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LA GUERRA IN UCRAINA

LA GUERRA IN UCRAINA

Oggi è il trentacinquesimo giorno di guerra

Il vicepremier britannico Dominic Raab si mostra piuttosto cauto sull’eventualità che il Regno Unito diventi un Paese garante della neutralità e quindi della sicurezza dell’Ucraina (sul modello dell’articolo 5 della Nato) nell’ambito di un accordo di pace fra Kiev e Mosca.

“Dipenderebbe da cosa esattamente comporta – ha sottolineato – siamo stati molto chiari sul fatto che non vogliamo impegnarci in uno scontro militare diretto con la Russia”.

Raab ha aggiunto che Londra è pronta a valutare le richieste del presidente Volodymyr Zelensky ma ricorda che l’Ucraina non è un Paese membro della Nato e quindi Londra non è tenuta a replicare gli impegni di mutua assistenza vigenti fra i membri dell’Alleanza atlantica.

Il vicepremier ha ribadito lo scetticismo del suo governo rispetto all’annunciata riduzione dell’impegno militare sul campo da parte del Cremlino e affermato che le sanzioni britanniche contro Mosca rimarranno in vigore fino al ritiro dall’Ucraina delle truppe russe.

 

Sono continuati nella notte i raid russi nei dintorni della capitale ucraina Kiev, nonostante gli spiragli di negoziato emersi ieri a Istanbul e l’annuncio di Mosca della disponibilità ad una riduzione delle ostilità. E intanto non migliorano i rapporti tra Usa e Russia, con il dipartimento di Stato che diffonde un nuovo avviso agli americani, invitati a lasciare immediatamente il Paese o a non recarvisi perché potrebbero essere «trattenuti» in ragione del conflitto in corso in Ucraina. La Casa bianca esclude che un incontro tra i presidenti americano e russo Joe Biden e Vladimir Putin possa essere messo in agenda prima di una «significativa de-escalation militare» che di fatto ancora non si vede. Intanto, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, da Berlino ha fatto sapere che «nelle prossime ore il premier Mario Draghi sentirà il presidente Putin».

 

Le sirene sono risuonate nella notte a Kiev e in altre città mentre sia l’esercito ucraino che il Pentagono ritengono che Mosca non abbia messo in atto alcun ritiro ma un «ingannevole» riposizionamento di truppe, con duemila soldati russi spostati in Ucraina dalla Georgia. Zelensky parla di «segnali positivi dai negoziati ma precisa che «non vediamo alcun motivo per fidarci delle parole di alcuni rappresentanti di uno Stato che continua a combattere per la nostra distruzione. Gli ucraini non sono persone ingenue». E nel 35/o giorno di guerra ribadisce che «non ci possono essere compromessi sulla nostra integrità territoriale».

 

Scoppia intanto il nodo alimentare, con la Russia accusata dalla vice segretaria di Stato Usa Wendy Sherman in una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu di aver provocato una «crisi alimentare mondiale» e di far correre il rischio di una carestia in vari Paesi scatenando una guerra contro l’Ucraina, considerata il «granaio d’Europa».

 

 

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