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LA RESTANZA, a Castiglione la prima pugliese del film su chi “RESTA”

LA RESTANZA, a Castiglione la prima pugliese del film su chi “RESTA”

Nell’ambito del tour europeo, la prima pugliese del film “La Restanza” di Alessandra Coppola girato proprio a Castiglione.  Per l’occasione, sarà presente l’antropologo calabrese Vito Teti.

SABATO 2 LUGLIO 2022, h20, PIAZZA DELLA LIBERTA’, CASTIGLIONE D’OTRANTO

“Castiglione d’Otranto, profondo sud dell’Italia. Un gruppo di trentenni non accetta più che la soluzione ai problemi economici, ecologici e politici del territorio sia sempre “andare via”. Propongono, allora, a coloro che possiedono appezzamenti di terra incolta, spesso vissuti come un fardello, di metterli in comune per bonificarli e riportarli a produrre. Questi ragazzi decidono cosi di legare la propria vita alla terra e di investire sul valore del camminare insieme. Castiglione diventa il paese della restanza: si coltivano i semi antichi e la biodiversità locale, si decide insieme, si sviluppa un’economia di prossimità. Accettando le ombre del passato, si scopre la necessità, il desiderio, la volontà di generare un nuovo senso dei luoghi, di creare un altrove proprio lì dove si è sempre stati”.

È questo il nucleo del film “La Restanza” che, dopo varie tappe in Italia e nel resto d’Europa, approderà sabato 2 luglio nel cuore del paese ha visto maturare questa storia, quella dell’associazione e della cooperativa agricola Casa delle Agriculture: l’appuntamento è alle ore 20 in Piazza della Libertà, a Castiglione d’Otranto. La proiezione sarà preceduta da un incontro con la regista Alessandra Coppola e l’antropologo Vito Teti, colui che ha coniato la parola e il concetto di restanza e che presenterà il suo ultimo libro, omonimo, edito da Einaudi.

Il film (guarda il trailer) vede la regia e sceneggiatura di Alessandra Coppola (nella foto); suono e mix di Gianluigi Gallo; montaggio immagine di Pierpaolo Filomeno; montaggio suono di Alexandre Davidson; color correction di Miléna Trivier; composizione musicale originale di Alice Perret. Si tratta di una produzione italo-belga de l’Atelier Graphoui (Ellen Meiresonne) e  Own Air srl  (Lorenzo e Alfredo Borrelli) con il sostegno del Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la FWBApulia Film Fund e MIBACT. Il lungometraggio è già stato selezionato in numerosi festival: Torino Film Festival 2021, Festival dei Popoli 2021, Cinemamed 2021 – Belgio, Crossing Europe Film Festival 2022 – Austria, Alimenterre 2022 – Belgio,  Salento Film Festival 2022, InSOStenibile 2022.

QUATTRO ANNI DI RIPRESE PER IL FILM

Il film, frutto di un processo durato quattro anni, trova la sua forma con il tempo e viene prodotto in complicità con le persone filmate. Osserva da vicino le vite e le scelte dei personaggi nel tempo, in modo coinvolto e coinvolgente. Alessandra Coppola usa la camera in modo organico, agile, leggero e discreto. Osserva la vita quotidiana di questa comunità dinamica, seguendo gli incontri, le azioni, l’emergere di speranze e delusioni. Con uno sguardo generoso ma incisivo, rimane vicina a quelli che sono diventati dei compagni di avventura, ma conserva sempre uno sguardo critico.

Il film, dunque, copre un periodo di quattro anni. È una durata che permette di vedere, attraverso cambiamenti abbastanza radicali, l’impatto di un intervento modesto ma costante sul territorio. Il racconto di questa esperienza trova la sua importanza non nel mostrare un modello da imitare, ma nell’aprire una riflessione su ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo più nel sistema in cui viviamo.

Questo racconto non fornisce risposte o teorie per affrontare i problemi del mondo contemporaneo, ma mostra l’avventura umana di un gruppo di persone che cercano di cambiare le proprie vite e ciò che le condannerebbe alla ripetizione del passato.

“Questo film – commenta la regista Alessandra Coppola – è stata la mia scuola di cinema. Quando ho incontrato i giovani di Castiglione d’Otranto e ho capito cosa stavano cercando di fare, non ci ho pensato due volte, c’era una storia da raccontare: era ovvio, urgente, importante. Quando sono tornata al paese con la telecamera in mano, ho iniziato a fare cose che non avevo mai fatto: scrivere un film, dirigerlo, girarlo, come i miei personaggi stavano facendo qualcosa che non avevano mai fatto: coltivare la terra, ricucire i legami sociali, ripensare l’economia. Spinti dalle stesse domande, abbiamo cercato le risposte vivendone l’esperienza sul campo, interrogandoci, convergendo e divergendo, ma infine camminando insieme”.

LA SINOSSI: I GIOVANI IDEALISTI E IL SOGNO DI RESTARE A DISPETTO DELLE DIFFICOLTÀ

Di quali ingredienti sono fatti i nostri sogni? Nel film La Restanza, un gruppo di giovani idealisti non vuole lasciare il luogo in cui sono nati e cresciuti. Il loro piccolo paese, Castiglione d’Otranto, si sta spopolando gradualmente, ma loro non vogliono emigrare. Decidono quindi di dedicare tutte le loro energie a creare le condizioni per non partire e per raggiungere questo obiettivo sono costretti a ripensare i modelli ereditati dal passato. Fondano un’associazione, “Casa delle Agriculture Tullia e Gino”, da cui nascerà poi anche l’omonima cooperativa agricola: si dedicano alla terra, la coltivano in modo organico, ricostruiscono i legami comunitari, celebrano la convivenza e re-infondono vita e vitalità a un luogo altrimenti destinato all’abbandono e all’oblio. Intraprendono così un’avventura eroica: creare un mulino comunitario, un progetto che diventerà il catalizzatore dei loro sogni, di un’utopia che si trasforma in realtà. Il documentario di Alessandra Coppola racconta con delicatezza la storia di questo gruppo ibrido e del sogno che darà loro filo da torcere: le difficoltà di ottenere un prestito da una banca, le persone responsabilizzate legate alla creazione e poi alla gestione di una cooperativa, la finanziaria fardello, i problemi di salute di alcuni, eppure con grande costanza in un fermo desiderio, quello di costruire un futuro con le proprie mani. Il racconto di questa avventura porta ad affezionarsi ai protagonisti, alla loro forza, alla loro simpatia e determinazione e a ridere con loro, empatizzare con le loro debolezze, preoccupazioni, dolori.

LE INTENZIONI: AL DI LÀ DEL SALENTO PATINATO, C’È CHI RESTA PER COSTRUIRE UNA TERRA PIÙ GIUSTA

L’arena del film è Castiglione d’Otranto, paese del basso Salento. Dietro l’immagine di paradiso per le vacanze propagandato nei siti turistici, la Puglia nasconde un volto molto più oscuro: pannelli fotovoltaici installati su terreni agricoli, complessi industriali anacronistici e spettrali, discariche a cielo aperto, disoccupazione crescente e un processo di spopolamento che procede in modo esponenziale. “La Restanza” vuole raccontare in che modo una simile crisi sociale colpisce questi paesi rurali e come la affrontano i loro abitanti. A Castiglione d’Otranto si decide di restare, di ripensare i modelli del passato e ripartire da ciò che si ha. La terra diventa quindi ciò che lega chi non vuole partire agli anziani che sono rimasti, i migranti appena arrivati ​​ai nuovi contadini, i giovani in cerca di prospettive agli stranieri di passaggio.

 

Il film incontra il pubblico in concomitanza con l’uscita del libro omonimo di Vito Teti pubblicato da Einaudi. Già ordinario di Antropologia culturale presso l’Università della Calabria, Teti si occupa attualmente di antropologia e letteratura dei luoghi. Per Einaudi ha pubblicato anche Maledetto Sud (2013) e Fine pasto. Il cibo che verrà (2015). È a lui che si deve l’elaborazione del concetto di “Restanza”: “Sono oggi molte le narrazioni, spesso retoriche e senza profondità, che idealizzano la vita nei piccoli paesi, rimuovendone, insieme alla durezza, le pratiche di memoria e di speranza di chi ha voluto o ha dovuto rimanere. La restanza – si legge nel suo ultimo libro – non riguarda soltanto i piccoli paesi, ma anche le città, le metropoli, le periferie. Se problematicamente assunta, non è una scelta di comodo o attesa di qualcosa né apatia né vocazione a contemplare la fine dei luoghi, ma è un processo dinamico e creativo, conflittuale, ma potenzialmente rigenerativo tanto del luogo abitato, quanto per coloro che restano ad abitarlo”.

 

La regista Alessandra Coppola:

Alessandra Coppola è un’artista nata a Bari ma vive da molto tempo a Bruxelles. Si è formata principalmente nel campo della danza/teatro e lavorando come danzatrice e performer per circa 25 anni. Al cinema si è avvicinata frequentando il DAMS all’Università di Bologna.

La sua pratica artistica è il frutto di esperienze formative e professionali molto eterogenee. Ha studiato ingegneria e filosofia, oltre a storia del cinema e del teatro. Lavora nel campo dell’audiovisivo, della performance e dell’arte pubblica producendo opere d’arte, ma anche processi socio-artistici. Si interessa di politiche delle crisi in senso ampio.

Dal 2009 al 2012 si è concentrata su un lavoro molto fisico e ha portato a termine, in collaborazione con l’artista David Zagari, Genders matter and physical exhaustion, un progetto di ricerca sulla performance, rappresentato in Europa e Sud America. Con Menage à trois, un documentario sperimentale partecipativo, ha cercato di esplorare le forme di rappresentazione dell’altro, all’interno di quattro coppie eterosessuali. All’incrocio tra opere d’arte e il processo sociale, Sonic gardening è stato un progetto che ha preso in prestito i concetti dei Jardin en Mouvement di Gilles Clement per generare forme di ascolto sociale in un contesto urbano, mentre Un objet pour vous ha utilizzato la pratica di commissionare un’opera d’arte come un esercizio di democrazia. I suoi ultimi lavori sono il cortometraggio di finzione Urban Crimes-episodio uno e il film documentario La Restanza dove segue l’avventura di un gruppo di giovani che cercano di dare risposte concrete alla crisi ecologica, politica e sociale che si trovano a vivere. Questo è il suo primo lungometraggio.

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luciani.2006@libero.it

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