Guerra in Ucraina

Guerra in Ucraina

Oggi è il 1681° giorno di guerra

Il NYT: La Russia prepara un’offensiva su larga scala per l’inverno

Si va verso un altro inverno duro in Ucraina, con il Cremlino che avrebbe ordinato ai suoi vertici militari di “abbandonare le regole di guerra” per attaccare senza sconti le infrastrutture civili. Secondo il New York Times, la Russia sarebbe pronta a lanciare oltre mille missili per mettere definitivamente ko la rete energetica del Paese, dopo che oggi ha già cominciato a colpire un ponte strategico per Kiev nel tentativo di isolare la capitale.

Nelle ultime ore infatti i russi hanno attaccato a sorpresa il Pivdennyi, il ponte sud di Kiev. Il traffico in città era già in tilt da giorni dopo i primi droni finiti che avevano colpito l’infrastruttura, costringendo le autorità a fermare la linea della metro.

A Kiev, ha sottolineato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, i russi stanno attaccando obiettivi civili con l’obiettivo di “paralizzare la città, impedendo alle persone di recarsi al lavoro e ai bambini di frequentare scuole e asili”. Nella notte è stato preso di mira un palazzo da 25 piani, provocando un morto e diversi feriti.

Kiev è semivuota, le lezioni sono tutte online, poche le persone che camminano per strada, soprattutto perché da diverse settimane la Russia colpisce la capitale sempre più spesso di giorno. E i residenti che hanno deciso di rimanere trascorrono interminabili ore.

La Russia, scrive il New York Times, si sta preparando a condurre la più grande campagna di attacchi contro il settore energetico ucraino con il lancio di circa mille missili contro centrali elettriche, sottostazioni e impianti di approvvigionamento idrico, mirato anche a imporre la chiusura delle tre centrali nucleari ucraine attualmente operative, colpendo le sottostazioni di distribuzione che collegano le centrali alla rete elettrica. Il ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha presentato un documento agli alleati europei a Parigi due settimane fa con le misure per reagire a un eventuale attacco di questa portata che potrebbe scatenare una crisi senza precedenti.

 

Trapelano testimonianze drammatiche da Oleshky occupata dai russi: “Sempre più grave carenza di cibo e farmaci”

I residenti di una città situata in prima linea lungo il fiume Dnipro, stretta nel fuoco incrociato tra le truppe russe e quelle ucraine, stanno affrontando una crescente scarsità di generi alimentari e medicinali: è quanto hanno riferito alcuni ex abitanti. Data la scarsità di comunicazioni e il timore di rappresaglie da parte delle autorità di occupazione russe tra chi è rimasto in città, l’Afp ha raccolto le testimonianze di ex residenti di Oleshky che mantengono i contatti con le persone ancora intrappolate lì. “Hanno dimenticato cosa sia il pane. Per fare il pane serve la farina, e non è rimasta nemmeno quella”, ha raccontato Olga, in contatto con due famiglie ancora a Oleshky. “La gente sopravvive con quel poco che ha nell’orto”, ha aggiunto. Nei primi tempi, ha spiegato, le persone mangiavano piccioni, ma ormai anche quelli sono difficili da trovare. Elizaveta, amministratrice di un gruppo sui social media dedicato agli abitanti del luogo, ha riferito che la gente “sogna letteralmente una caramella o un pezzo di carne”. La città, situata sulla riva meridionale del Dnipro nella regione di Kherson, è stata occupata dalle truppe russe nel 2022. La popolazione è scesa dalle circa 24.000 unità precedenti all’invasione russa alle attuali 2.000 circa. L’abitato ha subito gravi danni in seguito alla distruzione della diga di Kakhovka nel 2023, che ha provocato ingenti inondazioni lungo il corso del fiume Dnipro.

 

Il sindaco di Kiev: bombardato di nuovo il ponte Pivdennyi sul fiume Dnipro

I russi hanno attaccato di nuovo, in pieno giorno, il Ponte Pivdenny di Kiev. lo afferma il sindaco della capitale Vitali Klitschko. “Il Southern Bridge è stato colpito di nuovo. Ricordiamo che il ponte è attualmente chiuso al traffico veicolare e metropolitano a seguito di diversi attacchi nemici”, ha osservato.

 

BBC: aumentano le spese per la difesa, Mosca si prepara a una lunga guerra

A giudicare dalla bozza di bilancio della Federazione Russa per il 2027, che prevede un aumento della spesa militare e per la sicurezza, portando la somma complessiva fin quasi quasi a metà del budget, le autorità russe si stanno preparando per “una lunga guerra”. Lo scrive il servizio russo della Bbc, citando i dati del relativi al disegno di legge. Il governo russo propone di aumentare la spesa militare, denominata “difesa nazionale”, a 17 mila miliardi di rubli (202 miliardi di dollari). Si tratta di un importo superiore di circa un terzo rispetto a quanto previsto nel bilancio di quest’anno. Nel 2022, in base al bilancio di previsione stilato nel 2021, prima dell’inizio delle ostilità con l’Ucraina, la difesa rappresentava solo il 15 per cento delle spese di bilancio. Il prossimo anno, sottolinea la Bbc, rappresenterà il 35 per cento. Per gli anni 2028 e 2029, il governo non prevede di ridurre significativamente la spesa per la difesa , che supererà comunque i 16 mila miliardi di rubli (190 miliardi di dollari). La Bbc riferisce che oltre alla spesa per la difesa, il governo investirà il 10 per cento in più in ‘Sicurezza nazionale e ordine pubblico’, voce che contiene i finanziamenti per la Guardia Nazionale. I finanziamenti previsti sotto questa voce per le forze dell’ordine e per l’esercito, pari a 4.300 miliardi di rubli (5,1 miliardi di dollari), se sommate ai 17 mila miliardi di rubli per la difesa, portano il totale al 44 per cento di tutte le spese di bilancio. Stando alle dichiarazioni del ministro delle Finanze, Anton Siluanov, “le priorità della bozza di bilancio per i prossimi tre anni saranno: gli obblighi sociali dello Stato, il sostegno finanziario alle esigenze di difesa e della sicurezza e il supporto ai partecipanti all’operazione militare speciale”. Vale a dire il conflitto in Ucraina.

 

Antonio Tajani incontra Kaja Kallas: focus su Mar Rosso e Ucraina

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato oggi alla Farnesina l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas. Nel quadro di una più ampia crescita della capacità europea di risposta alle crisi – si legge in una nota della Farnesina -, Tajani ha innanzitutto sottolineato l’importanza di consolidare il partenariato dell’Unione europea con i Paesi del Golfo, di tutelare attivamente il principio della libertà di navigazione e di rafforzare l’impegno europeo per la sicurezza marittima nel Mar Rosso e ad Hormuz, anche al fine di salvaguardare le principali rotte marittime internazionali. Tajani ha richiamato la necessità di potenziare l’operazione europea Aspides, alla quale l’Italia fornisce un contributo di primo piano. L’Alto Rappresentante Kallas ha ringraziato l’Italia per l’importante contributo in termini di personale diplomatico e Kallas ha ringraziato il ministro Tajani, ricordando che al momento attuale un terzo dei contributi alle missioni internazionali dell’Ue è messo a disposizione dall’Italia. Nel corso dell’incontro sono state affrontate anche le prospettive dell’azione esterna dell’Unione europea e gli strumenti per renderla più efficace di fronte alle crisi internazionali. Tajani ha consegnato a Kallas una proposta italiana per rendere l’azione del Seae (il Servizio europeo per l’azione esterna dell’Ue) più forte ed efficace, anche verso cittadini e imprese.  Sull’Ucraina e sulle principali sfide alla sicurezza europea Tajani ha ribadito l’importanza di mantenere alto il sostegno europeo, in particolare in questa fase di rinnovati attacchi militari russi, richiamando anche la necessità di rafforzare la risposta europea alle minacce ibride e la dimensione esterna della cybersicurezza. L’Alto Rappresentante lo ha aggiornato sul colloquio avuto nel corso della mattinata con il papa. Tajani e Kallas – conclude la nota – hanno inoltre discusso dell’integrazione dei Balcani Occidentali nell’Ue, degli equilibri nell’Indo-Pacifico e delle relazioni dell’Unione Europea con la Cina e con il continente africano, anche alla luce delle recenti tensioni tra Eritrea ed Etiopia.

 

Johann Wadephul (Germania): pressioni su Mosca per porre fine al blocco dell’esportazioni di cereali

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul chiede di esercitare maggiori pressioni sulla Russia affinché ponga fine al blocco delle esportazioni di cereali ucraini attraverso il Mar Nero. Bisogna fare in modo “che l’Europa si faccia sentire con più forza su questo tema e, in secondo luogo, che anche i paesi del Sud del mondo formulino in modo ancora più chiaro i propri interessi”, ha affermato il politico della Cdu dopo colloqui in Vaticano. “Credo che allora ci sia una seria possibilità di giungere ancora a una soluzione”. Con il termine “Sud del mondo” si intendono per lo più i paesi dell’America Latina, dell’Africa, del Vicino e Medio Oriente e dell’Asia. “Il tempo stringe, purtroppo la fame si avvicina”. Il grano rischia di andare a male, “e non possiamo permettere che ciò accada”, ha affermato Wadephul, come riporta la Dpa. Il ministro ha incontrato in colloqui separati il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, numero due del Vaticano, e il responsabile per le relazioni esterne, l’arcivescovo Paul Gallagher

luciani.2006@libero.it

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