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LE DONNE NELLA STORIA – ELEONORA DUSE

LE DONNE NELLA STORIA – ELEONORA DUSE

Eleonora Giulia Amalia Duse  (Vigevano 3/10/19858 – Pittsburgh 21/04/1924) attrice teatrale

Soprannominata la divina, è considerata la più grande teatrale della sua epoca e una delle più grandi di tutti i tempi, il critico contemporaneo Hermann Bahr la definì «la più grande attrice del mondo»; simbolo indiscusso del teatro moderno, anche nei suoi aspetti più enfatici. Acclamata compì tournée all’estero recitando sempre in italiano.

Nata in una famiglia di attori clodiensi, crebbe e trascorse l’infanzia tra il nomadismo e il dilettantismo della compagnia girovaga del padre Alessandro e della madre Angelica Cappelletto, andando in scena fin da bambina. Cugina di Italia Vitaliani essendo suo padre fratello di Giorgio padre di Italia. Nel 1862, Eleonora, a soli 4 anni, interpretò la parte di Cosetta in una versione teatrale de I Miserabili. Nel 1878 conquistò il ruolo di prima amorosa nella compagnia Ciotti-Belli Blanes, e appena ventenne fu a capo di una compagnia con Giacinta Pezzana. Alcune memorabili interpretazioni, come Teresa Raquin di Emile Zola, le procurarono presto l’adorazione del pubblico e l’entusiasmo della critica. Nel 1879 entrerà nella Compagnia Semistabile di Torino di Cesare Rossi, dove porterà a maturazione una sua poetica che raccoglieva le eredità del passato ma che insieme rompeva con la tradizione della prima metà dell’Ottocento.

È proprio in questo periodo, gli anni ottanta, che Eleonora Duse compirà le scelte di repertorio che segneranno il suo percorso artistico e la sua carriera. Un repertorio che le permetterà di esprimere il suo sentimento di crisi rispetto all’epoca di cui faceva parte. Vista la sostanziale assenza di una drammaturgia in Italia i testi che sceglieva e prediligeva erano perlopiù le pièces bien faites francesi: moderne, mondane, di forte richiamo per i rinnovati gusti del mutato pubblico del secondo Ottocento.

Nelle mani di Eleonora Duse i drammi di Victorien Sardou e di Alexandre Dumas figlio diventavano partiture da smontare per poter essere poi riempite del messaggio tutto personale di Duse che voleva mettere in crisi quei valori borghesi, rappresentarli quindi così come essi si presentavano nella realtà. I temi che la Duse voleva affrontare erano quelli più spinosi e più rappresentativi della società borghese dell’epoca: denaro, sesso, famiglia, matrimonio, ruolo della donna. Ne usciva il ritratto di una società perbenista ma in realtà ipocrita, luccicante nella vetrina ma marcia nella sostanza, egemonizzata da un dio-denaro regolatore di ogni rapporto umano; un mondo nel quale è impossibile provare delle emozioni sincere.

Emergeva poi l’interiorità femminile così come lei viveva la sua: un’interiorità alienata, nevrotica. Il suo repertorio era moderno e di forte richiamo: dal verismo della Cavalleria rusticana di Giovanni Verga, dove interpretò Santuzza, ai già citati drammi di Victorien Sardou e Alexandre Dumas figlio, che facevano parte del repertorio della grande attrice francese Sarah Bernhardt. Fra le due attrici nacque presto una rivalità che divise i critici teatrali.

La Duse aveva amicizie con alcune delle personalità più note dell’epoca, come la scrittrice Sibilia Aleramo e la danzatrice Isadora Duncan.

Nel 1881 Eleonora Duse sposò Tebaldo Marchetti, in arte Checchi, attore nella sua compagnia; l’unione, dalla quale nacque Enrichetta, si rivelò presto infelice e terminò con una separazione definitiva. Nel 1884 si legò ad Arrigo Boito, che adattò per lei Antonio e Cleopatra.

Nel 1882 a Roma incontra per la prima volta Gabriele dAnnunzio: quest’ultimo è un giovane affascinante, sceso da poco dagli Abruzzi, ma già con tre opere pubblicate. Compare davanti alla Duse e con melodiose parole le propone, tout court, di giacere con lui. Eleonora lo congeda con sdegno, ma forse anche con un segreto compiacimento (in quel giorno lo descrive: Già famoso e molto attraente, con i capelli biondi e qualcosa di ardente nella sua persona).

Negli anni 1890, Eleonora Duse portò sulle scene italiane i drammi di Henrik Ibsen (Casa di bambola, La donna del mare). Nel 1898, con lei ancora vivente e in piena attività, il Teatro Brunetti di Bologna cambiò nome in Teatro Duse. Nel 1909 Eleonora Duse abbandonò il teatro, ma vi ritornò nel 1921, spinta dalle necessità economiche; nel frattempo, nel 1916, interpretò il suo unico film, Cebere, tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Pochi mesi prima di morire compì l’ultimo soggiorno a Viareggio, presso la villa dell’armatore Riccardo Garré, nell’agosto 1923; morì nel corso dell’ultima tournée statunitense, a Pittsburg, il 21 aprile 1924.

Come da lei richiesto, la sua sepoltura si trova nel cimitero di Sant’Anna ad Asolo, cittadina ove aveva una casa, detta “la casa dell’arco”, nella quale dimorò tra il 1920 e il 1922. Lasciò scritto di volere essere seppellita rivolta verso il Monte Grappa, per amore dell’Italia e dei soldati che aveva assistito durante la prima guerra mondiale. Il Museo civico di Asolo conserva ed espone ritratti e lettere autografe dell’attrice, oggetti, libri e arredi personali, oggetti, abiti e calzature di scena, che nel 1933 la figlia Enrichetta Angelica Marchetti Bullough donò allo Stato italiano, vincolandoli a quella cittadina. Molte altre lettere scritte e ricevute, libri, copioni – alcuni autografi dell’attrice o dell’autore del testo -, abiti, mobilio e molti oggetti personali furono donati nel 1968 dalla nipote e ultima erede Eleonora Ilaria Bullough, religiosa domenicana inglese con il nome di sister Mary of St. Mark, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, presso la quale costituiscono l’Archivio Duse e lo spazio espositivo Stanza di Eleonora Duse, la collezione più ampia e completa di documenti sulla vita e sull’arte dell’attrice.

Ottavia Luciani

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