Il ritorno del proporzionale non è il caos, è democrazia
La discussione sulla reintroduzione di un sistema elettorale proporzionale in Italia è tornata al centro del dibattito politico, e stavolta non come semplice esercizio accademico, ma come cantiere concreto.
La legge elettorale proporzionale non è il problema. È la risposta che fa paura.
C’è un mantra che da decenni viene ripetuto con la sicurezza di chi non ha bisogno di dimostrarlo: il proporzionale genera ingovernabilità. Lo si dice nei talk show, lo si scrive nei titoli, lo si sussurra nei corridoi del potere. E intanto, mentre si demonizza la rappresentanza, i cittadini smettono di votare.
Il vero problema non è il sistema elettorale. È una politica che ha smesso di ascoltare. Che ha confuso governabilità con comando, stabilità con immobilismo, semplificazione con esclusione.
Alle ultime elezioni politiche ha votato poco più del 63% degli italiani. Un dato che dovrebbe far tremare le fondamenta della Repubblica. Ma invece si preferisce ignorarlo, come se fosse fisiologico. Non lo è. È il sintomo di una democrazia che non rappresenta più. Quando il voto non incide, quando le maggioranze si costruiscono a tavolino, quando il Parlamento è ridotto a ratificare decisioni prese altrove, la gente si allontana. Non per pigrizia. Perché non ci crede più.
Il proporzionale non frammenta: fotografa. Riflette la società com’è, non come la vorremmo. E in una società complessa, plurale, contraddittoria, la rappresentanza non è un lusso. È una necessità. Chi invoca il maggioritario per “semplificare” sta dicendo, in fondo, che la realtà è troppo difficile da gestire. Ma la politica non è fatta per semplificare. È fatta per risolvere.
Soglie di sbarramento, premi di governabilità, clausole anti-frammentazione: esistono, funzionano, sono già adottati in Europa. Germania, Spagna, Paesi Bassi. Governi stabili, sistemi proporzionali. L’Italia non sarebbe un’eccezione. Sarebbe solo meno ipocrita.
La Democrazia Cristiana ha governato per decenni non perché imponeva, ma perché convinceva. Perché sapeva mediare, ascoltare, includere. Il proporzionale favorisce proprio questo: il dialogo. E oggi, in tempi di slogan e veti incrociati, il dialogo è rivoluzionario.
Il proporzionale non è un salto nel buio. È un ritorno alla democrazia adulta.
Chi lo teme, forse non vuole governare. Vuole comandare.
Chi lo riscopre, può ricostruire il patto tra cittadini e istituzioni. E forse, far tornare gli italiani alle urne.
On. Michele Tucci
Commissario regione Puglia
Luigi Barnabà
Responsabile Regionale Dipartimento Organizzativo