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LE DONNE NELLA STORIA: Beatrice Cenci

LE DONNE NELLA STORIA: Beatrice Cenci

BEATRICE CENCI

Tenuto conto della concomitanza della data di nascita della Donna da me prescelta con la giornata odierna dedicata alla lotta contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, oggi tratterò la vita di Beatrice Cenci.

È considerata un’eroina popolare romana, personaggio simbolo contro la violenza sulle donne, nata a Roma il 6 febbraio 1577 fu giustiziata sempre a Roma l’11 settembre 1599 a soli 22 anni accusata di aver ucciso, con la matrigna, il padre.

La Cenci è un personaggio simbolo contro le violenze compiute sulle donne.

Beatrice Cenci, figlia di Ersilia Santacroce e di Francesco, conte dissoluto e violento, fu una nobildonna romana accusata e poi giustiziata, per aver ucciso il padre, ed in seguito assurta al ruolo di eroina popolare. Dopo aver perso la mamma ancora bambina, a soli sette anni  Beatrice Cenci venne affidata alle monache francescane del Monastero di Santa Croce a Montecitorio insieme con la sorella Antonina. A quindici anni ritornò in famiglia, ma trovò un ambiente violento e complicato, con il padre che la insidiava e la seviziava continuamente.

Egli, sposatosi in seconde nozze con Lucrezia Petroni, dopo essere stato in carcere ed essendo pesantemente indebitato, allo scopo di impedire alla figlia di sposarsi, perché non voleva e non poteva pagarle la dote, per raggiungere il suo scopo arriva al punto di segregarla in un piccolo castello del Cicolano chiamato la Rocca, a Petrella Salto, nel Regno di Napoli.

Siamo il 1595 Beatrice Cenci iniziò a covare un risentimento esasperato nei confronti del padre, con l’aiuto dei domestici spedì alcune lettere ai familiari con cui chiedeva aiuto. Una di queste, però, giunse tra le mani del padre stesso, che per punirla la picchiò con violenza.

Quando, nel 1597, l’uomo si ritirò a Petrella malato di gotta e rogna e sommerso dai debiti, la vita di Beatrice peggiorò ulteriormente. Così, esasperata dagli abusi sessuali e dalle violenze di cui era vittima, decise di uccidere il padre con l’aiuto dei fratelli Bernardo e Giacomo, della matrigna Lucrezia, di un castellano e di un maniscalco.

I suoi tentativi, tuttavia, andarono a vuoto per due volte: nel primo caso il veleno somministrato all’uomo non ottenne l’effetto sperato, mentre nel secondo caso, un’imboscata messa in atto da briganti locali, fu solo un  fallimento. L’omicidio, alla fine, arrivò: stordito dall’oppio, il padre di Beatrice venne ripetutamente percosso con un mattarello e poi finito con un martello e un chiodo.

Per nascondere il delitto, i congiurati buttarono il corpo dell’uomo dalla balaustra: dopo le esequie il cadavere venne sepolto velocemente in una chiesa locale.

Beatrice Cenci e i suoi familiari tornarono a Roma, ma ben presto, tuttavia, sospetti e voci indussero le autorità a indagare sulla morte del conte. Il duca Marzio Colonna e il vicerè del Regno di Napoli Enrico di Gusman ordinano due inchieste; in seguito è addirittura Papa Clemente VIII a intervenire. Dopo aver riesumato la salma, due chirurghi stabiliscono che una caduta non poteva essere stata la causa della morte.

Così come gli altri congiurati, anche Beatrice, dopo avere negato, in un primo momento, di aver preso parte all’assassino, venne sottoposta alla tortura della corda.

Costretta ad ammettere l’omicidio: venne, quindi, rinchiusa nel carcere di Corte Savella insieme con la matrigna Lucrezia.

A processo, la ragazza venne difesa da Prospero Farinacci, uno dei più importanti avvocati dell’epoca, che accusò Francesco di avere stuprato la giovane. Il processo, tuttavia, non ebbe un esito favorevole, ed anche la richiesta di clemenza inoltrata al Papa venne rifiutata. Beatrice e Lucrezia, quindi, furono condannate alla decapitazione.

L’esecuzione fu eseguita in piazza di Castel Sant’Angelo la mattina dell’11 settembre del 1599, davanti a numerose persone (tra le quali Caravaggio, che rimase molto colpito dalla vicenda di Beatrice Cenci, e Orazio Gentileschi). La folla fu tanta che alcuni spettatori morirono nella calca, mentre altri caddero nel Tevere.  Beatrice e la matrigna vengono decapitate con una spada.

Il suo cadavere, come da esplicita sua richiesta, venne sepolto in un loculo sotto una lapide senza nome (così imposto dalla legge per i giustiziati a morte) davanti all’altare maggiore di San Pietro in Montorio.

La sua tomba fu profanata due secoli più tardi, durante l’occupazione dei soldati francesi nel corso della Prima Repubblica Romana: uno di essi aprirà la cassa della ragazza e preleverà il suo teschio.

La figura di Beatrice Cenci è divenuta, nel tempo, sempre più celebre, ricordata ancora oggi come una eroina popolare, personaggio simbolo contro le violenze compiute sulle donne.

Ottavia Luciani

 

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