno affronta nella propria esistenza. Così, la mitologia si fa attuale, viva, e diventa strumento di introspezione.
Minotauro di Pietro Guida non è solo una scultura: è un viaggio visivo ed emozionale che ci conduce verso le profondità del nostro essere. Mentre ci soffermiamo ad ammirarla, siamo spinti a riflettere sul nostro rapporto con le forze primordiali che ci abitano e sui labirinti che costruiamo nel nostro cammino. In questo senso, l’opera ci ricorda che ogni conflitto interiore può celare un’opportunità di crescita e comprensione.
Nel poema Metamorfosi di Ovidio — una delle letture predilette da Guida, tanto da ispirargli una serie di illustrazioni, oggi ancora inedite — il mito del Minotauro viene narrato intrecciando i destini di molte figure mitologiche. La creatura nasce dall’unione tra Pasifae, moglie del re Minosse di Creta, e un toro sacro inviato da Poseidone, come punizione per l’orgoglio umano. Per nascondere la vergogna del mostro, Minosse fa costruire un labirinto da Dedalo, in cui il Minotauro viene rinchiuso.
Ogni anno, Atene è costretta a offrire sette giovani e sette fanciulle come tributo a Creta, destinati a essere sacrificati al Minotauro. La vicenda culmina con l’arrivo di Teseo, eroe ateniese che, grazie all’aiuto di Arianna e al celebre filo, riesce a uccidere la creatura e a uscire dal labirinto. Tuttavia, la vittoria di Teseo è seguita da un epilogo doloroso: l’abbandono di Arianna su un’isola solitaria, gesto che rivela le ombre anche nei protagonisti eroici.
Attraverso questa figura mitologica, Ovidio — come Guida — riflette sui temi dell’identità, del dolore, della paura e delle conseguenze delle azioni umane e divine. Così, Il Minotauro e le fanciulle diventa un ponte tra antico e contemporaneo, tra mito e psiche, invitandoci a leggere noi stessi attraverso lo specchio dell’arte.
La presentazione dell’opera sarà preceduta da una conversazione tra il figlio dell’artista, Giuseppe Guida, e Luigi De Luca, Lorenzo Madaro e Brizia Minerva, che dialogheranno attorno alle diverse fasi della ricerca del maestro.