Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 509° giorno di guerra
L’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 lanciato da Hamas contro Israele e la conseguente offensiva a Gaza hanno riacceso i riflettori su una contrapposizione che va avanti da decenni ed a cui non si riesce a trovare una soluzione, a dispetto di qualche tentativo fatto.
Mentre si vivono i giorni della tregua concordata tra Israele ed Hamas è il caso di fare il punto della situazione su una crisi il cui inizio si perde negli anni-
L’attacco da parte delle milizie di Hamas contro Israele e la conseguente offensiva a Gaza da parte di quest’ultimo hanno riportato l’attenzione sull’ostilità tra Israele e Palestina. Le tensioni radicate nel tempo hanno generato vari episodi di violenza e portato nei decenni scorsi a una serie di guerre che hanno coinvolto anche altri Paesi.
I motivi di questo contrasto sono molto complessi, alle originarie questioni religiose si sono mescolati, con gli anni, anche ad altri interessi. In ogni caso alla base di tutto c’è però una disputa territoriale, scoppiata con la creazione dello Stato di Israele e ulteriormente complicatasi con la cosiddetta “guerra dei sei giorni”.
A difesa della popolazione Palestinese si è posta Hamas che non è sinonimo di Palestina, trattandosi di un’organizzazione religiosa islamica palestinese, di stampo paramilitare e politico. Considerata un gruppo terroristico non solo da Israele ma anche dal fronte delle potenze occidentali, così come se è vero che Hamas ha radici palestinesi, non si può dire che tutti i palestinesi si riconoscano nei metodi della lotta armata attuati da Hamas-
Le origini del conflitto israelo-palestinese, si fanno risalire, come punto di partenza alla cosiddetta dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917. Quel giorno, con un testo di appena 67 parole, il governo inglese, per bocca del ministro degli Esteri Arthur Balfour, informò Lord Walter Rothschild, uno dei principali leader della comunità ebraica nel Paese, che vedeva “con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico” e si sarebbe adoperato “per facilitare il raggiungimento di questo scopo”. La lettera, che nascondeva anche interessi strategici, fu scritta in un periodo in cui alcuni sostenevano che gli ebrei dovessero tornare ad abitare in Terra Santa.
Al tempo stesso, precisava che non andava fatto nulla che pregiudicasse “i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”. Negli anni successivi, diversi ebrei si spostarono in questa zona, ma questa ipotesi rimase in stand by fino a che, dopo la Seconda guerra mondiale, l’Assemblea generale dell’Onu approvò un piano di partizione della Palestina. Nacque così lo Stato di Israele, che fu proclamato il 14 maggio 1948.
Segue domani