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DONNE NELLA STORIA: Vittoria Colonna

DONNE NELLA STORIA: Vittoria Colonna

vittoria-colonnaVITTORIA COLONNA – poetessa

Terza parte – Segue dal 3 marzo 2019  

Nell’aprile del 1537 la C. decide di partire per Ferrara, seguita da alcune dame di compagnia. In Ferrara, esistevano numerosi fermenti di riforma e Calvino stesso vi aveva soggiornato nella primavera del ’36.

L’intenzione della C. è, stando a quanto scrive, è un’altra: Ferrara è solo una tappa per arrivare a Venezia e di qui imbarcarsi per la Terrasanta. L’idea del viaggio verso il S. Sepolcro assume, nelle parole della C., quasi la veste mitica di una crociata redentrice di donne, che osasse quanto non avevano mai osato prima.

All’improbabile viaggio della C., che ricordava, nelle lettere, come anche Santa Caterina l’avesse progettato, si opponevano i preoccupati interventi di Paolo III e del marchese del Vasto che premevano anche sugli Estensi affinché ostacolassero il progetto.

A Ferrara predicavano, nel ’37 e nel ’38. Claudio Jaio e Simone Rodriguez che auspicavano un rinnovamento della religione attraverso un modo più profondo di sentire la fede e la poetessa fu tra i più assidui ascoltatori di quelle prediche. Sempre a Ferrara, in quegli anni, è anche Bernardino Ochino, altro elemento centrale della diffusione della Riforma in Italia, che la Colonna aveva conosciuto a Roma, nel ’34, quando aveva difeso i cappuccini.

Nel ’38 venne pubblicata a Parma la prima edizione di centocinquantatré sonetti della Colonna. Inizia così una serie di numerose edizioni delle liriche della C., che sembrano sempre contravvenire la sua volontà.

Lo testimonia anche una lettera al Molza del ’37 di B. Varchi, il quale, dopo aver visitato a Ferrara la marchesa di Pescara, riportava il deciso rifiuto di questa a pubblicare.

Seguiranno altre numerose edizioni, ben dieci tra il ’38 e il ’48, mentre la Colonna era ancora viva.

Le rime vengono intercettate dal potente connestabile di Montmorency, molto vicino a re Francesco I, che sospettava Margherita d’eresia e denuncia la poetessa, affermando che nei sonetti era possibile ravvisare idee contrarie alla fede. Ma l’accusa cade nel vuoto grazie al prestigio che la marchesa di Pescara aveva conquistato anche dinanzi al re di Francia.

Intanto continua, anzi si vanno deteriorando sempre di più i rapporti tra il Papa e i Colonna per cui nel marzo del  1541 la Colonna si rifugia in Orvieto, per evitare le tensioni che poteva far nascere la propria presenza a Roma. Di lì scrive un sonetto a Paolo III sui danni prodotti dalla guerra invitando ad una pace tra le due famiglie. Nell’ottobre dello stesso anno, poi, si trasferisce a Viterbo, presso il convento di S. Caterina. Viterbo che era divenuta punto d’incontro di personaggi molto vicini alla Riforma come il Pole, Flaminio, Carnesecchi (dagli atti dell’interrogatorio dell’Inquisizione a quest’ultimo sono ricavate le notizie per ricostruire l’ambiente di quegli anni) e il Valdés.

Ottavia Luciani

Fine terza parte – segue 16 marzo 2019

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