Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 707° giorno di guerra
Il governo Netanyahu continua a bombardare massicciamente Gaza City, lo Yemen e roccaforti di Hezbollah in Libano, insiste sull’evacuazione dei palestinesi da Gaza varando un piano di “emigrazione volontaria” mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condanna con fermezza l’attacco contro i negoziatori di Hamas a Doha. Il Parlamento europeo approva una risoluzione in cui si chiede ai Paesi Ue di “valutare il riconoscimento della Palestina”, ma i partiti italiani si spaccano. Sì di Forza Italia alla risoluzione, Fratelli d’Italia si astiene, contraria la Lega. Diviso anche il campo largo. “Non ci sarà mai nessuno Stato palestinese”, taglia corto Netanyahu. In partenza all’alba da Augusta 18 barche della Flotilla per Gaza. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che materiale nucleare arricchito è rimasto “sotto le macerie” degli impianti danneggiati durante la recente guerra con Israele. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian è intanto tornato a condannare l’attacco di Israele contro la delegazione di Hamas a Doha, esortando il mondo islamico a reagire adottando una posizione unita.
Madrid in piazza per Gaza, cresce mobilitazione per finale Vuelta
Cresce la mobilitazione in vista della tappa conclusiva della Vuelta de Espana domenica a Madrid, per protestare contro la partecipazione della squadra israeliana Israel Premier Tech e per chiedere la fine del “genocidio” nella Striscia di Gaza. Associazioni come la Federazione di associazioni di padri e madri degli alunni (Fapa) o la Federazione delle associazioni di residenti di Madrid (Fravm) si sono schierate al fianco dei manifestanti, mentre la diffusione virale di un volantino anonimo sui social media e nelle chat di quartiere, che invita i cittadini a scendere in strada con bandiere palestinesi, sta rapidamente dando impulso alla mobilitazione. Secondo la presidente della Fapa Mar Carmen Morillas, citata da media iberici fra cui El Pais, la gente “è molto preoccupata e vuole dare visibilità alla situazione a Gaza”.
Politico, Trump teme che Netanyahu voglia minare negoziati
Il presidente Usa Donald Trump e il suo staff sono sempre più frustrati nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu perchè temono che voglia minare i negoziati per un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. A riferirlo è il quotidiano Usa Politico, citando una fonte anonima descritta come “vicina al team di sicurezza nazionale del presidente”. Questa stessa fonte ha affermato che l’attentato di martedì contro i vertici di Hamas a Doha potrebbe essere stato un tentativo intenzionale di ostacolare i colloqui. “Ogni volta che fanno progressi, sembra che lui bombardi qualcuno”, ha commentato la fonte vicina alla presidenza Usa secondo Politico, aggiungendo “ecco perchè il presidente e i suoi collaboratori sono cosi’ frustrati con Netanyahu”. La stessa fonte ha anche riferito a Politico che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato con i leader del Qatar di una maggiore cooperazione in materia di difesa tra i due Paesi. Il presidente Trump ha criticato l’attacco al Qatar, alleato degli Stati Uniti, e ha ‘rimproverato’ Netanyahu durante una telefonata. Nel contempo ha promesso che non si sarebbe ripetuto, affermando tuttavia che uccidere i leader di Hamas e’ un “obiettivo meritevole”. Hamas ha risposto invece che i suoi leader non sono stati uccisi nell’attacco. “E’ stata la critica più forte che abbia mai visto da un presidente repubblicano nei confronti di un leader israeliano da parecchio tempo”, ha dichiarato la fonte a Politico, in merito al post di Trump sui social media dopo l’attacco.
Politico, oggi premier Qatar da Trump
Oggi a Washington il primo ministro del Qatar, Mohammed Al-Thani, incontrera’ il presidente Donald Trump per discutere dell’attacco di Doha. Lo riferisce il sito americano “Politico”, aggiungendo che sul tavolo del colloquio ci sara’ anche “lo stato dei negoziati con Hamas”. Secondo la stessa fonte, Al-Thani incontrera’ anche il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato statunitense in Medio Oriente, Steve Witkoff.
Trump: “Speriamo che raid a Doha non influisca su ostaggi”
Il presidente Donald Trump ha espresso la speranza che l’attacco israeliano contro i leader di Hamas in Qatar non abbia influito sugli sforzi per garantire il rilascio degli ostaggi. A Trump e’ stato chiesto dai giornalisti fuori dalla Casa Bianca se l’attacco israeliano in Qatar avrebbe influenzato l’accordo per il rilascio degli ostaggi, e alla domanda il presidente ha risposto: “Spero di no. Vogliamo che gli ostaggi vengano liberati, e vogliamo che cio’ avvenga presto. Speriamo che [l’attacco non li influenzi]”, ha aggiunto Trump. Ieri, un diplomatico arabo coinvolto negli sforzi di mediazione ha dichiarato al Times of Israel che tutti gli sforzi di mediazione sono stati interrotti dopo l’attacco.
Premier Qatar denuncia all’Onu “una pericolosa escalation”
Il raid di Israele a Doha ha rappresentato “una pericolosa escalation”. Lo ha detto il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman al-Thani intervenendo oggi in Consiglio di Sicurezza. “E’ stata una violazione della sovranità di uno stato membro dell’Onu”, ha detto al-Thani, condannando l’azione di “Israele, un paese guidato da arroganti estremisti”, che “gode di impunità, ma “ha superato ogni limite attaccando mediatori che lavoravano a una soluzione pacifica”.
Cina a Onu, attacco a Doha “deliberato sabotaggio dei negoziati”
Per la Cina l’attacco di Israele a Doha e’ stato “un deliberato atto di sabotaggio dei negoziati”. Il 7 settembre, gli Stati Uniti avevano presentato una nuova proposta di cessate il fuoco e hanno affermato che Israele vi aveva aderito. Due giorni dopo, una delegazione di Hamas che stava discutendo la proposta è stata attaccata da Israele: “Un simile atto di malafede, irresponsabilità e deliberato sabotaggio dei negoziati è davvero vergognoso”, ha dichiarato l’ambasciatore cinese Fu Cong, esprimendo profonda preoccupazione che l’attacco possa portare a una nuova escalation delle tensioni nella regione.
Minacce a ambasciata Israele, italiano arrestato in Argentina
Un cittadino italiano è stato arrestato oggi in Argentina per aver rivolto minacce telefoniche anonime all’ambasciata d’Israele a Buenos Aires. Lo riferisce una nota del ministero della Sicurezza argentino dove non si precisa l’identità dell’arrestato, ma solo che si tratta di un uomo di 42 anni, residente nel quartiere Ramos Mejia, a Buenos Aires. Al momento dell’arresto, si legge, sono stati sequestrati un telefono cellulare, un computer portatile, un pendrive, tre libri di contenuto anarchico e una maglietta del movimento ‘Antifa’. L’inchiesta – prosegue la nota – ha preso il via “dopo una chiamata telefonica ricevuta dall’ambasciata d’Israele nel corso della quale un anonimo aveva proferito intimidazioni ed espressioni d’odio verso la comunità ebraica”. “Siete tutti responsabili del genocidio”, sarebbe una delle frasi proferite durante la chiamata. A condurre le indagini è il giudice Ariel Lijo che presiede il tribunale penale federale n.4 con l’ausilio dell’Unità di indagini anti-terroriste (Duia).