Guerra Hamas – Israele
Oggi è il 824° giorno di guerra
Libia: Saddam Haftar in Giordania per discutere cooperazione militare
Il Vice Comandante Generale delle Forze Armate Arabe Libiche, il Generale Saddam Haftar, ha effettuato una visita ufficiale nel Regno di Giordania su invito del Comando Generale delle Forze Armate giordane. Il Comando Generale libico ha riferito che si è tenuta una cerimonia di accoglienza ufficiale presso la sede del Comando giordano, dove Haftar è stato ricevuto dal Capo di Stato Maggiore congiunto, il Generale di Divisione Yousef Ahmed Al-Huneiti, insieme a alti ufficiali militari e della sicurezza. Durante la visita si sono svolti incontri per discutere le prospettive di cooperazione, il coordinamento congiunto e lo scambio di esperienze nei settori dell’addestramento e dello sviluppo delle capacità militari. Saddam Haftar ha trasmesso i saluti del Comandante Generale, il Maresciallo Khalifa Haftar, a Re Abdullah II e al popolo giordano, sottolineando la profondità delle relazioni bilaterali e dei legami storici tra i due paesi fratelli.
Yemen: separatisti accusano Riad di detenzione delegazione
I separatisti yemeniti hanno accusato l’Arabia Saudita di aver detenuto arbitrariamente una delegazione di alto livello che si era recata a Riad per colloqui a seguito degli scontri nel sud del Paese. “Piu’ di 50 funzionari del Consiglio di transizione meridionale sono stati arbitrariamente detenuti dai sauditi e condotti in una localita’ sconosciuta. Chiediamo il loro immediato rilascio e poniamo sull’Arabia Saudita la responsabilità della loro sicurezza”, ha dichiarato il Consiglio di transizione meridionale in una nota.
Congresso Kurdistan: “Damasco smetta di attaccare Aleppo”
Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Lo scrive in una nota il Congresso Nazionale del Kurdistan (Knk), secondo cui dalla giornata di ieri, gli attacchi si sono estesi anche ai quartieri di Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda Anha riferisce che 9 persone – quasi tutte civili – hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini. Sotto supervisione turca, le forze del ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici pesanti DShK di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi, prosegue il Congresso nazionale del Kurdistan, vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia – tra cui Hemzat, Emsat, Sultan Murad e Nureddin Zengi. I 500mila curdi che vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah abitano Aleppo da secoli. Le attuali politiche, motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation. Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, osserva il Knk, ogni volta che si intravede un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS, fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi. Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai curdi è un’illusione: si ricordano gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (Isis), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda.
Secondo il Congresso Nazionale del Kurdistan, il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia. Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Ocalan dal 27 febbraio 2025, il governo turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda – una linea che oggi si riflette anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i curdi e riconoscere formalmente i curdi come parte costitutiva della Siria. Il popolo siriano, afferma il Knk, ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria – in particolare curdi, arabi, armeni e assiri nel nord-est del Paese e in Rojava – hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’Isis. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche alawiti e drusi hanno bisogno di pace. Pertanto il Congresso chiede urgentemente alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare Paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. La Siria non è parte di alcun progetto neo-ottomano. Si chiede inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggi una possibilità di democrazia – e quindi di pace. Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali. Si chiede infine al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda – rappresentata dal leader Abdullah Ocalan – con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq.