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LA GUERRA IN UCRAINA

LA GUERRA IN UCRAINA

Oggi è il sessantunesimo giorno di guerra

Il Cremlino protesta per i nuovi aiuti militari Usa all’Ucraina: «È una cifra enorme, così non c’è soluzione diplomatica»

Mosca chiede che gli Stati Uniti smettano di fornire nuove armi a Kiev, accusando la Casa Bianca di complicare il raggiungimento di una soluzione diplomatica

Il Cremlino torna a protestare con gli Stati Uniti dopo l’annuncio del nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev, dopo la visita di ieri sera del Segretario di Stato americano Antony Blinken e del capo del Pentagono, Lloyd Austin, al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Alla tv russa Rossiya24, l’ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov, ha annunciato l’invio di una nota per la Casa Bianca con cui chiede agli Stati Uniti di fermare il rifornimento di armi all’Ucraina per altri circa 800 milioni di dollari: «Questa è una cifra enorme – ha detto Antonov citato dall’agenzia Tass – non contribuisce a trovare una soluzione diplomatica, a risolvere la situazione. Abbiamo sottolineato l’inaccettabilità della situazione e abbiamo chiesto agli Stati Uniti di smetterla con la fornitura di armi all’Ucraina». L’ambasciatore russo ha poi accusato gli Stati Uniti di: «alzare ancora di più la posta in gioco e aggravare la situazione».

 

Biden: «Putin non vincerà mai» e annuncia 800 milioni di aiuti militari

l Dipartimento del Tesoro ha invece confermato un nuovo intervento economico da 500 milioni di dollari

Gli aiuti economici annunciati dal Dipartimento del Tesoro americano e quelli militari confermati direttamente dal presidente Joe Biden. Nel giorno in cui la Russia annuncia di avere il controllo di Mariupol («una informazione di cui non abbiamo conferme», ha puntualizzato Biden) gli Stati uniti rilanciano la propria strategia di sostegno all’Ucraina. Prima è arrivato l’annuncio di un nuovo pacchetto di aiuti finanziari all’Ucraina dagli Stati Uniti pari a 500 milioni di dollari da parte del Dipartimento del Tesoro americano, che ha specificato che serviranno per aiutare Kiev a sostenere salari, pensioni e altri programmi governativi. Quindi, alle 15.45 ora italiana, ha preso la parola il presidente Biden per un breve intervento, seguito all’incontro con il presidente del consiglio ucraino Denys Shmyhal, appena arrivato a Washington.

«Putin non vincerà ma in Ucraina, non riuscirà mai ad occuparla del tutto», ha detto Biden. Dando poi conferma dell’invio di un altro pacchetto da 800 milioni di dollari – simile a quello dichiarato a inizio aprile – che comprenderà munizioni e strumenti d’artiglieria pesante. Il presidente americano ha annunciato che tra le nuove sanzioni nei confronti della Russia c’è anche il blocco navale: «Nessuna nave russa sarà in grado di attraccare nei nostri porti. Non sappiamo quanto durerà questa guerra, ma Putin non sta raggiungendo i suoi obiettivi. Putin faceva affidamento sul fatto che gli alleati della Nato non sarebbero rimasti uniti, ma noi proveremo ancora una volta che si è sbagliato, saremo col popolo ucraino e non falliremo. Il sostegno al popolo ucraino è la nostra responsabilità».

Il nuovo finanziamento a sostegno dell’economia ucraina si aggiunge ai 500 milioni di dollari di aiuti economici che il presidente Joe Biden aveva già annunciato a marzo, mentre quello militare si somma ai circa 2,6 miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno già inviato all’Ucraina per aiutarla a rafforzare le sue difese contro la Russia.

 

Dall’Italia pronta l’artiglieria più pesante per Kiev: verso il nuovo decreto con cannoni, cingolati e autoblindo

Tra gli aiuti militari dell’Italia all’Ucraina ci saranno ancora nuove mitragliatrici, razzi controcarro e munizioni. Ma nel nuovo pacchetto, il governo punta ad armamenti più pesanti per sostenere Kiev nella controffensiva in Donbass

Il governo Draghi sta preparando un nuovo e più potente pacchetto di aiuti militari da inviare a Kiev. Fornitura che dovrebbe essere stabilita in modo definitivo nei prossimi giorni, con tutta probabilità prima del viaggio del premier italiano Mario Draghi in Ucraina. Sidam25 montati sui cingolati M113, obici, cannoni semoventi M109 accantonati alla fine della Guerra Fredda, e ancora qualche pezzo pregiato come il PzH2000, il più moderno cingolato semovente al mondo con un obice di calibro 155, gittata massima di 40 km e una velocità di tiro massima di tre colpi in dieci secondi. Queste alcune delle ipotesi riportare da Repubblica e Corriere della Sera che i tecnici militari starebbero valutando in queste ore. Non ci sono ancora decisioni ufficiali ma l’obiettivo è quello di ispezionare e raccogliere armi molto più pesanti di quelle finora consegnate. In quanto a mitragliatrici, razzi controcarro e munizioni, la cosa certa è che rientreranno ancora una volta nella lista degli aiuti, così come era stato già autorizzato nel decreto di un mese fa.

Le armi italiane all’Ucraina

Dalla prossima settimana i tecnici militari opereranno un esame approfondito sui pezzi dell’armamento italiano realmente idonei all’invio in Ucraina. La valutazione sarà poi trasmessa al ministero della Difesa e spingerà il governo a trarre le conclusioni sulla quantità e la qualità di aiuti da regalare a Kiev. Tra le risorse da esaminare ci saranno i cannoni semoventi M109 recuperati direttamente dal periodo della Guerra Fredda. Il Comando Interforze dovrà capire quanto tempo occorre per renderli di nuovo utilizzabili al cento per cento. La disponibilità del Paese sarebbe di 300 cannoni M109, 221 dei quali sottoposti nei primi anni Novanta a un programma di aggiornamento. Da vent’anni risultano quindi in riserva, per la maggior parte piazzati nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli. 70 sono stati venduti al Pakistan e 10 al Gibuti in cambio della concessione di una base. Quelli rimasti ora richiederebbero lavori di riabilitazione che potrebbero durare mesi.

L’altra ipotesi di invio era stata quella dei modernissimi Pzh 2000, obici di produzione tedesca che anche l’Olanda ha deciso di mandare a Kiev. Possibilità per l’Italia non troppo facile vista l’esigua quantità di mezzi di questo genere a disposizione, l’armamentario ne prevede soltanto 70. Nella lista del governo potrebbero essere aggiunti anche alcune autoblindo da battaglia Centauro, con otto ruote motrici e un cannone in grado di affrontare i carri armati. Ma il problema in questo caso sarebbero le munizioni: le autoblindo Centauro utilizzano i 105 millimetri, non presenti in Ucraina. Senza contare il lungo addestramento di cui gli equipaggi avrebbero bisogno.

La strada più semplice sarebbe quella che prevede il recupero dei vecchi cingolati per il trasporto truppe M113, inviati prossimamente anche dagli Stati Uniti. Altra azione di facile recupero sarebbe quella che riguarda i fuoristrada Iveco Lince a prova di mina con blindatura leggera, con una necessità di addestramento dell’equipaggio davvero minima. Gli ucraini ne hanno già catturati una dozzina ai russi . L’Italia ne possiede oltre duemila, alcuni più vecchi e destinati a essere sostituiti da un nuovo modello.

I tecnici dovranno trasferire al ministero della Difesa la valutazione anche sull’idoneità delle autoblindo Puma a sei ruote motrici: ce ne sono più di trecento praticamente nuove ma accantonate perché in Afghanistan si sono dimostrate vulnerabili alle mine. Nonostante il passato non troppo affidabile, potrebbero risultare comunque mezzi robusti e semplici da utilizzare, capaci di dare protezioni ai combattenti ucraini soprattutto all’interno delle città.

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