Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 788° giorno di guerra
Israele riaprirà il valico di Rafah nei prossimi giorni, “solo per l’uscita da Gaza”
Israele aprirà il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, “nei prossimo giorni esclusivamente per l’uscita dei residenti” palestinesi. Lo annuncia il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano che gestisce le attività civili nei territori palestinesi. L’uscita dei residenti attraverso il valico di Rafah, precisa il Cogat, sarà facilitata tramite il coordinamento con l’Egitto, previa approvazione delle misure di sicurezza da parte di Israele e sotto la supervisione della missione dell’Unione europea.
Israele, i resti consegnati ieri non sono di un ostaggio
I “reperti” umani consegnati ieri da Hamas a Israele per essere analizzati non appartengono a nessuno dei due ostaggi ancora a Gaza. Lo riferisce l’ufficio del primo ministro Benyamin Netanyahu, aggiungendo che le famiglie sono state aggiornate. La fazione palestinese deve ancora restituire i corpi dell’israeliano Ran Gvili e del thailandese Sudthisak Rinthalak. “Gli sforzi per il loro rientro non cesseranno fino al completamento della missione, per garantire loro una degna sepoltura in patria”, conclude l’ufficio del premier.
L’Assemblea ONU chiede il ritiro di Israele da Alture del Golan, Cisgiordania e Gerusalemme Est
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato due risoluzioni che chiedono a Israele di ritirarsi dalle Alture del Golan, dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est.
Il provvedimento su Cisgiordania e Gerusalemme Est è stato approvato con 151 Paesi a favore, 11 contrari e 11 astensioni; quello sul Golan con 123 Paesi a favore, sette contrari e 41 astensioni. In entrambi i casi Israele e gli Stati Uniti hanno votato contro.
L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha criticato duramente la risoluzione. “L’Assemblea Generale dimostra ancora una volta quanto sia lontana dalla realtà”, scrive su X. “Invece di affrontare i crimini dell’asse iraniano e le pericolose attività delle milizie in Siria, chiede a Israele di ritirarsi dalle Alture del Golan, una linea di difesa vitale che protegge i nostri cittadini”.
Media israeliani: Netanyahu sostiene colonie illegali in Cisgiordania
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe sostenuto l’autorizzazione di avamposti agricoli illegali in Cisgiordania, alcuni dei quali ospitano il movimento estremista dei coloni “Hilltop Youth”. Netanyahu avrebbe anche chiesto misure educative per ridurre la violenza di quest’ultimi. La posizione del premier è stata esposta in un documento ottenuto dal quotidiano ebraico Ynet che riassume una discussione del mese scorso sulla lotta alla violenza degli Hilltop Youth.
Alla discussione avrebbero partecipato anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il capo del comando centrale dell’esercito israeliano Avi Bluth. Ynet riporta che una sezione del documento intitolata ‘Riepilogo del Primo Ministro’ definisce le fattorie “una risposta positiva necessaria per salvaguardare l’Area C”, la parte della Cisgiordania sotto il pieno controllo israeliano, e afferma che “agiscono come risposta alle attività palestinesi nell’area”.
Netanyahu avrebbe anche spinto per la legalizzazione delle fattorie, sebbene gli edifici siano illegali. “L’obiettivo che dovremmo perseguire è utilizzare strumenti educativi per allontanare il maggior numero possibile di giovani ebrei dal ciclo di attività violente in Giudea e Samaria”, si legge nel documento: che utilizza il termine biblico – quello preferito dai coloni – per indicare la Cisgiordania palestinese.
La delegazione PD: “In Cisgiordania è pulizia etnica”
“La Cisgiordania è asfissiata dal regime di terrore imposto da Netanyahu: arresti arbitrari, utilizzo diffuso della tortura in pieno stile di pulizia etnica. L’obiettivo è spingere i palestinesi ad andare via”. Lo ha detto Laura Boldrini che, alla Camera, ha illustrato gli esiti della missione in Cisgiordania condotta dal 23 al 28 novembre con gli altri deputati dem Andrea Olando, Mauro Berruto, Valentina Ghio, Ouadid Bakkali, Sara Ferrari.
“Al nostro arrivo siamo stati bloccati più di due ore in aeroporto e interrogati, ci hanno chiesto di firmare un impegno a non svolgere alcuna attività contro lo Stato di Israele. E questo il clima in un Paese amico – ha raccontato Boldrini. A Masafer Yatta ci siamo dovuti rifugiare in una casa di palestinesi e ci ha sorpreso molto la Farnesina, che ha dato un’altra versione dei fatti”.
La delegazione dem, tra le altre cose, ha incontrato il figlio di Marwan Barghouti, il leader palestinese in carcere in Israele dal 2002, raccogliendo un suo appello per la liberazione del padre: “Barghouti è l’unico che può unire i palestinesi e creare una prospettiva di pace”, ha detto ancora Boldrini. Per Andrea Orlando “ci troviamo di fronte a un piano di pulizia etnica e al disegno di proseguire verso il grande Israele con violenze, aggressioni, espropri, carcere. Bisogna evitare che si spenga da luce, sostenere la cooperazione e la campagna per Barghouti libero, che è tutt’una con la battaglia il riconoscimento dello Stato palestinese”.