Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 791° giorno di guerra
Libano: il governo chiede all’ONU una presenza internazionale a seguire la fine del mandato UNIFIL.
Israele sgancia drone nel Libano meridionale. Aperto valico di Rafah in uscita. Morto nello scontro tra clan Abu Shabab, il capo della milizia anti-Hamas. Tel Aviv bombarda in Libano, il presidente Aoun: colloqui con Israele per finire ostilità.
Media: drone israeliano sgancia bomba nel sud del Libano
La rete libanese ‘Al-Mayadeen’, affiliata a Hezbollah, ha riferito che un drone israeliano ha sganciato una bomba nei pressi del villaggio di Al-Khiam, nel Libano meridionale.
Entro fine anno l’annuncio della composizione del Board of Peace che governerà Gaza
Dovrebbe essere annunciato entro la fine dell’anno il Board of Peace, cioè l’organismo internazionale che sarà presieduto da Donald Trump e sarà incaricato di governare la Striscia di Gaza nella prossima fase del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. È quanto hanno riferito ad Associated Press un funzionario arabo e un diplomatico occidentale, secondo i quali dell’organismo faranno parte circa 12 altri leader mediorientali e occidentali. In base all’accordo di cessate il fuoco, il Board of Peace avrà il compito di supervisionare la ricostruzione di Gaza nell’ambito di un mandato biennale rinnovabile dell’Onu. Sempre secondo le fonti, dovrebbe essere annunciata anche la costituzione di un comitato di tecnocrati palestinesi che gestirà l’amministrazione quotidiana della Striscia di Gaza nel post-guerra. Inoltre il diplomatico occidentale, che ha parlato con AP al telefono dal Cairo, ha affermato che l’annuncio in merito avverrà probabilmente quando Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si incontreranno alla fine del mese. L’accordo di cessate il fuoco prevede anche una Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per mantenere la sicurezza e garantire il disarmo del gruppo militante Hamas, una richiesta fondamentale di Israele. Il funzionario arabo ha affermato che sono ancora in corso i colloqui sui Paesi che prenderanno parte alla forza internazionale per Gaza, ma che prevede che il dispiegamento inizierà nel primo trimestre del 2026. Un funzionario Usa ha fornito una tempistica simile, affermando che l’invio di truppe sul campo potrebbe diventare realtà all’inizio del 2026.
L’annuncio costituirebbe un significativo passo avanti nell’attuazione del piano in 20 punti di Trump per la Striscia. Il fragile cessate il fuoco, entrato in vigore il 10 ottobre, è stato messo alla prova da esplosioni di violenza e accuse reciproche di violazioni della tregua. La prima fase del cessate il fuoco è quasi giunta al termine, anche se Hamas deve ancora consegnare i resti dell’ultimo ostaggio israeliano, come previsto dall’accordo. Il funzionario arabo ha affermato che “ampi colloqui” inizieranno immediatamente con Hamas e Israele sui dettagli della seconda fase, che prevede saranno difficili. Tali colloqui dovrebbero affrontare la questione del disarmo di Hamas, un passo che il gruppo militante non ha ancora accettato. Il piano prevede anche il ritiro delle forze israeliane da circa metà della Striscia di Gaza che ancora controllano, con il dispiegamento della forza internazionale. Il finanziamento del piano di ricostruzione della Striscia di Gaza non è ancora stato determinato. Alcuni palestinesi hanno espresso preoccupazione per l’apparente mancanza di una voce palestinese nell’organismo e per la mancanza di una promessa ferma nel piano che alla fine otterranno uno Stato palestinese. Il governo di Netanyahu rifiuta la creazione di uno Stato palestinese e l’accordo mediato dagli Stati Uniti include solo una vaga disposizione secondo cui un percorso verso la statualità potrebbe essere possibile se fossero soddisfatte determinate condizioni.
Usa approvano vendita mezzi blindati al Libano per 90,5 milioni di dollari
Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita di mezzi blindati per il trasporto truppe alle forze armate libanese, per un valore di 90.5 milioni di dollari.
L’Assemblea dell’Onu rinnova Unrwa per 3 anni, l’Italia si astiene
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 151 si’, 10 no e 14 astensioni il rinnovo del mandato dell’Unrwa per tre anni. Usa, Israele, Ungheria e Argentina hanno votato contro. Italia, Germania, Repubblica Ceca, Albania, Bulgaria, Lettonia sono tra gli astenuti.
Il Commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, ha accolto con favore il sostegno schiacciante dell’Assemblea dell’Onu: “Saluto il voto schiacciante dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per rinnovare il mandato dell’UNRWA per tre anni”, ha scritto Lazzarini su X. Lazzarini ha sottolineato che la risoluzione “riflette l’ampia solidarietà delle persone in tutto il mondo nei confronti dei rifugiati palestinesi”. “E’ anche un riconoscimento della responsabilità della comunità internazionale nel sostenere le esigenze umanitarie e di sviluppo umano dei rifugiati palestinesi, in attesa di una soluzione giusta e duratura alla loro difficile situazione che dura da decenni”, ha aggiunto. Ha sottolineato che “il voto deve ora tradursi in un impegno genuino e in risorse adeguate per garantire che il mandato venga rispettato”.
Italia, Meloni: “Riconoscimento Palestina con disarmo Hamas e fuori da governo Gaza”
“Se si avvicina il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia? Io rimango fedele alla linea che è stata indicata dal Parlamento. Il Parlamento ha votato una risoluzione che prevede il riconoscimento dello Stato di Palestina quando si saranno materializzate due condizioni: il disarmo di Hamas e la certezza che Hamas non abbia ruolo nella futura governance di Gaza. Sono due punti inseriti nel piano del presidente Trump per la pace in Medio Oriente, e gli sforzi italiani sono tutti rivolti a implementare questo piano, che è complesso, nel senso che noi sappiamo che è una tregua fragile, c’è moltissimo lavoro da fare, ma sappiamo anche che è un’occasione che potrebbe non tornare”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite del tg di La7. “Io credo che l’Italia abbia una particolare responsabilità in questo perché è una nazione rispettata da tutti gli attori di quella regione, da Israele, dalla Palestina, come dimostra l’ennesimo incontro che avrò tra qualche giorno con il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, come dimostra l’invito all’Italia come ospite d’onore al Consiglio di Cooperazione del Golfo, che segnalo non era mai avvenuto, quindi noi possiamo sicuramente fare la differenza e siamo intenzionati a fare il massimo”, ha concluso la premier.