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L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

 “I MISERABILI” di Victor Hugo

Vi segnaliamo il capolavoro di Victor Hugo, “I Miserabili”, un libro molto profondo la cui lettura vi lascerà, sicuramente, un segno.

Il libro narra la storia di Jean Valjean e della sua vita di “redenzione”, sullo sfondo della Francia post-rivoluzionaria.
Vi riportiamo un brano in cui l’autore descrive in modo mirabile la disperazione di un uomo che ha un incontro (non molto felice) con le sabbie mobili: «Capita talvolta, su certe coste della Bretagna o della Scozia, che un uomo, un viaggiatore o un pescatore, camminando alla bassa marea sopra il greto sabbioso, lontano dalla riva, si accorga all’improvviso che da parecchi minuti egli stenta a camminare. La spiaggia, sotto i suoi piedi, sembra pece; la suola vi si appiccica. Non è più sabbia, è vischio. Il greto è perfettamente asciutto; ma, ad ogni passo che si muove, non appena s’è alzato il piede, l’impronta da esso lasciata si riempie d’acqua. L’occhio, del resto, non s’è accorto di nessun cambiamento; l’immensa spiaggia è unita e tranquilla, tutta la sabbia ha lo stesso aspetto e nulla distingue il suolo solido da quello che non lo è più e la gioconda nuvoletta degli insetti marini continua a saltellare coprendo alla rinfusa i piedi del viandante. L’uomo continua la sua strada, va innanzi e si dirige verso terra, cercando di avvicinarsi alla costa. Non è inquieto; e di che lo sarebbe? Solo, sente qualche cosa, come se la pesantezza dei suoi piedi crescesse ad ogni passo: ad un tratto, si guarda i piedi: sono scomparsi e la sabbia li copre. Ritira i piedi dalla sabbia, vuol tornare sui suoi passi e torna indietro; ma sprofonda ancor di più. La sabbia gli arriva alla caviglia e se egli se ne strappa e si butta a sinistra, la sabbia gli arriva a mezza gamba; se si butta a destra la sabbia gli giunge ai garretti. Allora riconosce con indicibile orrore d’essersi avventurato nella sabbia mobile e d’aver sotto di sé quel luogo spaventoso in cui l’uomo non può camminare più di quanto il pesce non possa nuotarvi: butta via il fardello, se ne ha uno, e s’alleggerisce come una nave in pericolo; ma non è più in tempo, perché la sabbia gli copre le ginocchia. Egli chiama, agita il capello o il fazzoletto, e la sabbia lo ghermisce sempre più».

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