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LE DONNE NELLA STORIA: CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOIOSO

LE DONNE NELLA STORIA: CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOIOSO

Seconda parte – segue da prima parte di sabato 26 ottobre 2019

Intanto Cristina cominciò a dedicarsi più da vicino alla causa italiana, specie nella spedizione in Savoia del febbraio 1831, come emerge da una lettera a Emilio Barbiano: «Parte dei fondi per questa spedizione vennero da me. Il mio nome sta sulle cambiali. Ricamai palesemente una bandiera  insomma mi condussi come una persona decisa a non riporsi sotto gli artigli austriaci».

Ridotta in miseria da un decreto emanato da Torresani che le confiscava tutti i beni (prima sotto sequestro), Cristina andò ad abitare in un appartamentino, in affitto. Dall’essere una principessa, al vivere in povertà, fu per Cristina come ricevere una seconda educazione, come scoprire cosa significasse essere una donna, oltre che un’aristocratica: “Ricca erede, cresciuta nelle costumanze dell’aristocrazia milanese, non conoscevo proprio nulla delle necessità della vita […] non potevo rendermi conto del valore di un pezzo di cinque franchi. […] Potevo dipingere, cantare, suonare il pianoforte, ma non avrei saputo far l’orlo a un fazzoletto, cuocere un uovo sodo od ordinare un pasto”. Per tornare ad essere la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso le sarebbe bastato tornare a Locate o a Milano, promettendo di star tranquilla e di non alzare troppa polvere, di fronte al dichiarato nemico Torresani, ma l’orgoglio patriottico e la disponibilità ad accettare la povertà l’aiutarono ad accettare il nuovo stato piuttosto che sottostare allo straniero. A Parigi frequentò

Mignet, assurto a fama di insigne storico grazie alla sua Storia della Rivoluzione francese del 1824, e suo tramite conobbe Adolphe Thiers e il vecchio generale La Fayette, l’eroe dei due mondi e delle tre rivoluzioni, suscitando in quest’ultimo una sorta di amore senile in cui la fiamma dell’amante e la tenerezza paterna si confondevano. La Fayette saliva quotidianamente fino al quinto piano dell’abitazione di Cristina, e insieme si divertivano a cucinare: «Riconoscendo da lontano il rumore del suo bastone, correvo ad aprirgli la porta e l’introducevo nella cucina. Là dentro, maldestri o esperti entrambi allo stesso modo nell’arte culinaria, tenevamo consiglio sul modo di preparare le vivande. […] Ne risultava una gara di cortesie, in cui finivamo col contenderci il manico della griglia e il posto al fornello».[27] Le premure dell’anziano generale, che oltre a visitarla le scriveva pressoché tutti i giorni, lusingavano Cristina, la quale non tralasciava intanto di cercare dei lavori che le consentissero di sopperire alla sua difficile situazione economica. Alexandre Bouchon, redattore del Constitutionnel  le offrì di collaborare per il giornale, proponendo a Cristina di scrivere articoli sulla questione italiana e di tradurne altri dall’inglese. Conoscendo la passione della principessa per l’arte e per il disegno (la Belgiojoso dipingeva nel contempo porcellane e dava ripetizioni di disegno), le chiese inoltre di fare il bozzetto di tutti i parlamentari francesi, firmandosi La Princesse ruinée (La principessa rovinata). Cristina, malgrado il parere contrario di La Fayette, accettò; ciò comportò un miglioramento delle condizioni economiche della principessa. Conferma di migliori disponibilità pecuniarie, propose al marito, che intendeva stabilirsi a Parigi, di condividere la nuova (e molto meno modesta) abitazione di rue d’Anjou, ancora nei pressi di Place de la Madeleine, fermo restando che «avremo due entrate separate ed i nostri appartamenti non hanno comunicazioni all’interno». La principessa non nascondeva una certa preoccupazione per le voci malevole che avrebbero frainteso il senso della convivenza, ma dimostra come il rapporto con il coniuge fosse rimasto buono, e come i due cercassero di aiutarsi a vicenda. Celebre, più delle altre, la caricatura del marchese di Floranges, nome d’arte di Jacques Boulenger. Lo scrittore fece un resoconto volutamente fallace dell’esperienza avuta nella dimora della donna (quello di Rue Neuve-Saint Honoré). Dopo aver ironizzato sul pallore e la magrezza di Cristina, la cui fama è oggi dovuta fondamentalmente alla tela di Henri Lehmann, Floranges si divertì a ritrarre le stanze della casa in uno stile da romanzo gotico, e concludeva aggiungendo ulteriori cattiverie gratuite, che possono essere prese come summa delle critiche che una parte della società parigina muoveva alla Belgiojoso: «Non contenta di cospirare, di essere bella, di saper suonare la chitarra, di difendersi con un pugnale, di dipingere ventagli e di far sapere a tutta Parigi che l’asma la stava perseguitando essa leggeva l’ebraico e scriveva un libro».Nessuna verità in tutto ciò, Cristina aveva ben altro per la testa: non sapeva l’ebraico e intraprese solo più avanti l’attività di scrittrice. Più corrispondente al vero il quadro disegnato da una spia austriaca che riportava la vita di Cristina come un’esistenza piuttosto ritirata, lontana dai teatri ma legata alle sedute della Camera, frequentate assiduamente, e un giro di amicizie alquanto ristretto. Le condizioni economiche di Cristina, migliorate grazie al proprio lavoro, migliorarono ancora grazie  a una misura austriaca del 1832, con cui si concedeva ai sudditi che non potessero tornare in patria, previo accordo con le ambasciate locali, la possibilità di rimanere all’estero. Cristina, a seguito dell’intervento di Poerio e Apponyi, chiese di beneficiare di tale provvedimento, ma Metternich accettò solo in parte le loro richieste, acconsentendo a girarle gli alimenti finché fossero persistiti i problemi di salute. Le pervenne, quindi, un accredito di 50.000 lire austriache a titolo di alimenti; ulteriore miglioramento ci fu con con l’ottenimento di un passaporto e poi con il dissequestro dei beni, con cui la principessa regolarizzava la permanenza parigina. Alcuni nuovi problemi, però, intervennero a turbare la tranquillità della nobildonna: l’astio di una parte degli immigrati italiani in Francia. Una spia austriaca ricordava: “non tutti le furono riconoscenti, forse nessuno”; il dissidio con Mazzini, di cui non approvava una politica che considerava avventata e cui rifiutò di sovvenzionare la seconda spedizione in Savoia, fu sicuramente alla base di una parte delle discriminazioni subite da Cristina. Lo stesso Mazzini la accusòdi essere “al meglio con l’Austria”. Infine, l’invidia di alcune dame italiane che non godevano a Parigi della stessa fama, come la marchesa Margherita di Collegno.

Ottavia Luciani

Fine seconda parte – ultima parte sarà pubblicata mercoledì 6 N0vembre 2019

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