L’Angolo dedicato al libro Figlia della cenere di Ilaria Tuti
Figlia della cenere di Ilaria Tuti
“Figlia della cenere” è un romanzo intenso sul piano emotivo. Un thriller di emozione, di sensazioni da provare sulla pelle e nel cuore, dove prima del giudizio arriva la comprensione, dove le ossa si spezzano e si modellano per costruire nuove impalcature. Dove si muore per rinascere.
Ilaria Tuti porta al pubblico la sua protagonista più forte, amata, contrastante e alla quale si giura fedeltà: Teresa Battaglia, che dovrà combattere fuori e dentro di sé, in quest’opera che è inno alla verità e al dolore.
La scrittura è avvolgente, piena, uno scorrere vorticoso che viaggia su diversi piani temporali per svelare e per raccontare una storia fatta di storia, empaticamente forte.
“Figlia della cenere” trova completezza se letto dopo “Fiori sopra l’inferno” e “Ninfa dormiente”, per avere conoscenza perfetta dei protagonisti, dei legami e dell’evoluzione dei rapporti. Consiglio vivamente di non leggerlo così, da solo, per avere un’esperienza letteraria consapevole e profonda.
Questo è un romanzo che parla di violenza sulle donne, da coloro che dovrebbero amarle, sui bambini, da coloro che dovrebbero proteggerli, e delle conseguenze di tale violenza. Ci sono bambini che sopravvivono e si strutturano in grandi persone, ma ci sono i bambini che muoiono e quelli che muoiono dentro per rinascere mostri di ossa e pelle. Ci sono donne che si ricostruiscono e diventano fortezze, ma ci sono le donne che chiudono gli occhi per sempre e quelle che vagano spente, uccise nell’anima.
Quando si leggono i capitoli del passato di Teresa, quelli che si sa già come andranno a finire, si sente la voglia di agire, di fermare, parare, deviare i colpi che arriveranno. Fa male vedere la tosta Teresa abbattuta, vittima che va inesorabilmente e consapevolmente verso il baratro, incapace di difendersi perché vestita d’amore. C’è rabbia e partecipazione. Nel tempo presente si impara a conoscere un assassino, a vederlo con occhi diversi, a sospendere il giudizio per andare oltre. Che sia colpevole non ci sono dubbi, che sia pericoloso e che non smetterà mai si essere ciò che è diventato, è assodato. Guidati da Teresa facciamo un passo per accostarci, ed è ritmo, tensione, finanche strana accettazione.
“Figlia della cenere” è questo e tanto altro. Un ritmo magico e sconvolgente, dolce e amaro, perché le cose stanno cambiando e non potranno mutare in meglio. Tristezza, languore per quello che si sta perdendo, rosicchiato un pezzo alla volta, e amore vero che si stringe, per conservare, sostenere il bello e il buono che ancora c’è.
Con tutto ciò che ho detto si può ancora definire questo libro un thriller? Lo è di fondo, ma la pianta che sorge dalle radici di sangue è altro: stupenda, terribile, contorta e lineare. Da accudire con attenzione, impossibile da abbattere.
E il finale? E’ un punto, con un ma; è una chiusura, con un e se. C’è ancora da fare, da scoprire. Questo non è un addio Teresa, solo un attimo di pausa per ritornare da te.