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L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO 

L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO 

IL FIUME di Rumer Godden

Questa settimana consigliamo il romanzo della scrittrice inglese Rumer Godden (1907-1998), “Il fiume”: Harriet e la sua famiglia vivono in una casa coloniale, in India, vicino alle sponde di un fiume. Un caleidoscopio di colori e di odori impregna le giornate della piccola, il tempo è segnato dal lento scorrere del fiume e dal rumore cadenzato delle macchine di juta. Lo scorrere del Gange scandisce il tempo, il fiume diviene metafora di vita, spiega il bene e il male, la vita e la morte.

Dopo aver letto questo delicato ed intenso romanzo la sensazione è quella di aver visto un bel quadro impressionista. I colori, i profumi, le sensazioni impregnano le sue righe e incorniciano le vicende quotidiane rendendole poetiche.

“Il fiume” ha ispirato l’omonimo film del regista Jean Renoir, che definì il libro: “Un tributo all’India e alla giovinezza”. Di seguito un breve brano:

«Il fiume era nel Bengala, in India, ma per quel che serve a questo libro, a questi pensieri, sarebbe potuto essere benissimo un fiume in America, in Inghilterra, Francia, Nuova Zelanda o Timbuctù, per quanto, è ovvio, non ci siano fiumi a Timbuctù. Il suo odore sarebbe stato diverso; il cobra di Bogey sarebbe stato qualcos’altro e l’odore della gente che viveva presso il fiume sarebbe stato diverso.

E questo che fa una famiglia, l’odore, l’odore di famiglia, e nessuno al di fuori della famiglia, per amato e intimo che sia, può condividerlo. Tre persone avevano lo stesso odore della bambina che viveva in questo giardino, Harriet; erano suoi coetanei e consanguinei; una era Bea, gli altri Bogey e Victoria. Vivevano nella loro casa sulla riva del fiume, in uno stabilimento per la pressatura della juta, non lontano da una piccola città indiana, non erano state mandate via dai tropici perché c’era una guerra; questa guerra, l’ultima, qualsiasi guerra, non importa quale guerra.

E’ curioso che le prime declinazioni e coniugazioni di latino debbano essere di amore e di guerra:
Bellum, Bellum, Bellum, Belli, Bello, Bello
Amo, Amas, Amat, Amamus, Amatis, Amant
“Non riesco a impararle,” disse Harriet. “Aiutami, Bea. Prendiamone una alla volta e ripetiamola insieme ad alta voce.”

“Benissimo. Da quale vuoi iniziare?”

“Sarà meglio iniziare con l’amore,” disse Harriet.

Per il caldo avevano entrambe i capelli raccolti in un nodo sul capo, ma Bea portava un nastro rosso ciliegia;

l’effetto che aveva sulla sua acconciatura le dava un’aria di geisha, interessante e fascinosa. Bene, si era stabilito che dovessero imparare questo latino, e mentre lo studiava, le sue sopracciglia sembravano sottili punti interrogativi.

“Ti piace il latino, Bea?”

“No che non mi piace, ma se proprio devo impararlo,” disse Bea, “tanto vale farlo in fretta.” Alzò gli occhi verso Harriet. “Provi sempre a fermare il corso delle cose, Harriet, ma non puoi farlo.”

Ma Harriet, in segreto, era convinta di poterci riuscire.»

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