Guerra Usa-Israele – Iran
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Media, alcune navi attraversano Hormuz con sistemi tracciamento spenti
Negli ultimi giorni, alcune navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in segreto, nonostante i transiti rilevabili fossero praticamente cessati in seguito alle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran. Secondo i dati preliminari di Kpler, analizzati da Bloomberg, tutte e sei le navi mercantili che domenica hanno attraversato lo Stretto di Hormuz lo hanno fatto con i transponder spenti, rendendo impossibile seguirne il percorso attraverso i normali sistemi di tracciamento. Per i tre giorni precedenti, i transiti ‘al buio’, ovvero con il sistema di identificazione disattivato, sono stati più numerosi dei passaggi effettuati con i transponder accesi.
Parigi: “No revoca sanzioni finché resta programma nucleare”
“Non ci sarà alcuna revoca delle sanzioni europee” contro l’Iran finche’ Teheran “non abbandonera’ il suo programma nucleare e le sue azioni destabilizzanti nella regione”. Lo dice il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot a BFMTV. “Non ci sarà alcuna revoca delle sanzioni contro il regime iraniano finche’ non abbandonerà il suo programma nucleare, il suo progetto rivoluzionario che sta destabilizzando la regione e il suo programma di missili balistici, alcuni dei quali potrebbero un giorno essere in grado di colpire l’Europa”, ha dichiarato Barrot. “E finche’ non dara’ agli iraniani la libertà di costruire il proprio futuro”, ha aggiunto.
Teheran, con Oman discusso solo di Hormuz
Iran e Oman hanno discusso a Muscat solo dello stretto di Hormuz. A chiarirlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, a quanto riporta l’agenzia Fars. “A Muscat abbiamo discusso con l’Oman esclusivamente dello Stretto di Hormuz e non e’ mai stata nostra intenzione sollevare alcuna altra questione”, ha assicurato.
Iran, Kallas: “Ue vuole essere ai tavoli negoziali”
Kallas ha indicato tra i temi sui quali Bruxelles può svolgere un ruolo anche quello dei gruppi armati sostenuti da Teheran. “Abbiamo gli stessi interessi dei Paesi del Golfo”, ha osservato, sottolineando che sono in corso discussioni su come garantire una presenza europea ai tavoli negoziali “affinché la nostra voce venga ascoltata”. “I Paesi del Golfo vivono nella regione dell’Iran e tutte queste minacce hanno un impatto diretto su di loro, ma hanno effetti anche su di noi”, ha concluso Kallas, evidenziando la convergenza di interessi tra l’Unione europea e i partner del Golfo.
Israele-Libano: al via domani a Roma nuovo ciclo di colloqui
Rappresentanti israeliani e libanesi si incontreranno domani a Roma per un altro ciclo di colloqui di due giorni, mediati dagli Stati Uniti. Si tratta del sesto round di negoziati diretti dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele, avvenuta ad aprile. A differenza del precedente round, conclusosi con la firma di un accordo quadro, questa volta è prevista la partecipazione di soli funzionari civili, senza rappresentanti militari, secondo quanto riferito da una fonte israeliana ad Haaretz. Israele sarà rappresentato dal suo ambasciatore a Washington, Yechiel Leiter. Il Libano invierà la sua ambasciatrice a Washington, Nada Hamadeh Mouawad, e il diplomatico Simon Karam, già ambasciatore di Beirut negli Stati Uniti. La delegazione statunitense sarà guidata da Dan Holler, consigliere del Segretario di Stato americano. Leiter ha dichiarato domenica alla CBS che sono in corso i preparativi per le cosiddette zone pilota nel Libano meridionale, dove l’esercito libanese dovrebbe assumere il controllo del territorio attualmente occupato da Israele.
Tuttavia, una fonte israeliana ha dichiarato domenica ad Haaretz che Israele non dovrebbe ritirarsi da quelle aree prima degli incontri di Roma. “Ci stiamo preparando proprio ora”, ha detto Leiter. “Stiamo lavorando con il Centcom e le forze armate libanesi per creare le condizioni affinché le zone pilota siano accessibili alle forze armate libanesi”, ha affermato il diplomatico. “Se il Libano non sarà disponibile perché Hezbollah rimarrà lì, non avremo ottenuto nulla, ed è per questo che si chiamano zone pilota”, ha continuato. “Se funziona, allora continueremo. Se non funziona, allora resteremo dove siamo. Israele può ritirarsi nel momento in cui Hezbollah verrà smantellato”, ha aggiunto. L’assenza di rappresentanti militari all’incontro di Roma suggerisce che è improbabile che le parti discutano la pianificazione pratica di un ritiro israeliano o il dispiegamento dell’esercito libanese in ulteriori aree, spiega Haaretz.