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FILIPPO FALCO: ”SOGNO DI ARRIVARE IN AZZURRO LOTTANDO PER IL LECCE”

FILIPPO FALCO: ”SOGNO DI ARRIVARE IN AZZURRO LOTTANDO PER IL LECCE”

Filippo Falco, nel corso della diretta odierna sul canale ufficiale del club, ha parlato del suo passato e del presente con il Lecce. Lottando con la maglia giallorossa per conquistare la salvezza spera di raggiungere il suo sogno nel cassetto: la maglia azzurra.

La prima cosa da augurarsi è:

“L’obiettivo di tutti è tornare a giocare a calcio il prima possibile. Io vorrei riprendere il campionato con il Lecce, ma questo può avvenire soltanto se si supera questo brutto periodo. E, soprattutto, se i contagi si

fermano. Dopodiché torneremo a divertirci”.

La sua storia inizia nel suo luogo natia:

“Giuseppe Novellino è stato il mio primo tecnico, nella mia Pulsano, ed è stato il più importante perché mi ha insegnato il calcio. Già a 4 anni non lasciavo il pallone e mi portavano alla scuola calcio, anche se ero troppo piccolo. Io ho sempre detto che volevo fare il calciatore. Da piccolo giocavo terzino sinistro, ma ero troppo offensivo, così mi spostarono a centrocampo. Anche lì però continuavo ad attaccare, e così a 12 anni arrivai a giocare nel mio ruolo naturale, quello di trequartista”.

Il suo mito:

“Quando ero più piccolo Messi era agli esordi, ma già mi piaceva tantissimo. Per me è un onore, nel mio piccolo, essere associato al giocatore più forte di tutti i tempi. E poi altri grandissimi numeri 10 come Del Piero e Totti. E poi Fabrizio Miccoli, che ho apprezzato tantissimo a Palermo e con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche palleggio in ritiro con il Lecce, purtroppo non qualcosa in più. Il più forte con cui ho giocato in campo nella stessa squadra è stato Ciccio Brienza al Bologna. Davvero un fenomeno”.

Specialista nei calci da fermo:

“Come prima cosa guardo l’angolo più libero, dove posso far andare la palla. Poi guardo solo il pallone, il punto ideale per colpirlo. Quando vedi che la palla sta entrando i pensieri diventano tantissimi, ma resta soprattutto la voglia di gioire con tutto lo stadio. Quei momenti sono straordinari”.

Quale avversario lo ha maggiormente impressionato:

“Quest’anno il difensore più forte che ho affrontato è stato Koulibaly, in particolare all’andata. Ha davvero tutto, fisico, rapidità, tecnica. E’ un calciatore di altissimo livello, davvero difficile da affrontare e che fa soffrire tantissimo ogni tipo di attaccante”.

La sua gara più bella:

“Le emozioni più grandi me le ha regalate la partita con il Brescia. Era un big match, sapevamo che vincendo sarebbe stata praticamente Serie A e abbiamo dato tutto, per poi esplodere di gioia assieme alla nostra gente”.

Il suo più bel gol:

“Secondo me il centro più bello è stato quello realizzato con il Torino. Di destro, da fuori e forte sotto l’incrocio. A livello di emozioni, invece, la marcatura con il Sassuolo non mi ha davvero fatto capire nulla. Era la prima in Serie A dopo tante volte in cui ci ero andato vicino. Indimenticabile”.

Come si mantiene in forma:

“Per stare in forma è fondamentale l’aspetto alimentare, oltre che la dedizione negli allenamenti. Bisogna stare attenti perché le tentazioni sono tante, soprattutto per me che sono un amante dei dolci”.

Cosa dire ai tifosi

“La gente che ci ama e ci sostiene è tutto per noi. Io ho la fortuna di giocare a Lecce, dove la Curva Nord ti dà una carica fantastica. E’ tra le più numerose d’Italia, e giocarci vicino offre emozioni indescrivibili. Con un tifo del genere tutto è più facile”.

Il sogno nel cassetto:

E’ il sogno di ogni giocatore, è il top. Io ci spero sempre, è chiaro. So che può arrivare attraverso il lavoro quotidiano, e soprattutto so che viene prima di tutto l’obiettivo di squadra. Poi l’Azzurro resta un sogno, e magari potrebbe essere un premio se le cose dovessero andare bene, dopo aver lottato per il Lecce”.

I compagni:

Per ovvi motivi ho legato di più con Lapadula. E’ un grande amico, ogni tanto lo sfotto. Siamo uniti così come con tutti i compagni di uno spogliatoio fantastico. Con lui c’è una grande intesa, comunichiamo tanto, ci capiamo. So spesso come vuole il pallone, e questa è sicuramente un’arma importante per la squadra”.

Ernesto Luciani

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