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Esce il nuovo libro di Donato Di Poce dal titolo ARTAUD: il poeta e il suo doppio

Esce il nuovo libro di Donato Di Poce dal titolo ARTAUD: il poeta e il suo doppio

Antonin Artaud è un Autore complesso e a tratti contraddittorio che negli anni ha trovato lapidatori ed esegeti che lo hanno condannato frettolosamente al ruolo del poeta maledetto e folle e al canone della crudeltà, ignorando il suo immenso bisogno d’amore e d’empatia. Artaud opponeva alle vicissitudini infelici della sua vita una sorta di libido pre-linguistica e aurorale, una libido sapienziale e metafisica, al martirio del corpo, accompagna una decomposizione verbale e un dissanguamento segnico, opponeva l’ecolalia cosmica, alla libido affabulatoria e deviante del linguaggio dell’IO. Illustrazioni di Lorenzo Menguzzato e Emanuele Gregolin. Interventi critici di Nicola Vacca e Alessandro Vergari

“La parabola poetica di Artaud, si sposta gradualmente dal dramma metafisico alla lacerazione soggettiva, alla visione inconscia, magica e surreale, non disdegnando il monologo estetico e l’invettiva onirico- critica. Ma non bisogna mai dimenticare, nel suo caso che c’è un Artaud Ante e uno post Elettroschock. La fame di vita e di rinascita, non lascia mai il nostro autore, da quella metafisica dei suoi inizi culturali a quella post bellica. Artaud stesso accenna a una rinascita post-mortem (post COMA), post stupro, egli si sente uomo-cavia (Cristo sul Golgota). Un’altra traccia poetica che si riscontra nei suoi versi è una poetica da ectoplasma (espulsione di parole, suoni, visioni incontrollate del corpo, preludio a una poetica del corpo di parole e altri nuclei tematici e linguistici fondanti). Colpisce il feticismo linguistico di Artaud, la sua parola ferita, polisemica e l’idioma pre-linguistico che avverte la vertigine del vuoto e diventa taumaturgica e corporale ai limiti del feticismo linguistico e demiurgico, sempre a difesa della vita e della poesia come linfa vitale. Se nel suo ultimo lavoro (Album Antonin Artaud, Il ponte del Sale), Pasquale Di Palmo ha bel evidenziato il recupero della creatività, la furia iconoclasta e la catabasi del nostro autore, ma non bisogna dimenticare a mio avviso due capolavori poetici di Artaud quali il suo libro testamento poetico “Van Gogh il suicidato della società” e i suoi Cahiers (matrici e testimoni di una scrittura verbo-visiva e TOTALE). Personalmente individuo in Artaud le seguenti poetiche:

Scrittura Automatica visionaria-alchemica

Invettiva metalinguistica di rivolta antigrammaticale

Animismo escrementale

PoesiaTOTALE e pittogrammatica

Anarchismo polisemico creattivo e rigeneratore

Ecolalia primordiale e battesimale

E potremmo proseguire, ma fermiamoci qui che c’è né abbastanza per poeti, linguisti e studiosi per anni a venire, senza dimenticare di accennare al corpo polisemico in abluzione incantatoria e magica, e al plurilinguismo idiomatico ferito. Come si vede ne risulta un Autore complesso (…)”.  (Donato Di Poce)

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