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LE DONNE NELLA STORIA: ADA LOVELACE

LE DONNE NELLA STORIA: ADA LOVELACE

Seconda ed ultima parte – prima parte pubblicata giovedì 12 marzo 2020

È spesso ricordata come la prima programmatrice al mondo.

Ada Lovelace incontrò e corrispose in molte occasioni con Charles Babbage. Rimase affascinata dall’universalità delle sue idee e, interessatasi al suo lavoro, iniziò a studiare i metodi di calcolo realizzabili con la macchina differenziale e la macchina analitica. Babbage fu colpito dall’intelligenza della Lovelace e dalla sua abilità: la soprannominò l’incantatrice dei numeri (The Enchantress of Numbers) e nel 1843 le scrisse: “«Dimentica questo mondo e tutti i suoi guai e, se è possibile, con tutti i suoi numerosissimi ciarlatani—ogni cosa insomma, tranne l’Incantatrice dei Numeri”.

Nel 1842 Charles Babbage fu invitato a tenere un seminario sulla sua macchina analitica al secondo Congresso degli scienziati italiani, che si teneva presso l’Università di Torino. Luigi Federico Menabrea, giovane ingegnere italiano e futuro primo ministro del Regno d’Italia, si dedicò successivamente a una descrizione del progetto di Babbage, che pubblicò col titolo Notions sur la machine analytique de Charles Babbage nell’ottobre del 1842 alla Bibliothèque Universelle di Ginevra. Babbage chiese ad Ada Lovelace di tradurre in inglese il saggio di Menabrea e di aggiungere eventuali note. Durante un periodo di nove mesi, tra il 1842 e il 1843, Ada si occupò di tradurre e commentare tale materiale, che in seguito fu pubblicato su The Ladies Diary e Scientific Memoirs di Taylor sotto le iniziali A.A.L.. Il lavoro della Byron fu talmente accurato che il testo di Menabrea si ampliò, dalle venti pagine originali, a circa cinquanta, in virtù delle note aggiunte dalla curatrice.

Ada Lovelace avviò una corrispondenza con Menabrea. Egli la spinse ad integrare nella pubblicazione le sue note; inoltre i due matematici si scambiarono idee e prospettive sulle future possibilità delle macchine analitiche. Nel suo articolo, pubblicato nel 1843, la Lovelace descriveva tale macchina come uno strumento programmabile e, con incredibile lungimiranza, prefigurava il concetto di intelligenza artificiale, spingendosi ad affermare che la macchina analitica sarebbe stata cruciale per il futuro della scienza, anche se non riteneva che la macchina potesse divenire pesante come gli esseri umani.

Nel 1953, più di cento anni dopo la sua morte, furono ripubblicate le note della Lovelace sulla macchina analitica di Babbage. La macchina è stata riconosciuta come un primo modello per il computer e gli appunti di Ada come una descrizione di un computer dotato di software. Le sue note furono identificate alfabeticamente dalla A alla G. Nella nota G, Ada descrive un algoritmo per la macchina analitica per calcolare i numeri di Bernoulli, che oggi viene generalmente riconosciuto come il primo programma informatico della storia, motivo per il quale è considerata da molti come la prima programmatrice della storia dei computer.

Babbage tuttavia non dava credito a significative influenze altrui in merito ai risultati da lui ottenuti, sia oralmente sia per iscritto, e i biografi dibattono l’estensione dei contributi originali di Ada; l’autrice Dorothy Stein, nel suo A Life and a Legacy, sostiene che i programmi furono scritti soprattutto da Babbage. In Passages from the Life of a Philosopher (1946) Babbage scrisse: “Io le suggerii di aggiungere delle note alla monografia di Menabrea, un’idea che immediatamente fu adottata. Noi discutemmo insieme alle varie illustrazioni che sarebbero state presentate: io ho contribuito molto anche se lei ha dato un suo determinante tocco personale. Così pure, era stato nel lavoro del programma per la macchina, volto a calcolare i numeri di Bernoulli, dove la Lovelace riuscì anche ad individuare un gravissimo errore compiuto da me.”

Ada però fu una delle poche persone a capire pienamente le idee di Babbage e, grazie a ciò, riuscirono a creare un programma per la macchina analitica. Vi sono, in effetti, degli indizi (monografia di Menabrea) dove probabilmente Ada suggerisce anche l’uso di schede perforate del Telaio Jacquard per la seconda macchina di Babbage. Successivamente Ada intraprese una corrispondenza anche con altri illustri scienziati, come Michael Faraday e John Herschel.

Ada Lovelace colpita da un cancro uterino, subì il controllo della madre, che tenne lontano da lei amici e confidenti. Dal 30 agosto del suo ultimo anno di vita perse il contatto con suo marito, dopo avergli confessato qualcosa che lo spinse ad abbandonarla: non è nota la natura di tale confidenza, ma si ipotizza che potesse trattarsi di adulterio.

Ada Lovelace morì il 27 novembre 1852, all’età di 36 anni, e fu seppellita accanto al padre nella chiesa di santa Maria Maddalena ad Hucknall (nel Nottinghamshire), dietro sua richiesta.

Ottavia Luciani

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