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“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

La ferita dell’Umiliazione e la maschera del Masochista, il riscatto della propria libertà

Bentornati al nostro consueto appuntamento con la cura e l’ascolto profondo di se stessi. Nelle scorse settimane abbiamo esplorato i sentieri della fuga, dell’aggrapparsi agli altri e della rigidità interiore. Oggi ci addentriamo in un territorio emotivo intimo, delicato e spesso avvolto dal silenzio, perché tocca corde legate alla vergogna e al senso di colpa. Esploriamo insieme la ferita dell’Umiliazione, un dolore che Lise Bourbeau colloca generalmente tra il primo e il terzo anno di vita, nel periodo in che coincide con lo sviluppo delle funzioni corporee, come l’imparare a mangiare da soli o il controllo degli sfinteri, e si manifesta principalmente nel rapporto con il genitore che si è occupato dell’educazione fisica del bambino. Questa ferita si apre quando il piccolo sente che un adulto lo critica, lo giudica o si vergogna di lui, magari etichettandolo come sporco, distratto, goffo o inadeguato davanti agli altri. Il bambino percepisce la disapprovazione non per ciò che ha fatto, ma per ciò che è nella sua fisicità, interiorizzando un profondo senso di indegnità.

Per sopravvivere a questo peso opprimente e prevenire la vergogna, la mente indossa la maschera del Masochista. Attenzione a non fraintendere questo termine: nel contesto della crescita personale, il masochista non è chi prova piacere nel soffrire, bensì chi, a livello inconscio, si punisce anticipatamente e si fa carico dei problemi del mondo intero per evitare che gli altri lo umilino di nuovo. Il ragionamento nascosto è quasi protettivo: se mi sminuisco da solo, se mi metto all’ultimo posto e se soffro prima io, nessuno potrà più ferirmi o farmi vergognare. Chi vive dietro questa maschera tende a sviluppare un corpo dalle forme tonde, generose, quasi come se accumulasse fisicamente peso per contenere tutto il carico emotivo degli altri o per crearsi un cuscinetto di protezione contro i giudizi esterni. Nella vita quotidiana, il Masochista si riconosce per la sua straordinaria generosità, una disponibilità che però sconfina spesso nell’autosabotaggio.

È la persona che si fa in quattro per tutti, che si assume responsabilità non sue e che non dice mai di no, finendo per dimenticarsi completamente dei propri bisogni primari e dei propri desideri legittimi.

Il paradosso di questa dinamica è che, nel tentativo di rendersi utile e indispensabile, la persona finisce per attirare situazioni in cui viene sfruttata o non considerata, ricreando l’esatta umiliazione da cui stava cercando di difendersi. Vive con un costante senso di colpa legato al piacere: ogni volta che si concede un momento di riposo, un acquisto per sé o una gioia personale, una voce interna le ricorda che non se lo merita o che c’è qualcun altro che ha più bisogno di lei/lui. Riconoscere questa ferita significa accorgersi di come la dedizione assoluta verso il prossimo sia spesso una prigione dorata in cui nascondiamo la paura di non valere abbastanza per il solo fatto di esistere.

Per questa quinta settimana di cammino, vi invito a fare un profondo lavoro di riappropriazione dei vostri spazi vitali. Lo spunto di riflessione che vi affido è una domanda da portare con voi durante le giornate: quando vi fate carico di un problema altrui, lo state facendo per amore puro o per paura di essere giudicati egoisti? L’esercizio quotidiano per i prossimi sette giorni è un vero e proprio allenamento al sano egoismo: ogni giorno, identificate un piccolo desiderio che sia esclusivamente vostro, come leggere un capitolo di un libro, fare un bagno caldo o mangiare qualcosa che vi piace particolarmente, e realizzatelo senza giustificarvi con nessuno, specialmente con voi stessi. Se qualcuno vi chiede un favore che vi toglie energia o tempo prezioso, esercitatevi a pronunciare un “no” gentile ma fermo. Quando avvertite quel vecchio senso di colpa che bussa alla porta della vostra mente, fate un respiro profondo e ripetetevi che prendersi cura di sé non è un atto di egoismo, ma il primo dovere verso la propria felicità.

Guarire dall’umiliazione significa capire che siete nati per godere della vita, non per espiare colpe che non avete. Ma il nostro mosaico interiore non è ancora completo e la prossima settimana ci attende l’ultimo, incredibile tassello di questo viaggio. Sposteremo lo sguardo su una dinamica che muove le fila di chi vuole avere sempre tutto sotto controllo, di chi fa fatica a fidarsi del prossimo e vive con la costante paura di essere ingannato. Chiuderemo la nostra rubrica, sulle cinque ferite e le relative maschere, affrontando la ferita del   Tradimento e la maschera del Controllore.

Se le parole di oggi hanno risvegliato in voi un’emozione nascosta, se avete riconosciuto la vostra tendenza a dimenticarvi di voi stessi per salvare gli altri o se volete semplicemente raccontarmi la liberazione del vostro primo “no” della settimana, scrivetemi una mail a **benessere365gm@gmail.com**. Ogni vostra lettera è un pezzetto di luce che arricchisce questo cammino. Vi aspetto martedì prossimo per l’ultima, straordinaria tappa della nostra rubrica.

FINE

luciani.2006@libero.it

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