Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 504° giorno di guerra
Hamas conferma i nomi dei sei ostaggi vivi da liberare domani
Hamas ha confermato che domani rilascerà sei ostaggi: Tal Shoham, Omer Shem-Tov, Eliya Cohen, Omer Wenkert, Avera Mengistu e Hisham al-Sayed. Si tratta degli ultimi rapiti vivi che verranno liberati nella prima fase dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza. Mengistu e Al-Sayed sono trattenuti nella Striscia da un decennio dopo esserci entrati in due circostanze diverse per errore, gli altri quattro sono stati presi in ostaggio il 7 ottobre 2023.
A Riad anche un summit della Lega araba su piano Gaza anti-Trump
L’Arabia Saudita sta ospitando un mini vertice con otto leader arabi per discutere un piano per rispondere alla proposta di Donald Trump di porre la Striscia di Gaza sotto il controllo degli Stati Uniti e di trasferirne la popolazione in altri paesi. Il piano ha unito gli Stati arabi all’opposizione, ma permangono dei disaccordi su chi dovrebbe governare il territorio palestinese devastato dalla guerra e su come finanziarne la ricostruzione. Umer Karim, esperto di politica estera saudita, ha definito il summit “il più importante” degli ultimi decenni per il mondo arabo e la questione palestinese.
Trump ha scatenato l’indignazione globale quando ha proposto che gli Stati Uniti “prendessero il controllo della Striscia di Gaza” e che i suoi 2,4 milioni di abitanti sarebbero stati trasferiti nei vicini Egitto e Giordania. Una fonte vicina al governo saudita ha detto all’AFP che i leader arabi avrebbero discusso “un piano di ricostruzione contrario al piano di Trump per Gaza”. Incontrando Trump a Washington l’11 febbraio, il re di Giordania Abdullah II ha detto che l’Egitto avrebbe presentato un piano per andare avanti. La fonte saudita ha detto che i colloqui avrebbero discusso “una versione del piano egiziano”.
L’agenzia di stampa ufficiale saudita, citando un funzionario, ha confermato che Egitto e Giordania parteciperanno al vertice di Riad insieme ai sei paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo con l’obiettivo di “rafforzare la cooperazione”. L’agenzia ha anche detto che le decisioni emesse dall'”incontro fraterno non ufficiale” nella capitale saudita sarebbero apparse all’ordine del giorno di un vertice di emergenza della Lega araba che si sarebbe tenuto in Egitto il 4 marzo. L’ufficio del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha intanto fatto sapere che il leader è arrivato in Arabia Saudita, definendo anche l’incontro “informale”. Probabile la partecipazione ai colloqui dell’Autorità palestinese. Il luogo e l’ora esatti della conferenza di Riad non sono stati annunciati.
Hamas ha rivolto un appello alla Lega Araba per chiedere il suo sostegno nella futura amministrazione della Striscia di Gaza.
Un appello che arriva mentre Riad ospita il mini summit dei leader del Consiglio di cooperazione del Golfo, di Egitto e Giordania convocato dal principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman (Mbs). ”Abbiamo dimostrato la massima flessibilità nel formulare approcci politici e amministrativi per la gestione della Striscia di Gaza durante i vari dialoghi, in particolare con i nostri fratelli in Egitto, compreso l’accordo di formare un governo di consenso nazionale”, afferma Hamas in una nota. Ora, ”affermiamo che Hamas continuerà a porre l’interesse supremo del popolo palestinese al centro di tutte le sue decisioni relative alla situazione nella Striscia di Gaza dopo la guerra, nel quadro del consenso nazionale e lontano da qualsiasi ingerenza da parte dell’occupazione (israeliana, ndr) o degli Stati Uniti”. Quindi un appello rivolto alla ”Lega araba a sostenere questa posizione e a non consentire l’approvazione di alcun progetto che possa minacciare il sistema di sicurezza nazionale arabo”.
La ricostruzione di Gaza sarà una delle questioni chiavi sul tavolo. Il Cairo deve ancora annunciare la sua iniziativa, ma l’ex diplomatico egiziano Mohamed Hegazy ha delineato un piano “in tre fasi tecniche in un periodo da tre a cinque anni”. La prima, della durata di sei mesi, si concentrerà sulla “rapida ripresa”, ha affermato il membro del Consiglio egiziano per gli affari esteri, un think tank con forti legami con i circoli decisionali del Cairo. “Saranno introdotti macchinari pesanti per rimuovere i detriti, mentre saranno individuate zone sicure designate all’interno di Gaza per trasferire temporaneamente i residenti”, ha affermato Hegazy. La seconda fase richiederà una conferenza internazionale per fornire dettagli sulla ricostruzione e si concentrerà sulla ricostruzione delle infrastrutture di pubblica utilità, ha affermato. “La fase finale supervisionerà la pianificazione urbana di Gaza, la costruzione di unità abitative e la fornitura di servizi educativi e sanitari”. Martedì le Nazioni Unite hanno stimato che la ricostruzione costerebbe più di 53 miliardi di dollari. L’ultima fase includerebbe anche “l’avvio di un percorso politico per implementare la soluzione dei due stati”.
Netanyahu: “Non avrò pace fino a giustizia per i bimbi Bibas”
“Oggi è un giorno tragico, di sconfinata tristezza, indescrivibile dolore. Ariel Bibas, il suo fratellino Kfir e Oded Lifshitz sono stati brutalmente assassinati dai selvaggi di Hamas. Chi rapisce un bambino e un neonato e li uccide? i mostri. Ecco chi. Questi mostri di Hamas si sono anche rifiutati di restituire indietro la madre Shiri, e hanno inviato il corpo di una donna Gazawi, violando l’accordo. Come primo ministro, giuro che non avrò pace finchè i selvaggi che li hanno giustiziati non saranno consegnati alla giustizia. Non meritano di camminare su questa terra. Niente mi fermerà. Niente”. Lo ha detto Benjamin Netanyahu.
Hamas ammette l’errore ma chiede la restituzione del corpo di una palestinese “scambiata per Shiri Bibas”
Hamas ha chiesto a Israele di restituire il corpo della donna palestinese di Gaza che è stata consegnata ieri al posto di quello dell’ostaggio israeliano Shiri Bibas. Il gruppo palestinese ha ribadito che si deve essere trattato di un “errore” quando sono stati estratti i corpi dalle macerie e ha assicurato che intende proseguire con l’attuazione dell’accordo per il cessate il fuoco nella Striscia e la liberazione di ostaggi.
“Potrebbe esserci stato un errore dovuto al bombardamento israeliano del luogo in cui la famiglia israeliana era presente insieme ai palestinesi. Chiediamo la restituzione del corpo palestinese che Israele afferma appartenga a una donna uccisa nei suoi attacchi”, si legge in una nota di Hamas.
Hamas ha poi respinto le “minacce” del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di farla pagare al gruppo islamico palestinese, accusato di aver violato il cessate il fuoco non restituendo l’ostaggio Shiri Bibas. “Respingiamo le minacce lanciate da Benjamin Netanyahu come parte dei suoi tentativi di migliorare la propria immagine”, ha detto Hamas in un comunicato.