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“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

l’arte biologica di prendersi cura di sé

L’immagine che spesso accompagna i nostri pensieri quotidiani è quella di un piccolo omino che innaffia un cuore in un vaso. È una metafora potente: la cura di sé non è un atto di egoismo, ma un processo di coltivazione interiore che trova solide basi nella biologia e nelle neuroscienze.

Come abbiamo avuto modo di esplorare spesso in questa rubrica, “avere cura di sé” non è solo un consiglio affettuoso, ma un protocollo di salute psicofisica che richiede costanza e ascolto.

La biologia del movimento e dell’emozione

In diversi appuntamenti precedenti, ho insistito sull’importanza di immergersi nel mondo esterno. La scienza conferma questa visione: il movimento costante, specialmente in ambienti naturali, agisce come un regolatore del sistema endocrino. Camminare riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, favorendo una risposta immunitaria più robusta.

Allo stesso modo, la raccomandazione di “lasciare scorrere le lacrime” – un tema che mi sta molto a cuore – trova una giustificazione biochimica. Le lacrime emotive contengono leucina-encefalina, un antidolorifico naturale. Piangere è un meccanismo di scarico che permette al sistema nervoso parasimpatico di riportare l’organismo in uno stato di quiete.

Nutrire il cervello: tra piacere e scoperta

Prendersi il tempo per assaporare i piatti preferiti o perdersi tra le pagine di un libro non è pigrizia, ma una necessità biologica. La lettura, ad esempio, è uno dei pilastri che suggerisco spesso per “staccare la spina”: bastano appena sei minuti di immersione in un testo per ridurre lo stress del 68%.

Anche il “brindare ai traguardi” ha una logica neurologica. Celebrare un successo innesca il rilascio di dopamina. Senza questa celebrazione, il cervello rischia di scivolare nell’apatia del burnout, dove ogni sforzo sembra privo di valore.

Consigli pratici: come “staccare” davvero

Per mettere in pratica ciò che abbiamo condiviso finora, ecco due strategie concrete:

La lettura come “Deep Work” Emotivo:

Scegli un libro cartaceo (per evitare la luce blu degli schermi).

Dedica anche solo 15 minuti prima di dormire: questo segnale comunica al tuo cervello che la giornata operativa è conclusa, abbassando la frequenza cardiaca più velocemente di qualsiasi scroll sui social.

Il Contatto con la natura (bagno di foresta):

Non serve una scalata in montagna. Cerca un parco e cammina senza auricolari.

L’esercizio del 5-4-3-2-1: nota 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che senti (suoni), 2 che puoi odorare e 1 che puoi gustare (o un pensiero positivo). Questo esercizio di grounding ti riporta istantaneamente nel presente.

La ricchezza delle relazioni e il valore del Sé

Infine, come ricordiamo sempre qui nel Diario, il supporto reciproco e la gentilezza verso se stessi attivano l’ossitocina, l’ormone della connessione. Trattarsi con benevolenza disinnesca il “critico interiore”, migliorando la stabilità emotiva.

Al termine di ogni giornata, ricorda: tu sei la tua unica costante. Prendersi cura di sé significa garantire che la tua “pianta” interiore abbia sempre acqua a sufficienza per continuare a fiorire.

Unisciti alla conversazione: il tuo spazio di ascolto

Nessun giardino fiorisce in solitudine e la cura di sé è un percorso che diventa più leggero se condiviso. Mi piacerebbe sapere quale di questi “semi” di benessere hai deciso di piantare oggi nella tua quotidianità: è stato un pianto liberatorio, una camminata nel verde o quel capitolo di un libro che aspettavi di leggere da tempo?

Scrivimi a benessere365gm@gmail.com.

Puoi condividere una tua riflessione, pormi una domanda o semplicemente raccontarmi come ti prendi cura della tua “pianta interiore”. Ogni email è un piccolo tassello che arricchisce questo diario e mi aiuta a rendere questa rubrica uno spazio sempre più vicino alle tue necessità. Aspetto di leggerti!

FINE 

luciani.2006@libero.it

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