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L’AMBITO DI LECCE AVVIA L’ITER PER COSTITUIRE LA RETE TERRITORIALE ANTIVIOLENZA

L’AMBITO DI LECCE AVVIA L’ITER PER COSTITUIRE LA RETE TERRITORIALE ANTIVIOLENZA

L’AMBITO DI LECCE AVVIA L’ITER PER COSTITUIRE LA RETE TERRITORIALE ANTIVIOLENZA

Rinnovata la convenzione con il Cav Renata Fonte

Miglietta: “La rete ha lo scopo di ampliare servizi e strutture nell’interesse delle donne vittime di abusi”

Il Coordinamento Istituzionale dell’Ambito Territoriale Sociale di Lecce ha approvato, nella seduta di ieri, gli indirizzi per la costituzione della Rete Territoriale Antiviolenza che prevede il potenziamento e consolidamento operativo delle strutture e dei servizi di prevenzione e contrasto alla violenza. L’avviso di coprogettazione che sarà attivato, nel rispetto delle linee guida programmatiche, prevede la messa in rete di almeno 2 centri antiviolenza, 2 case rifugio ad alta protezione, una struttura che non preveda l’alta protezione e una struttura di accoglienza di secondo livello. Nel tavolo di co-progettazione saranno definite le procedure di accoglienza e di presa in carico delle donne e dei minori, stabiliti ruoli e funzioni di tutti i soggetti della Rete e adottati protocolli che disciplinino le modalità d’integrazione operativa con la ASL, le Forze dell’ordine, le scuole e i Centri Antiviolenza. Obiettivi principali di tale indirizzo sono quelli di favorire una presa in carico socio-sanitaria-assistenziale e la messa in sicurezza della donna vittima di violenza e dei suoi figli minori attraverso percorsi che garantiscano la continuità e l’integrazione degli interventi tra i diversi organismi deputati a intervenire.

Nella stessa seduta si è provveduto anche a formalizzare l’adesione al programma antiviolenza presentato dal Centro Antiviolenza “Renata Fonte”, nonostante lo stesso sia stato inoltrato il 16 novembre 2021, tardivamente e fuori termine rispetto alle scadenze previste dall’Avviso regionale, poichè si riconosce il valore del centro operante nel territorio di riferimento dell’Ambito. Con lo stesso atto il Coordinamento ha deliberato il rinnovo della convenzione per il biennio 2022-2023 con il Centro antiviolenza “Renata Fonte” per un valore annuale di  20.000 euro stabilendo comunque, quale condizione inderogabile e atto necessario a procedere con la sottoscrizione della Convenzione, l’acquisizione di formale adesione alla  rete territoriale antiviolenza, che è in fase di costituzione, da parte dell’Associazione “Donne Insieme” che gestisce il Cav “Renata Fonte”.

Il coordinamento ha, tra gli altri adempimenti, demandato alla Referente del Servizio Contrasto alla Violenza e all’Equipe Abuso e Maltrattamento l’individuazione delle azioni e degli interventi da realizzare con il programma, da definire in condivisione con le referenti del Centro Antiviolenza “Renata Fonte” come previsto dall’Avviso Regionale.

«Il Comune di Lecce – dichiara l’assessora al Welfare del Comune di Lecce Silvia Miglietta – a smentita di quanto strumentalizzato e dichiarato nei giorni scorsi, non ha mai avuto intenzione di non rinnovare la convenzione con il Cav Renata Fonte. I provvedimenti sono adottati non dal singolo Comune, anche se capofila, ma da un organo collegiale che comprende 10 amministrazioni che operano nel rispetto di una programmazione zonale che risponde a linee di indirizzo adottate dalla Regione. La convenzione, quindi, sarà rinnovata per il prossimo biennio alle condizioni decise dal coordinamento con la conferma anche della sede che oggi ospita il centro Renata Fonte, messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Lecce. Siamo i primi a difendere l’operato del Centro attivo da 23 anni e a riconoscerne il ruolo avuto nell’aiutare donne e bambini in questo tempo. Ci rendiamo conto però che per la portata della problematica occorre necessarimente ampliare la rete dei servizi e delle strutture nel solo interesse di rafforzare i percorsi di tutela per le donne vittime di violenza e mettere a punto, con tutti i soggetti pubblici e privati convolti attività integrate di sostegno ancora più forti ed incisive volte anche all’autodeterminazione delle stesse donne».

 

 

 

 

 

 

 

 

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