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LA VITTORIA CONTRO IL TORINO HA UN ARTEFICE PRINCIPE: FABIO LIVERANI

LA VITTORIA CONTRO IL TORINO HA UN ARTEFICE PRINCIPE: FABIO LIVERANI

I motivi tecnico-tattici per cui l’allenatore leccese ha portato alla vittoria la sua squadra.

Non sempre le scelte operate da Fabio Liverani mi hanno trovato d’accordo, ma il calcio è bello proprio perché ognuno può avere un suo punto di vista, rispettando sempre la professionalità degli addetti ai lavori. Ciò premesso devo convenire, con estremo piacere, che la vittoria ottenuta lunedì sera sul Torino di Mazzarri è da ascrivere prima di tutto all’ottimo lavoro svolto dall’allenatore che con scelte sorprendenti ai più ha sconvolto i piani dell’avversario. Il Torino, galvanizzato da due vittorie consecutive e desideroso di conquistare il primo posto in classifica pensava di fare un sol boccone del “povero” Lecce che arrivava all’Olimpico dopo due scoppole e senza aver segnato un gol in due partite. Invece? Beh Liverfani dopo aver cambiato gli esterni bassi, affidando loro il doppio compito di difendere ma soprattutto di assalire i rispettivi avversari il più alto possibile, ha messo in campo un trio d’attacco che non ha mai offerto punti di riferimento agli avversari, veri e propri marcantoni della fisicità, in più il tecnico leccese ha dato via libera, rispettando però alcuni ferrei canoni base, a quel furetto di Pipo Falco che a giusta ragione si è preso a fine gara sperticati complimenti da parte di tutti.

Le alchimie tattiche adottate da Liverani sono state capaci di rendere quasi inoffensivo il sistema di gioco dei torinisti che con cinque uomini a centrocampo contavano di allargare le maglie della difesa leccese. Invece Liverani ha creato una linea difensiva parallela alle fasce laterali mettendo a presidio della propria area, ma molto in alto rispetto ad essa, a destra il duo Rispoli-Majer ed a sinistra la coppia Calderoni-Tabanelli con Farias che arretrava rispetto ai compagni di prima linea per creare spazi a Falco che partendo da destra si accentrava per il tiro finale; proprio da un’incursione di Falco nasceva il primo gol.

A mio avviso, poi, Liverani si è superato quando, dopo aver subito il pareggio (calcio di rigore regalato) non faceva chiudere la squadra ma sostituendo due attaccanti con Mancosu e Babacar creava delle nuove soluzioni di gioco (grazie anche all’ingresso in campo di Shakhov) che hanno definitivamente inaridito le fonti di gioco dei padroni di casa. Il Torino ha spinto ma solo sulla forza emotiva della ricerca della vittoria ad ogni costo e nulla più. Il Lecce, invece, è cresciuto col passare dei minuti ed ha tremato solo in quel lasso di tempo trascorso da Giua a controllare al VAR se concedere o meno il rigore per fallo di Rispoli su Belotti.

Quando l’arbitro ha segnalato che non c’erano gli estremi per il penalty tutti abbiamo dato un sospiro di sollievo perché il Lecce aveva meritato il successo ed alla fine vittoria è stata. Un’altra pagina storica è stata scritta. Ora si deve guardare avanti.

Ernesto Luciani  

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