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EMERGENZA SANITARIA: DA LECCE A BRINDISI IL VOLONTARIATO RIMANE ATTIVO

EMERGENZA SANITARIA: DA LECCE A BRINDISI IL VOLONTARIATO RIMANE ATTIVO

Covid-19 e azioni sociali, arriva la fotografia della ricerca sociale. 147 Enti del Terzo Settore che impegnano 1480 volontari sull’ampio territorio salentino, hanno risposto ad un’indagine del CSV Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento, ricostruendo la mappa di come il volontariato risponda ai più disparati bisogni di una popolazione sempre più sola e spesso più povera.

Una fetta importante del volontariato salentino della provincia di Lecce e Brindisi contribuisce in modo massiccio a sopperire ai bisogni della popolazione in questo tempo di emergenza sanitaria. Oltre il 70 % di volontari è rimasto infatti in sella, nel rispetto della normativa vigente.

Questo il primo importante dato che salta all’occhio da un sondaggio condotto dal CSV Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento in collaborazione col nazionale CSV Net. Un lavoro che ha coinvolto professionisti impegnati nella ricerca sociale effettuata su 147 Enti del Terzo Settore (ETS), (di cui 94 nella provincia di Lecce e 53 nella provincia di Brindisi) cimentati in ambiti chiave quali povertà, anziani, disabilità, protezione civile, che hanno risposto a un meticoloso questionario. Una task force di 1480 volontari dispiegati sul territorio porta in superficie dati su cui riflettere per agire in modo coordinato. Tassello strategico sociologicamente è anche la contestuale rilevazione del punto di vista degli amministratori locali rispetto al ruolo assunto dal volontariato in questo periodo critico e dal supporto fornito ad essi dai Centri di Servizio al Volontariato (CSV). Prospettiva Istituzionale che riconosce a pieno titolo i rispettivi ruoli del CSV per gli Ets e di questi ultimi come stampella del welfare.

L’attento studio è stato svolto al fine di rilevare in che modo i CSV e le Istituzioni possano facilitare il volontariato onde offrire risposte il più possibile efficaci e congiunte alle esigenze e ai problemi segnalati. Una rilevazione, si puntualizza nel report finale, che non ha valore statistico in quanto non basata su una logica campionaria, ma le cui conclusioni offrono sicuramente “indicazioni importanti” a sostegno del Terzo Settore.

Operativamente l’impegno del volontariato su cosa si è concentrato? Le domande a risposta chiusa hanno fissato ai primi posti: il servizio di distribuzione a domicilio di beni di prima necessità con il 38,4%, ascolto telefonico a distanza e annesso supporto psicologico con il 23,2% e a seguire l’attività di raccolta fondi con 22,4%. Azioni concrete dunque con carattere d’urgenza che hanno garantito supporto a soggetti in isolamento in particolare anziani e disabili; permettendo in definitiva il contenimento del disagio, del dilagare della povertà e del contagio limitando gli spostamenti.

L’inserimento della risposta ‘aperta’ tuttavia svela anche una galassia di attività svolte dal non profit a dimostrazione della versatilità con cui i volontari son capaci di rispondere all’insorgenza delle più svariate esigenze con caratteristiche sicuramente di minore urgenza, ma che, migliorano le condizioni di vita e il benessere di tutti. Risultati apprezzabili nonostante le difficoltà registrate dalle associazioni, tra le quali il reperimento di DPI (20%), l’esigenza di ulteriori risorse economiche (19,2%) e la carenza di volontari sfrondati ancor di più dall’elevata età media di molti. Un impegno, quello di coinvolgere le nuove generazione particolarmente a cuore al CSV Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento, sempre in prima linea nella sensibilizzazione dei giovani.

La lettura attenta porta a scoprire sottotraccia un’altra cifra distintiva del volontariato ossia la flessibilità per la quale si è cercato di non ‘far restare indietro’ nessuno; il 46% dell’ETS ha portato avanti attività che risultano essere in parte nuove mentre un buon 15,3% delle associazioni ha deframmentato le proprie energie riorganizzandole in nuove attività per andare incontro alla complessità dei bisogni della popolazione. Tante, tantissime le aree di intervento: dalla consegna di farmaci, passando per l’ideazione di piattaforme on line utili a persone in difficoltà emotiva, al supporto psicologico a distanza sino alla consulenza sociale e legale, e molto altro. Nella ricerca si può leggere una puntuale e completa elencazione che indaga per vie limitrofe anche alcune problematiche sociali (come la povertà o le diseguaglianze tecnologiche) accelerate dalla crisi in atto.

Chi ha beneficiato dell’operato dei volontari? Un affresco chiaro mette in evidenza le fasce più bisognose, per le quali necessitano risposte più decise.  L’attività degli enti del Terzo settore si è infatti rivolta principalmente, seppur non esclusivamente, alle fette sociali più “toccate” dalla pandemia: anziani e persone adulte in quarantena che vivono da sole, minori con il 33,6%, e disabili con il 28,2%, a seguire migranti, persone con disagio mentale, persone con patologie a rischio contagio, gli immunodepressi,  e coloro che essendo senza fissa dimora non possono contare sugli  aiuti degli altri e non avendo un confinamento non possono trovare protezione totale, così da non riuscire a provvedere neanche ai  bisogni quotidiani. Tra le fasce interessate dall’operosità volontaria non trascurabile l’impegno a pro di famiglie con un congiunto disabile, le persone con fragilità emotive, celiaci e operatori sanitari

La ‘rete’ fa la differenza. Solo il 22% degli intervistati ha svolto le proprie attività ‘in solitaria’, tutti gli altri ETS, ancora di più in questa fase di emergenza, cercano il dialogo con le Istituzioni locali, i Comuni per intenderci e altri enti del proprio territorio, come la Caritas, le Parrocchie, la Protezione Civile, altre associazioni non profit e le Asl ente coordinatore di vari interventi. A dimostrazione che le forze assieme implementano l’efficacia sul territorio.

La fotografia sociale di una popolazione in pandemia.  L’indagine sociale condotta dal CSV Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento ha indagato anche gli effetti collaterali della crisi sulla popolazione, che chiama a raccolta la riflessione Istituzionale. Ciò che ne emerge è infatti un inquietante acutizzazione del problema della povertà avvertito dal 53,6% dei volontari, dato che trova eco in una prima rilevazione nazionale realizzata da Caritas Italia, in cui il numero dei poveri è aumentato in media del 114% rispetto al periodo precedente il coronavirus. A ciò si aggiunga lo spettro della solitudine, registrata nella popolazione dal 47% dei volontari. Seguono con punte non trascurabili problemi relazionali anche con risvolti conflittuali, ansie e paure, disorientamento e disinformazione.

CSV- ETS, un’alleanza che vale. Il report si conclude confermando l’asse strategico  CSV – ETS; il Centro Servizi Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento è ritenuto hub e cassa di risonanza di  molte esigenze dei volontari, ma dal questionario si evince forte la richiesta in questo periodo di un surplus in termini di supporto, che punti ancora su una maggiore erogazione di servizi elencata per ordine d’importanza: la comunicazione ha il podio per la diffusione di notizie e appelli, seguita dalla formazione per i volontari, dalla richiesta di reperimento di dispositivi di sicurezza, in posizione importante pure la richiesta di sostegno al fund raisin e people raising, e infine emerge l’istanza che il CSV spinga la facilitazione nei rapporti associazioni-P.A.

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