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EX INCENERITORE LECCE, PAGLIARO: ”UN’ALTRA BOMBA ECOLOGICA ANCORA DA BONIFICARE”

EX INCENERITORE LECCE, PAGLIARO: ”UN’ALTRA BOMBA ECOLOGICA ANCORA DA BONIFICARE”

Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani e Presidente MRS:

Per decenni ha bruciato i rifiuti di Lecce. Dal 1989 è fermo, ma l’ex inceneritore Saspi resta una cicatrice profonda nel tessuto urbano e sociale del capoluogo salentino. Il sito è ben visibile dalla tangenziale est, e il territorio paga le conseguenze su ambiente e salute derivate dall’accumulo incontrollato di rifiuti d’ogni tipo nell’area in abbandono.

La bonifica, promessa e avviata anni fa, si è arenata. Capire a che punto siamo e sollecitare la messa in sicurezza e la bonifica dell’ex Saspi è l’obiettivo della richiesta di audizione che ho presentato in Commissione Ambiente.

Da oltre trent’anni questa zona alle porte di Lecce è diventata una discarica a cielo aperto, dove sarebbero state sversate centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti d’ogni genere e di materiali anche pericolosi, comprese ceneri di cui s’ignorano composizione e provenienza. C’è un avvallamento ben visibile dalla tangenziale, ricoperto da uno strato di argilla, sotto il quale sarebbero state tombate le scorie d’incenerimento di rifiuti sconosciuti. In alcune ore del giorno e della notte i residenti della zona lamentano emissioni odorigene nauseabonde, che rendono l’aria irrespirabile.

La presenza di sostanze nocive rappresenta una bomba ecologica e minaccia seriamente la salute dei cittadini: tra la popolazione di Lecce, Lizzanello-Merine, Cavallino e dei comuni limitrofi all’ex Saspi è stato riscontrato un preoccupante aumento dell’insorgenza di neoplasie.

E, come tutti i veleni del Salento, anche questi sono finiti sotto la lente della magistratura: nel 2013 fu aperta un’inchiesta della Procura di Lecce.

L’esecuzione del piano di caratterizzazione, propedeutico alla bonifica, fu affidata ad agosto 2019 ad una società siciliana per un importo totale di 169mila euro oltre Iva, finanziati dalla Regione Puglia. Le indagini avrebbero dovuto chiarire la portata dell’inquinamento, definendo nel dettaglio l’andamento e lo stato qualitativo della prima falda, cementando i pozzi presenti per bloccare potenziali vie di contaminazione, campionando il suolo e le acque sotterranee.

È necessario che in Commissione, con l’audizione del presidente Emiliano, dell’assessora all’ambiente Maraschio, del responsabile regionale della sezione Ciclo rifiuti e Bonifiche della Regione, del direttore di Arpa Puglia e del sindaco di Lecce, sia dato conto degli esiti di queste operazioni di caratterizzazione, al fine di chiarire l’effettivo stato di contaminazione di tutte le matrici ambientali coinvolte. E, sulla base di queste verifiche, è urgente passare alla fase di bonifica dell’intera area ex Saspi, per liberarla dall’incubo del disastro ambientale.

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