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Guerra Hamas – Israele

Guerra Hamas – Israele

Oggi è il 668° giorno di guerra

L’agenzia di stampa Wafa riferisce che questa mattina tre persone sono rimaste uccise e una ventina ferite nei raid dell’Idf a nord di Rafah, a sud della Striscia di Gaza e nel centro. Le notizie non sono verificabili autonomamente, Israele non consente ai giornalisti stranieri e israeliani di entrare nell’enclave.

 

Hamas, ‘250 camion aiuti al giorno come precondizione per tornare a negoziare’

Almeno 250 camion di aiuti umanitari al giorno nella Striscia di Gaza come precondizione per tornare al tavolo delle trattative: è questa la richiesta di Hamas – riferita al Jerusalem Post da una fonte – per riprendere i negoziati con Israele e che è stata trasmessa ai mediatori nei giorni scorsi. La nuova politica del gruppo islamista rifiuta qualsiasi dialogo con Tel Aviv, a meno che non si verifichi un miglioramento significativo della situazione umanitaria. “C’è una crescente consapevolezza che Hamas non è interessata a un accordo”, ha commentato un funzionario israeliano. “Siamo in trattative con gli americani. Di conseguenza, il primo ministro sta spingendo per il rilascio degli ostaggi, perseguendo al contempo una soluzione militare, unitamente alla fornitura di aiuti umanitari alle aree al di fuori delle zone di combattimento e, per quanto possibile, alle regioni che non sono sotto il controllo di Hamas”.

 

Tajani: a Gaza è in atto una carneficina

A Gaza è in atto una “carneficina”, mentre sarebbe “genocidio la scelta determinata di eliminare tutti i palestinesi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a “Radio anch’io” su Radio Rai 1. “E’ certamente inaccettabile e inumano cio’ che sta accadendo – ha ribadito il ministro – ma non credo che il disegno sia quello di eliminare i palestinesi, semmai di farli uscire dalla Palestina. Cosa che noi non condividiamo assolutamente – ha scandito Tajani – perche’ come governo italiano ci riconosciamo nel progetto della ricostruzione di Gaza portata avanti dall’Egitto e dai Paesi arabi”.

 

Mo, 600 ex capi sicurezza Israele a Trump: ‘convinca Netanyahu a fine guerra’

Oltre 600 funzionari della sicurezza israeliani in pensione, tra cui ex capi del Mossad e dello Shin Bet, hanno scritto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedergli di fare pressione sul premier Benjamin Netanyahu affinché ponga fine alla guerra nella Striscia di Gaza. “Secondo il nostro giudizio professionale, Hamas non rappresenta più una minaccia strategica per Israele e la nostra esperienza ci dice che Israele ha tutto ciò che serve per gestire le sue residue capacità terroristiche, a distanza o in altro modo”, hanno scritto gli ex funzionari in una lettera condivisa con i media. “Questa guerra non è più una guerra giusta e sta portando lo Stato di Israele a perdere la sua identità”, ha avvertito Ami Ayalon, ex direttore dello Shin Bet, in un video diffuso dal movimento Csi, Comandanti per la sicurezza di Israele, in occasione della pubblicazione della lettera. Tra i firmatari ci sono tre ex capi del Mossad (Tamir Pardo, Efraim Halevy, Danny Yatom), cinque ex dirigenti dello Shin Bet (Nadav Argaman, Yoram Cohen, Ami Ayalon, Yaakov Peri, Carmi Gilon) e tre ex capi di stato maggiore (Ehud Barak, Moshe Bogie Ya’alon, Dan Halutz).

luciani.2006@libero.it

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