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L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

IL MAPPAMONDO DEI LEGAMI di Daniela Carmen Mainardi

Sin dalle prime pagine “Il mappamondo dei legami” di Daniela Carmen Mainardi si presenta al lettore con la delicatezza e la capacità di distacco dalle angosce della vita che caratterizzerà i suoi protagonisti per tutto il romanzo. E’ vero che nella prima pagina Laura ha appena lasciato il fidanzato Mark e mentre guida allontanandosi dalla casa dove hanno vissuto insieme piange addolorata, tuttavia i suoi occhi garbatamente velati dalle lacrime si lasciano presto conquistare dalla pace del paesaggio che sfila fuori dal finestrino: la calma imperturbabile del fiume che scorre lento nella campagna rivestita dai brillanti colori dell’autunno e infine il mare, con le sue onde placide dal suono confortante finiscono per rasserenarla, dandole la consapevolezza che, come sempre, ce l’avrebbe fatta.

Questa compostezza discreta e fondamentalmente armoniosa, continuamente rispecchiata dalle caratteristiche di paesaggi spettacolari nelle diverse stagioni, è la nota dominante della voce con cui l’autrice ha scelto di raccontare una storia potenzialmente molto dolorosa e drammatica, smorzando i toni e le emozioni dei vari protagonisti di questa vicenda, che mai si lasciano andare a un attacco d’ira, a una crisi irrefrenabile di pianto, a un commento acido, a una reazione a caldo tanto meschina quanto umana. Il risultato è che i personaggi sono poco caratterizzati in quanto tutti sono in qualche modo simili: sensibili e intelligenti, straordinariamente capaci di reagire al dolore con raffinata capacità di autocontrollo, di comprendere le ragioni degli altri anche quando mandano a rotoli la loro vita, di verbalizzare correttamente i loro sentimenti e di stemperare le angosce annegandole in una delle innumerevoli tazze di buon tè che, capitolo dopo capitolo, accompagnano il lettore alla scoperta di come la vita di Laura e quella di Harry, incrociatesi per caso, siano in realtà profondamente e incredibilmente legate.

Il risultato di tutto ciò è stato, almeno per quanto mi riguarda, il sentirmi poco coinvolta nella storia: le interazioni pacate e sempre positive tra i personaggi e i loro stessi dialoghi mi sono apparsi poco naturali, troppo controllati, sempre filtrati dall’incrollabile determinazione dell’autrice a trovare armonia, pace e amore anche là dove mi sarei aspettata di imbattermi in rabbia, risentimento, disperazione, senso di fallimento e solitudine.

Ci sono tre storie in questo romanzo, come annunciato nella quarta di copertina, ma sono storie che sembrano correre parallele senza mai arrivare ad intrecciarsi veramente; ogni personaggio persegue con garbato contegno il proprio progetto di vita senza interferire in quello degli altri, senza apportarvi volontariamente e scientemente alcun elemento di perturbazione o di novità, e solo un evento fortuito svelerà infine ai protagonisti ciò che al lettore era già stato fatto capire da tempo.

In sostanza ho avuto un po’ l’impressione di leggere una storia scritta un paio di secoli fa, quando l’esibizione di emozioni dolorose e di comportamenti scomposti e incontrollati era considerata sconveniente.

E’ agli amanti di questo modo di raccontare che posso consigliare la lettura di questo singolare romanzo caratterizzato peraltro da una scrittura corretta e scorrevole, la cui conclusione lascia a mio avviso alcune linee narrative inesplorate e diversi nodi irrisolti, forse a ulteriore riprova del fatto che ciò che interessa davvero all’autrice non è tanto sviluppare l’intreccio in sé, quanto proporre una visione della vita e del destino che misteriosamente ne tira le fila.

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