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LA LEGA CHIEDE ALLA REGIONE PUGLIA DI CONDANNARE L’U.E. SUL TEMA DELLE CONCESSIONI BALNEARI

LA LEGA CHIEDE ALLA REGIONE PUGLIA DI CONDANNARE L’U.E. SUL TEMA DELLE CONCESSIONI BALNEARI

Sulla scorta delle decisione U.E. è stata avviata una procedura di infrazione contro l’Italia

Il gruppo Consiliare della Lega ha presentato un ordine del giorno teso ad impegnare la Regione Puglia ad esprimere una netta condanna rispetto all’atteggiamento dell’UE sul tema delle concessioni balneari, per cui è stata avviata una procedura di infrazione contro l’Italia

Il gruppo Consiliare della Lega chiede a gran voce che la Regione Puglia, il presidente e la giunta regionale si impegnino a esprimere una netta condanna rispetto all’atteggiamento dell’UE, che si rifiuta di riconoscere la specificità e l’importanza del settore turistico-balneare italiano; e che si impegnino, inoltre, a portare la problematica all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni e ad assumere ogni iniziativa possibile volta a far pressione sul Governo Italiano affinché:

–          difenda in sede europea l’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime prevista dalla legge 145/2018, avviando la contestuale riforma del demanio marittimo, senza la quale non è possibile stabilire i termini di applicazione della Direttiva Bolkestein al comparto balneare;

–          alla luce dei risultati ottenuti riformando il demanio marittimo, negozi con la Commissione Europea un’applicazione della Direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali marittime che sia rispettosa delle peculiarità del comparto balneare italiano, e tuteli e salvaguardi la continuità delle imprese balneari italiane, il loro valore economico, sociale e di tutela del patrimonio marittimo e della biodiversità.

Nei giorni scorsi Bruxelles ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia, affermando che l’estensione delle concessioni balneari fino al 2033 sarebbe in contrasto col diritto europeo. Di fatto l’UE ha avviato una procedura di infrazione ai danni del Belpaese relativamente al rinnovo automatico delle concessioni balneari. La norma italiana a cui la Commissione Ue fa riferimento è la 145/2018, che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2033. Tale legge, secondo l’Europa, sarebbe in contrasto con la direttiva 2006/123/CE detta “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi, nonché con la sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, che aveva dichiarato illegittime le proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni balneari.

È chiaro che questo rischia di influire negativamente sull’attività balneare della Puglia. L’attività turistico-balneare occupa un gran numero di addetti, ai quali vanno aggiunti gli occupati dell’indotto, ovvero degli esercizi pubblici e commerciali che vivono a stretto contatto con gli stabilimenti balneari. Si tratta in gran parte di imprese di tipo familiare, che hanno effettuato notevoli investimenti economici al fine di migliorare i servizi offerti, elevando, in tal modo, gli standard qualitativi dell’accoglienza turistica a livelli di eccellenza, e dando vita a una realtà di fondamentale importanza per la creazione di ricchezza e di sviluppo turistico, che si coniuga con un totale rispetto per l’ambiente e il territorio. Ed è assurdo che in piena pandemia, mentre si pensa a come affrontare la crisi e sostenere famiglie e imprese, l’UE si occupi di verificare se l’Italia rispetta o meno la direttiva Bolkenstein.

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