Guerra Hamas – Israele
Oggi è l’881° giorno di guerra
La situazione oggi a Gaza: tra bombardamenti, carestia e minacce di occupazione
In un contesto di tregua delle ostilità in grande stile, con focolai che scoppiettano qua e là portando ancora più distruzione alle cose e un sempre maggiore numero di vittime, si può affermare, senza alcuna possibile smentita, che Gaza si trova in uno stato di devastazione umanitaria senza precedenti.
Quel territorio tanto martoriato non è solo un teatro di guerra visto che, di conseguenza è l’epicentro di un collasso umano e sociale che rischia l’irreversibilità.
L’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, gran parte della popolazione (80%) è stata costretta a sfollare almeno una volta a causa delle operazioni militari israeliane che si sono sempre più estese da nord a sud, fino a coinvolgere anche Rafah, l’ultimo rifugio per centinaia di migliaia di civili, con le infrastrutture civili sistematicamente colpite. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, da parte sua, segnala che il sistema sanitario è al collasso.
Alla grave mancanza di medicinali salvavita si aggiunge la carenza di carburante per i generatori ospedalieri, la non fruibilità delle incubatrici, la scarsa qiantità di anestetici e sacche di sangue. I pochi ospedali ancora attivi operano in condizioni disperate, spesso senza sterilizzazione, elettricità o acqua corrente. L’accesso all’acqua potabile è limitato a meno di 2 litri al giorno per persona e la diffusione di malattie infettive sta aumentando, aggravata dalle condizioni igieniche disastrose e dal sovraffollamento degli insediamenti informali.
Non meno gravi i problemi per quanto concerne il piano alimentare che versa sempre più in una situazione drammatica. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e la FAO hanno classificato la crisi come una carestia imminente. Secondo il sistema integrato di classificazione della sicurezza alimentare (IPC), l’intera popolazione di Gaza, composta da oltre 2 milioni di persone, si trova in condizioni di insicurezza alimentare acuta, con alcune aree già entrate in fase 5, ossia carestia conclamata.
Oltre all’emergenza umanitaria, poi, si fanno sempre più espliciti i segnali di un cambiamento politico-militare sul territorio. L’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni di alcuni membri del governo israeliano che evocano scenari di rioccupazione permanente della Striscia. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha ricordato che qualsiasi annessione o controllo militare protratto di un territorio occupato costituisce una grave violazione del diritto internazionale. Eppure, ad inizio agosto, il premier israeliano Netanyahu ha ufficialmente annunciato la volontà di occupare la Striscia.