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GIOVEDÌ L’EUROPA DECIDERÀ DEL SUO DESTINO

GIOVEDÌ L’EUROPA DECIDERÀ DEL SUO DESTINO

Il prossimo 23 c.m. sarà un giorno di importanza vitale per il futuro dell’Unione Europea. Nel prossimo “Consiglio”, infatti, si deciderà del pacchetto di misure da adottare per aiutare i Paesi dell’Unione ad affrontare la crisi economica conseguenza dell’emergenza sanitaria creata dal Covid-19. Giovedì, l’Europa politica assumendo l’ammontare e le forme degli aiuti da erogare ai singoli Stati colpiti dalla pandemia, deciderà il suo suo stesso futuro, la sua stessa essenza. Se dovesse prevalere la politica del rigore voluto da Olanda e Germania la stessa esistenza dell’Europa sarà messa a rischio di sopravvivere, se non da un punto di vista formale, certamente da quello sostanziale.

È questa l’ultima chiamata: dopo anni di discussioni, dibattiti, divisioni su emergenze di natura meno importante e su argomenti talvolta privi di particolare interesse, stavolta l’Ue si trova in una situazione di una gravità eccezionale non solo per l’Italia ma anche per altri Stati componenti dell’UE.

A ripercorrere la storia ricordiamo che nel 1957, quando tutti affrontavano ancora le crisi nazionali dovute al secondo conflitto mondiale, in alcuni uomini politici, meglio però definirli Statisti, nacque e si realizzò l’idea di una comunità di Stati che prese ufficialmente forma con i trattati di Roma. Allora si era nel dopoguerra, ora stiamo per entrare, con la Fase 2 delle misure anti coronavirus, nel dopo pandemia.

Se è vero, come è vero, che di pandemie l’umanità ne ha dovute affrontare altre, è vero pure che della portata di quella che stiamo vivendo da gennaio (Cina), da febbraio (resto del Mondo) e chissà sino a quando non c’è ne mai stata nessuna.

Se non si interviene in modo sostanziale per cifre e modalità di erogazione, senza tralasciare la fase dei rimborsi, molte, forse moltissime, aziende di medio e piccolo taglio daranno forfait e non riapriranno oppure chiuderanno dopo un poco in maniera definitiva.

Non possiamo dimenticare che l’Italia, in particolare, era, già prima ancora del covid 19, in gravi difficoltà, il debito di Stato è iperbolico 2.370miliardi di euro) ed aumenta di secondo in secondo, gravando su ognuno di noi per circa 40 milioni di euro.

Le crisi affrontate negli ultimi anni dopo il 2008

con  il conseguente caos degli anni 2010, 2011, 2012 hanno indebolito sempre di più il tessuto economico produttivo nazionale. Molte aziende, ovviamente tra le migliori, sono state comprate, talvolta fagocitate, da aziende straniere, mentre altre per sopravvivere hanno trasferito i propri interessi in altri Paesi, qualche volta proprio in Olanda e Lussemburgo, paradisi fiscali in Europa,  che ora si schierano contro l’Italia.

L’Italia con i suoi governi e, purtroppo, grazie alla presenza di movimenti malavitosi dotatissimi di risorse finanziarie, ha le sue colpe per scelte sbagliate o dissennate ma il Popolo italiano, che in questi due mesi e passa di pandemia, ha dato ampi segni di senso civico e sempre dotato di quella intelligenza e spirito artistico che hanno reso il nostro il Paese più bello del mondo non solo per la natura ed il clima di cui gode ma per le opere d’arte, spesso trafugateci, che illustri artisti hanno costruito, dipinto, cesellato, o messo nero su bianco come Dante, Pascoli, Quasimodo, Pasolini e perché no, Camilleri.

L’Europa ha tradito molte aspettative, a cominciare da quella di non essere una vera Unione politica, sociale e solidale restando solo un sistema economico e monetario, rispetto al quale purtroppo spesso ogni Nazione o alleanze di comodo, sulla base delle convenienze economiche del momento, ha compiute le proprie scelte.

Per tutto ciò giovedì si deve tornare al 1957, si deve operare in ragione dei valori di solidarietà, condivisione ed unione applicati allora.

Il trattato di Roma fu firmato da sei Paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, poi, via via, si sono aggregati gli altri giungendo a 27 Membri attuali. Oggi alcuni di questi Paesi  firmano la richiesta di interventi e misure straordinarie, innovative, diverse da quelle immaginate per situazioni come il default greco di qualche anno fa. Due di quei Paesi fondatori sono i principali oppositori di questa richiesta.

Non si rendono conto che così facendo non salveranno l’UE la rovineranno; non si rendono conto che ostacolando i Paesi che ora sono in crisi, mai come questa volta non dipendente da propri errori, rovineranno anche loro stessi. Le economia nazionali in tempo di totale globalizzazione cadranno in default come le ciliegie, una dopo l’altra, anche le loro che ritengono di essere le più solide ed inattaccabili.

Forse Olanda e Germania pensano di poter attuare un principio dettato Konrad Adenauer

“Siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte”.

Sarebbe la rovina per tutti.

Ernesto Luciani

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