L’Angolo dedicato al libro
NINFA DORMIENTE di Ilaria Tuti
“L’assassino la stava leggendo. La stava conoscendo. Stava scendendo nel suo inferno”
Nella lettura di un libro ci immergiamo e ci perdiamo tra le parole scelte e studiate in modo accorto e astuto dall’autore. E’ come se con la mente percorressimo un lungo viale, dove le luci e le ombre della nostra vita sbiadissero, per raggiungere il mondo che lo scrittore vuole raccontarci.
Ilaria Tuti ci abbraccia e ci conduce nel suo viale, nella sua storia, come sempre affascinante, travolgente, che colpisce e lascia una traccia evidente nella nostra mente. L’autrice, come nei suoi precedenti libri, anche in “Ninfa dormiente”, ci racconta di Teresa Battaglia, ci fa entrare in una oscura indagine, ma soprattutto ci parla di tradizioni e di cultura.
“Quel disegno era l’eredità di un enigma, un richiamo dal passato a non tradire la memoria”
“Ninfa dormiente” è romanzo perfetto nella struttura e nella scrittura. Un libro dal ritmo non eccessivo, che a volte si prende delle pause per farci ammirare le bellezze dell’ambiente descritto e per permetterci di conoscere i personaggi che ruotano attorno a Teresa con le loro storie, il loro passato e le loro tradizioni. Per questo Ilaria Tuti si è rivelata un’autrice dalla scrittura rispettosa della memoria e del ricordo. Ma si ritrova anche la voce dell’autrice nelle pagine fitte e intense di questo romanzo, che vengono lette con passione, quasi con prepotenza, perché è un libro che assorbe le energie del lettore.
Il buio di Teresa Battaglia è in primo piano e il lettore vive appieno i suoi pensieri, la sua rabbia e la sua paura. Ma la lettura si arricchisce anche di tutte le altre storie e soprattutto di quella che accompagna il lettore dalla prima pagina. Una storia di un silenzio del passato, che ancora oggi si ha timore di raccontare.
Interessante è anche il ruolo preciso e determinato degli altri protagonisti, che sono perfettamente presenti nella trama rendendola intrigante e suggestiva.
Un alone di suspense macchia l’intero libro, ma lo fa con garbo, quasi con gentilezza, lasciando spazio alla memoria e alla tradizione.