L’Angolo dedicato al libro UNA FAVOLOSA EREDITÀ di Giuseppe Benassi
UNA FAVOLOSA EREDITÀ di Giuseppe Benassi
Una favolosa eredità” di Giuseppe Benassi rappresenta quello che, per me, è un buon libro nel genere “legal thriller all’italiana”, dosato nell’azione, nella comicità e nella tragedia (intesa come commedia umana), che scorre liscio come un buon bicchiere di Rosso di Montalcino e, pagina dopo pagina,non annoia mai.
Il protagonista, l’avvocato Borrani, è a suo modo un vero anticonformista nella vita privata e nel lavoro, che non si trincera dietro a nessuna convenzione sociale dei nostri tempi. Infatti non utilizza computer, cellulare o altre tecnologie, è fondamentalmente sarcastico, cinico, avaro, “vagamente omofobo” e dotato di una sottile vena di perfidia professionale. Una brutta persona? Non del tutto, possiede anche buone qualità: è perseverante, intelligente, non si sottrae dall’esprimere il suo punto di vista, cogliendo l’occasione per fare un’analisi lucida e a tratti spietata della nostra società e del sistema giudiziario, spesso approssimativo e gestito da amministratori mediocri.
La vicenda verte sulla contesa di una cospicua eredità insaporita da due omicidi e la mia impressione di fondo è che tutto il libro sia costruito con l’intento del divertissement, con qualche pennellata leggermente cochon.
Lo stile è fluido, scorrevole e incisivo, è un legal thriller dalla struttura interessante e insolita. Vi sono capitoli interi sulla vita e le abitudini sessuali di una delle vittime e aspirante erede che rende la narrazione meno incalzante, ma ugualmente coinvolgente grazie a uno stile che richiama “Il Vernacoliere”, periodico livornese di satira decisamente grottesca.
Niente brava gente per i lettori di questo romanzo. Bisogna accontentarsi di quello che passa l’Autore, figure di frustrati e depressi omosessuali sovrappeso, avvocati arrivisti, avidi funzionari statali, professionisti indolenti e presuntuosi, meschini usurai nonché domestici affezionati per interesse. E’ talmente tutto così miserrimo da risultare paradossalmente affascinante, così il lettore si lascia incantare da una narrazione che vede Livorno, Pisa e Firenze sullo sfondo a fare da testimoni mute e impotenti dell’intrecciarsi della vicenda.
Come per i romanzi veristi italiani, anche per “Una favolosa eredità” non c’è nessuna rivincita, nessun riscatto, nessun risarcimento né morale né sostanziale che porterebbe ad un finale “in gloria”. E sarebbe un giallo di una tristezza notevole se il genio compositivo di Benassi non lo trasformasse in qualcosa di assolutamente grottesco e a tratti satirico attraverso una scrittura affilata e aguzza che prende il lettore e non lo lascia fino all’ultima pagina.
E’ un romanzo tutto da scoprire, a suo modo denso di colpi di scena e di sorprese, vi sono intrecci che si annodano e si sciolgono, punti di vista che cambiano, e l’Autore pian piano che scava nell’animo umano, ne porta alla luce brandelli sepolti, nascosti, implacabile ed attento sezionatore delle menti e dei sentimenti. L’amore e la passione, l’odio, l’avidità e la perversione in genere vengono infatti sezionati ed analizzati da Benassi, che ne rivela aspetti inediti e sorprendenti, pone in luce particolari seminascosti che riescono ad insinuare un dubbio nel lettore su quanto sa di certe dinamiche. Benassi è attento narratore, preciso e meticoloso, dietro la sua scrittura si nota un fine progetto, un’architettura precisa ed armonica che sorregge un romanzo divertente (non comico), gradevole, di estrema attualità, e mai banale.